FATF: l’hawala e i sistemi bancari informali sempre più utilizzati per il riciclaggio professionale
Il Financial Action Task Force (FATF) ha pubblicato il rapporto Investigating Professional Money Laundering, Underground Banking, and the Use of Hawala and Other Similar Service Providers, dedicato al ruolo assunto dai sistemi di underground banking, dall’hawala e dagli altri Hawala and Other Similar Service Providers (HOSSPs) nei fenomeni di riciclaggio professionale.
Il rapporto, elaborato sulla base di evidenze provenienti da oltre 50 giurisdizioni della rete globale FATF, rileva che tali sistemi costituiscono un canale rilevante per la movimentazione di fondi di provenienza illecita. Oltre l’80% delle giurisdizioni partecipanti li individua tra i principali canali o tecniche utilizzati dai riciclatori professionali.
In alcuni casi esaminati, attraverso schemi basati sull’underground banking e sull’hawala sono stati riciclati oltre 500 milioni di euro nell’arco di pochi mesi. Il FATF sottolinea che gli HOSSPs possono svolgere anche una funzione legittima, in particolare nell’ambito delle rimesse e del trasferimento di valore. La loro operatività presenta, tuttavia, specifiche vulnerabilità sotto il profilo della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
I sistemi informali possono infatti operare al di fuori del settore finanziario regolamentato oppure interagire con esso attraverso modalità difficilmente individuabili. La natura decentralizzata delle reti e l’impiego di meccanismi di regolamento basati su contante, commercio o compensazione possono rendere più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.
Il rapporto evidenzia inoltre un processo di crescente professionalizzazione dell’attività di riciclaggio. Le reti criminali sono sempre più strutturate secondo modelli organizzativi assimilabili a vere e proprie imprese. Alcuni operatori offrono servizi transfrontalieri di money laundering as a service, movimentando ingenti volumi di valore con modalità rapide e commissioni competitive.
Il fenomeno non riguarda più esclusivamente il riciclaggio di proventi derivanti da attività tradizionalmente associate alla criminalità organizzata. I sistemi analizzati risultano utilizzati anche per occultare proventi da frodi, cybercrime, finanziamento del terrorismo, gioco d’azzardo illegale e altre forme di criminalità transnazionale.
Particolare attenzione è riservata all’integrazione tra i circuiti informali e il sistema finanziario formale. I riciclatori professionali possono utilizzare conti bancari, piattaforme fintech, prestatori di servizi di pagamento, virtual IBAN, carte prepagate e portafogli di asset virtuali come punti di ingresso o di uscita dei fondi. Tale interconnessione consente di sfruttare eventuali lacune nei sistemi di controllo e rende necessario un approccio investigativo e di vigilanza capace di considerare l’intero percorso finanziario dell’operazione.
Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla digitalizzazione dell’hawala. Quasi il 70% delle giurisdizioni che hanno partecipato all’analisi ha rilevato l’integrazione di nuove tecnologie nei sistemi oggetto di studio. Le reti utilizzano applicazioni di messaggistica criptata, strumenti digitali, portafogli di asset virtuali e, in alcuni casi, applicazioni sviluppate specificamente per la gestione delle operazioni hawala.
Secondo il FATF, tali innovazioni possono aumentare la rapidità delle operazioni, ampliare la portata geografica delle reti e rafforzarne la capacità di occultamento.
Alla luce di tali evidenze, il FATF richiama le autorità competenti alla necessità di rafforzare le capacità di individuazione, investigazione, perseguimento e interruzione delle infrastrutture finanziarie utilizzate dai riciclatori professionali.
Il rapporto individua inoltre nella chiarezza del quadro giuridico, nella cooperazione tra autorità nazionali, nello scambio di informazioni tra settore pubblico e privato e nella cooperazione internazionale elementi essenziali per una risposta efficace. L’obiettivo è contrastare l’utilizzo criminale dei sistemi di trasferimento informale senza compromettere le legittime esigenze di inclusione finanziaria e di accesso ai servizi di trasferimento di valore.