ISSN 2784-9635

Un’interpretazione estentiva del concetto di titolare effettivo

Arianna Marchi - 07/11/2022

A proposito della Circolare Trust dell’Agenzia delle Entrate 34/E del 20 ottobre 2022

Il trust prevede un trasferimento di un bene da parte di un soggetto detenente ad un’altra entità, denominata trustee, il quale dovrà gestire tale risorsa per uno scopo specifico. Si riscontrano diversi utilizzi dell’istituto che si differenziano per le finalità perseguite; si pensi ad esempio al trust di scopo, istituito per il perseguimento di uno specifico e determinato fine individuato dal disponente (affare, attività, ecc.); al trust familiare, istituito con finalità di assistenza o in vista della successione; al trust Dopo di Noi, istituito a favore dei soggetti con disabilità gravi nel rispetto dei requisiti previsti dalla Legge 22 giugno 2016, n. 112 (c.d. Legge Dopo di Noi); al trust di garanzia, istituito per tutelare l’interesse di uno o più creditori del disponente; al trust liquidatorio, istituito per realizzare la liquidazione dell’attivo dei beni del disponente.

Sul tema, l’Agenzia delle Entrate ha emanato la Circolare 34/E, in data 20 ottobre 2022, concentrando l’attenzione su un’interpretazione ampia del concetto di titolare effettivo. Vengono fornite approfondite spiegazioni sulla disciplina del trust tax attraverso la direzione della giurisprudenza di legittimità. La Circolare de qua tiene conto, altresì, del Decreto Legislativo 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modificazioni dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157, il quale è stato un importante cambiamento relativo alla tassazione in termini di imposte dirette ed indirette. In particolare, sul piano normativo, il decreto ha modificato la disciplina, ai fini della imposizione sui redditi, relativa alle attribuzioni a favore di soggetti residenti in Italia, provenienti da trust stabiliti in giurisdizioni che, con riferimento al trattamento dei trust, si considerano a fiscalità privilegiata.

Per effetto della disciplina del monitoraggio fiscale di cui al Decreto Legge 28 giugno 1990, n. 167, le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate devono compilare La dichiarazione dei redditi italiana richiede ai contribuenti di segnalare eventuali operazioni finanziarie al di fuori dell’Italia ed investimenti internazionali. Questa è la parte R, nota anche come RW, che deve essere completata da qualsiasi azienda, entità non commerciale o individuo. sono tenuti a compilare il quadro RW della propria dichiarazione dei redditi per indicare gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia. Tale adempimento deve essere effettuato non soltanto dal possessore diretto delle attività di natura finanziaria all’estero, ma anche dai soggetti che, ai sensi della normativa antiriciclaggio, risultino essere i titolari effettivi dei predetti beni.

La disciplina del monitoraggio fiscale è stata oggetto di modifica da parte del Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 9035. Per effetto di tale modifica, dal periodo d’imposta 2017, sono obbligati alla compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi, coloro che «siano titolari effettivi dell’investimento secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, lettera pp), e dall’articolo 20 del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e successive modificazioni»

Tale disposizione del decreto 231/2007 qualifica come titolare effettivo «la persona fisica o le persone fisiche, diverse dal cliente, nell’interesse della quale o delle quali, in ultima istanza, il rapporto continuativo è instaurato, la prestazione professionale è resa o l’operazione è eseguita».

Con riferimento all’individuazione dei criteri di determinazione della titolarità effettiva di clienti diversi dalle persone fisiche, l’articolo 20 del medesimo decreto non fa esplicito riferimento ai trust. Per i titolari effettivi diversi dalle persone fisiche si prevede che il titolare effettivo «coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente ovvero il relativo controllo».

Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che tale disposizione si applica anche ai trust e agli istituti aventi analogo contenuto, secondo un’interpretazione che tiene conto della ratio della riforma del 2017, come individuata nella Relazione illustrativa del D.Lgs. n. 90 del 2017, dalla quale risulta la volontà di colmare ogni lacuna possibile, attese «le difficoltà riscontrate in passato, in ordine all’esatta individuazione del titolare effettivo, generate dal vigente quadro normativo, non sufficientemente esaustivo».

A seguito di tali modifiche, la nuova definizione di titolare effettivo appare più ampia rispetto al passato, essendo venuti meno i previgenti riferimenti alle percentuali di attribuzione del patrimonio o al controllo pari o superiore al 25% dell’entità giuridica.

Inoltre, sono entrati, nell’ambito di applicazione del monitoraggio fiscale, soggetti, indicati come titolari effettivi, che, pur non disponendo direttamente del patrimonio o del reddito di entità quali i trust, sono coloro che in ultima istanza beneficiano delle attività dell’entità giuridica.