ISSN 2784-9635

Analisi del crimine economico-finanziario

Fabio Giannini - 22/02/2021

Motivi economici sono spesso alle origini di comportamenti criminali orientati al profitto. Il comportamento criminale, a esclusione di quello provocato da disturbi della personalità o da spinte emotive irrazionali, obbedirebbe alla regola della razionalità. Il delinquente, cioè, sarebbe sensibile sia ai benefici che ai costi stimati del suo comportamento, e molti di questi appartengono all’area del rischio di punizione.

La teoria microeconomica può spiegare alcuni comportamenti criminali e aiutare a diminuirne la quantità contribuendo alla formazione di politiche che ne riducano i benefici e ne aumentino i costi. E questa una prima relazione tra economia e criminalità.

Una seconda relazione riguarda i veri e propri comportamenti criminali definiti “economici”. Se molti sono i comportamenti criminali orientati al profitto, non tutti possono essere definiti economici. Nella categoria di criminalità economica si comprendono, infatti, tutti quei comportamenti criminali che sono commessi da autori di elevata posizione sociale (criminalità dei colletti bianchi o white collar crime) all’interno di un’attività economica legittima, e con l’abuso della fiducia di terzi, vittime di questi comportamenti. Si tratta di reati che possono essere compiuti da professionisti o dai responsabili di imprese per accrescere in modo criminale i profitti di impresa (criminalità societaria o corporate crime o organizational crime), oppure dai responsabili o addetti di un’impresa contro di questa (criminalità occupazionale). Tutte definizioni concettuali che seguono le diverse evoluzioni dei rapporti economici dove la soglia tra lecito e illecito ha come criterio le norme giuridiche esistenti in un dato contesto di spazio e di tempo.

Una terza relazione tra economia e criminalità riguarda i collegamenti tra quest’ultima e i mercati. Economia e criminologia ci aiutano a capire le connessioni tra ciclo economico e criminalità, così come ci forniscono elementi per capire in che modo la criminalità distorce i diversi mercati, facendo affluire in essi una grande quantità di ricchezza che deve essere ripulita per non lasciare tracce identificabili (riciclaggio). Quando questa ricchezza viene investita nell’economia legittima essa altera le condizioni dei mercati (dei prodotti, del lavoro, dei capitali), facilitando le infiltrazioni dell’economia criminale in quella legittima. Fin dagli anni Sessanta del secolo scorso, la scienza economica ha prestato crescente attenzione al fenomeno della criminalità in generale e del crimine organizzato, in particolare.

La scienza economica, analizzando i comportamenti razionali, le varie condizioni di mercato in cui vengono offerti servizi e beni illegali (nella forma di monopolio, oligopolio o concorrenza) e gli effetti complessi delle attività illegali sulle economie locali, ha fornito la base su cui definire politiche di repressione delle attività criminali. Tuttavia, le organizzazioni criminali possono incidere positivamente sull’economia locale attraverso le decisioni di investimento, fornendo una domanda addizionale all’economia locale mediante il reimpiego dei fondi illeciti riciclati e non. Ovviamente il risultato netto potrà essere positivo per l’economia locale solo se la domanda addizionale di consumo e investimenti è maggiore della quota di ricchezza locale sottratta attraverso il racket. É soprattutto attraverso questo ruolo nell’economia locale, in aree depresse e sottosviluppate, che il crimine organizzato può raccogliere consenso e minacciare la convivenza democratica.