ISSN 2784-9635

Aggiornamento linee guida VASP-FATF

Eugenio Guardati - 10/11/2021

Il 28 ottobre 2021 il FATF ha pubblicato l’aggiornamento delle Linee guida per l’applicazione del risk-based approach ai virtual asset (VA) e ai prestatori di servizi in virtual asset (VASP).[1]

Già nell’ottobre 2018 il FATF aggiornava l’ambito applicativo della Raccomandazione 15 “Nuove tecnologie” ricomprendendovi anche i virtual assets service provider.

L’ecosistema criptovalutario, rispetto al lontano 2015 quando il FATF pubblicò la prima guida sulle virtual currency, ha mutato aspetto inglobando al suo interno tipologie di criptovalute ad anonimato rafforzato, mixer, tumblers e wallet cluster[2], piattaforme decentralizzate e altri tipi di prodotti e servizi che consentono di opacizzare origine e destinazione del flusso finanziario.

L’attuale versione della Raccomandazione 15 suggerisce ai Paesi membri di considerare i VASP soggetti obbligati ai sensi della normativa AML/CFT e di sottoporli a regimi di licenza/registrazione.

A giugno 2019 il FATF ha adottato alcune note interpretative alla Raccomandazione 15 per chiarire come, alla luce della neutralità tecnologica e del risk based approach, i VASP debbano implementare all’interno delle proprie strutture le misure di prevenzione, modulandone intensità e frequenza al variare del rischio associato, come la customer due diligence, l’identificazione del cliente, la raccolta di informazioni sull’origine dei fondi e la finalità dell’operazione, la verifica e la conservazione dei dati raccolti, il monitoraggio e la segnalazione di operazioni sospette alle financial intelligence unit (FIU).

La Guida è rivolta alle Autorità di vigilanza e ai VASP ed è concepita per facilitare la comprensione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo associato alle attività in critpovalute, stablecoins (comprese le peer-to-peer transactions svincolate dai VASP e operazioni di conversione da e in fiat currency) e guidare gli attori dell’ecosistema nell’implementazione, in forma semplificata o rafforzata, dei controlli antiriciclaggio e della profilazione del cliente. Inoltre, vengono forniti alcuni esempi di indicatori di rischio con particolare riferimento a quei fattori che potrebbero offuscare le transazioni o impedire l’identificazione del cliente.

Dalle linee guida emerge:

-Applicazione di tutte le misure preventive previste dalle Raccomandazioni 10 -21

-Obblighi di CDD anche per transazioni occasionali oltre la soglia di 1000 usd/euro: Raccomandazione 10

-Obbligo di ottenere, conservare e trasmettere immediatamente e in forma sicura le informazioni sul disponente e beneficiario dell’operazione in criptovalute (cd. travel rule): Raccomandazione 16.

Stablecoins e rischio di riciclaggio:[3] la futura adozione di massa di stablecoins potrebbe avere un effetto espansivo sul rischio di riciclaggio. La possibilità di impiegare efficacemente i virtual assets a fini di riciclaggio è direttamente proporzionale alla loro diffusione come strumento di pagamento e riserva di valore, alla loro liquidità, volatilità e libera convertibilità in fiat currency.

peer to peer transaction: trattasi di operazioni in criptovalute che non transitano attraverso i VASP. Nessun soggetto obbligato esegue i controlli antiriciclaggio. È opportuno, quindi, che gli Stati membri incoraggino lo sviluppo di metodi e tecniche analitiche su blockchain idonee a rilevare comportamenti transazionali anomali e che potrebbero essere considerate quali necessarie “misure rafforzate” di due diligence a fronte di fattori di rischio o indici di comportamenti anomali.

 

[1] https://www.fatf-gafi.org/publications/fatfrecommendations/documents/guidance-rba-virtual-assets-2021.html

[2] Tecniche di anonimizzazione

[3]https://www.fatf-gafi.org/media/fatf/documents/recommendations/Virtual-Assets-FATF-Report-G20-So-Called-Stablecoins.pdf