ISSN 2784-9635

Criminalità organizzata nel Lazio: Roma capitale del riciclaggio

Anna Bruna Barbera - 09/11/2022

Criminalità organizzata nel Lazio: Roma capitale del riciclaggio

A proposito dei Rapporti 2022 sulle mafie

Proprio in un periodo in cui l’aggressione della criminalità organizzata nei territori italiani appare più incalzante, sono stati pubblicati due Rapporti Mafie nel Lazio, il VI e il VII, relativi agli anni 2020, 2021 e al primo semestre 2022, curati dall’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza e la Legalità e basati sui dati raccolti dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), sui dati emersi dalla consultazione e dal monitoraggio degli innumerevoli atti giudiziari e dei vari documenti istituzionali pubblicati sul fenomeno mafioso nella Regione Lazio[1].

Quanto emerge dai rapporti è un modello imprenditoriale – criminale, radicato in tutta la regione Lazio, che controlla i territori, si occupa del riciclaggio di denaro, di usura e svolge prevalentemente attività di narcotraffico, con il controllo di innumerevoli piazze di spaccio.

Si tratta di vere e proprie aziende evolute, caratterizzate da una compatta rete che garantisce stipendi ed assistenza legale ai propri lavoratori.

Sono gruppi che coabitano e coesistono, si dividono i territori e, talvolta, collaborano: da una parte le cc.dd. Mafie tradizionali, dall’altra i gruppi romani autoctoni che in comune hanno la costante tessitura di una rete di relazioni sociali, finalizzata a contaminare e ad inquinare il sistema economico dei territori.

Tra l’altro, la presenza dei gruppi autoctoni è oramai accertata anche da sentenze definitive relative alle Mafie locali di Ostia che sono, in certi termini, l’ago della bilancia della criminalità organizzata a Roma, poiché il litorale romano possiede naturalmente uno dei tesori più preziosi per chi svolge attività criminale organizzata: il mare. Dunque, le famiglie Fasciani e Spada hanno già sancito il carattere criminale dei clan che hanno controllato la vita sociale ed economica dei cittadini del territorio ostiense.

È chiaro che il fatto che Roma sia la capitale del Paese – crocevia di interessi politici, economici ed amministrativi – nonché la vasta estensione del territorio, che favorisce la mimetizzazione degli investimenti, sono elementi che attraggono tali organizzazioni ed i loro capitali illeciti, favorendone l’infiltrazione nell’economia legale della città.

Il Rapporto, dopo un’attenta analisi della, oramai risalente nel tempo, presenza di famiglie di Cosa Nostra, delle cosche dell’Ndrangheta e dei clan di derivazione camorristica nella città di Roma, nonché delle relative principali inchieste e processi, volge lo sguardo a singole e precise realtà della criminalità organizzata che, con il metodo mafioso, si sono adoperate per la spartizione delle attività imprenditoriali. In particolare, l’attenzione del Rapporto si rivolge alla già menzionata mafia del litorale romano, alle più mediatiche tra le mafie di Roma, quelle dei Casamonica e dei Senese, proseguendo poi ad analizzare la situazione dei quartieri di Primavalle e Casalotti, ove operano alcune narcomafie autoctone come le famiglie Gambacurta, Sgambati e la famiglia Sterlicchio.

Più nel dettaglio, i Casamonica – arrivati a Roma intorno al 1939 e stabilizzatisi nella periferia sud-est della città – sono un clan di origine nomade, formato da un considerevole numero di individui legati tra loro da vincoli parentali, tutti discendenti da antenati comuni ed operativi in diversi settori criminali, primo fra tutti il traffico di sostanze stupefacenti, dediti altresì alle intestazioni fittizie di beni ed attività commerciali, caratterizzati da un’importante disponibilità di armi e dalla commissione di gravi reati come l’estorsione e l’usura. Siffatte famiglie agiscono con metodo mafioso al fine di imporre e fortificare il proprio dominio in vari quartieri, quali la Romanina, Porta Furba, Tuscolana, il Quadraro, il Mandrione (parte retrostante Porta Furba); poi, anche Frascati e Vermicino, ossia la Tuscolana Vecchia, dove ci sono insediati altri nuclei, fra cui precisamente Spada Alizzio e Casamonica Celeste, detta Paparella.

Inoltre, i Rapporti, dedicano un dettagliato focus ai sistemi criminali del sud del Lazio, definito come il tradizionale feudo della criminalità organizzata di Napoli e Caserta. Caratteristica dei sistemi criminali della città di Latina è la vigorosa connessione della criminalità organizzata di stampo mafioso con la borghesia criminale locale. Difatti, come spesso accade, si tratta di un’influenza di reciproca condivisione che detti gruppi esercitano l’uno sull’altro. Tra l’altro – mentre alcuni recenti elementi investigativi segnalano la presenza nelle province di Roma e di Latina di sodalizi criminali autoctoni e particolarmente organizzati, nonché di varie filiali di organizzazioni siciliane, calabresi e campane – nella provincia di Frosinone sembrerebbe essere decisamente prevalente la presenza di gruppi di origine camorristica[2].

Invero, nel meridione del Lazio sono state costituite, dalle camorre, numerose basi operative, stabilizzando un potente intreccio di rapporti con parti della classe dirigente pontina e importanti imprenditori.

Ancora, spostandosi verso la provincia di Viterbo, troviamo il dominio di organizzazioni locali, promosse e gestite da ’ndranghetisti, che vedono la collaborazione di soggetti italiani ed albanesi.

I numeri e le statistiche riportati dal Rapporto sono significativi. Nel 2021, sono stati sequestrati nel Lazio, 7.180,23 chili di sostanze stupefacenti, tra cui oltre 13.000 piante di cannabis, 3.584,76 chili di marijuana, 519 chili di cocaina e 140 chili di eroina, quasi 8.000 dosi di droghe sintetiche. I Rapporti precisano, inoltre, che nella filiera sono state arrestate 3.579 persone.

Nel triennio 2019-2021, nel Lazio, ci sono state 544 persone indagate per associazione di tipo mafioso ex art. 416-bis c.p.; 1992 soggetti indagati per reati aggravati ex art. 416 bis 1 c.p.; 5945 persone indagate per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope ex art. 74, DPR n. 309/1990 e, infine, sono 1537 gli indagati per corruzione.

Le interdittive antimafia nel 2021 sono state 13 e nel 2020 sono state 25. Le operazioni finanziarie sospette sono passate da essere 14.329 nel 2020 a 17.236 nel 2021, numeri che eleggono Roma come capitale del riciclaggio. Sono, infine, state confiscati e sequestri 5.200 immobili e 1.040 aziende.

I numeri sono chiari e parlano da soli ed è indubbio che la situazione pandemica e la crisi sanitaria derivante dalla diffusione del virus Sars-CoV-19 ha permesso alla criminalità organizzata, a causa dello spaventoso impatto economico e sociale, di crearsi nuove opportunità e nuovi spazi all’interno di comunità fortemente indebolite e impoverite.

Di seguito è consultabile il documento: Rapporto Mafie nel Lazio 2022

[1] Consultabile in https://www.regione.lazio.it/.

[2] Sul punto, v. Relazione DIA al Parlamento – I Semestre 2021.