ISSN 2784-9635

Ascesa del cryptojacking: Rapporto Clusit 2020 denuncia

Marta Patacchiola - 24/03/2020

Crescita esponenziale del fenomeno del cryptojacking negli ultimi due anni. Il termine si riferisce all’installazione, da parte di cyber criminali, di malware per il mining di criptomoneta, che sfrutta potenza di calcolo e energia elettrica della vittima, senza che quest’ultima se ne accorga. Questo uno degli aspetti che emergono dall’ultimo Rapporto Clusit 2020, sulla sicurezza ICT in Italia.
L’IBM X-Force Threat Intelligence Index 2019 ha registrato una crescita degli attacchi di questo tipo del 450% nel corso di tutto il 2018, con un trend che si presume simile nel 2019. A differenza del ransonware – che consiste, lo ricordiamo, nell’infiltrazione del criminale nella macchina della vittima, per ottenerne un riscatto (ransom) affinchè possa riaccedere ai propri dati -, nel criptojacking invece il computer o smartphone del “colpito” lavora per il gruppo cyber criminale, 24h su 24h, producendo un flusso continuo di criptovaluta. Questa attività illegale, infatti, sfrutta le risorse informatiche altrui per l’attività di mining. Vista la necessità sempre più elevata di potenza di calcolo per la generazione di valute virtuali, gli aggressori devono “infiltrarsi” in un gran numero di processori per generare nuove unità “monetarie” virtuali.
Per ulteriori dettagli sugli attacchi cyber in Italia si rinvia al Rapporto_Clusit_2020.