BIS: la complessità dei mercati crypto rende più difficile misurare l’attività economica
La Bank for International Settlements (BIS) ha pubblicato il Working Paper No. 1377, intitolato “Hidden by complexity? Measuring stablecoin, crypto and decentralised finance ecosystems”, dedicato alle difficoltà metodologiche nella misurazione dell’attività economica e finanziaria degli ecosistemi basati su blockchain.
Lo studio analizza i dati relativi a Bitcoin, Ethereum e Tron e mostra come le metriche comunemente utilizzate per quantificare l’attività in ambito crypto e DeFi possano variare significativamente in funzione dei criteri adottati per trattare i dati on-chain.
Nel caso di Bitcoin, le stime del valore delle transazioni possono differire fino a sei volte a seconda della metodologia utilizzata. La principale criticità deriva dalla struttura UTXO (Unspent Transaction Output), che rende necessario distinguere i trasferimenti economicamente rilevanti dai movimenti di valore che rappresentano, ad esempio, il resto restituito al mittente.
Anche l’analisi di Ethereum presenta rilevanti difficoltà. La proliferazione di smart contract e la possibilità di eseguire più operazioni attraverso una singola transazione rendono complessa l’individuazione dell’effettiva finalità economica delle attività registrate sulla blockchain.
La BIS ha classificato circa 13 milioni di contratti attivi, inclusi circa 1,4 milioni di token, evidenziando al contempo la presenza di un numero molto elevato di contratti la cui funzione economica non risulta immediatamente identificabile.
Un ulteriore profilo riguarda le stablecoin. La ricerca mostra che la medesima stablecoin può svolgere funzioni differenti a seconda della blockchain utilizzata. Nel caso di USDT, l’attività su Ethereum risulta maggiormente associata alle interazioni con smart contract, incluse attività DeFi, mentre su Tron la stablecoin appare più frequentemente detenuta al di fuori degli smart contract, in coerenza con un utilizzo maggiormente connesso alle transazioni e alla funzione di riserva di valore.
Secondo la BIS, questi elementi dimostrano che la disponibilità pubblica dei dati blockchain non equivale automaticamente alla loro immediata interpretabilità economica. Le metriche on-chain devono pertanto essere considerate come approssimazioni soggette a margini di incertezza, e non come misure dirette e univoche dell’attività economica.
Lo studio propone, di conseguenza, metodologie fondate su stime delimitate dai dati disponibili, assunzioni esplicite, classificazioni tecniche e disaggregazione delle informazioni. L’obiettivo è migliorare la corrispondenza tra l’esecuzione tecnica delle operazioni sulla blockchain e il loro effettivo significato economico.
La ricerca assume particolare rilievo anche sul piano della vigilanza finanziaria. La corretta interpretazione dei dati relativi a cripto-attività, stablecoin e DeFi costituisce infatti un presupposto per una valutazione coerente delle dimensioni e delle dinamiche di questi mercati.
La BIS evidenzia quindi la necessità di adottare criteri di misurazione trasparenti e metodologicamente robusti, evitando che indicatori costruiti su dati tecnici complessi siano interpretati come rappresentazioni precise dell’attività economica sottostante.