ISSN 2784-9635

Autoriciclaggio: è sufficiente Il bonifico di danaro verso i conti correnti di una società

Andrea Alfonso Stigliano - 12/01/2021
La Suprema Corte, con la sentenza 37932/20 depositata lo scorso 31 dicembre, torna ad analizzare gli elementi costitutivi del reato di autoriciclaggio.
Nel caso oggetto di analisi, i ricorrenti ed altri indagati avevano costituito una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati fiscali il cui provento era investito in società estere, servendosi anche di prestanome. Dopo il bonifico dei proventi del reato sui conti correnti di dette società, gli imputati si recavano presso un istituto di credito e prelevavano ingenti somme di danaro e rientravano in Italia con il contante così ripulito.
Ad avviso della Corte, nell’indicare le attività verso le quali si dirige il reimpiego di cose di provenienza illecita, il legislatore ha volutamente utilizzato termini assai generici, che risultano limitati, in negativo, solo dalla “mera utilizzazione” o dal “godimento personale” di detti beni da parte dell’autore del reato presupposto, secondo quanto prevede l’eccezione di cui al comma 4 della medesima norma.
Nel novero delle attività finanziarie o comunque di rilevanza economica, deve annoverarsi anche la costituzione di un conto corrente bancario da parte di una società, poiché da questa operazione scaturiscono evidenti effetti economici per il contraente, sol che si consideri la percezione di interessi sulle somme depositate sul conto corrente.
Inoltre, essendo la società un soggetto giuridico diverso dalle persone fisiche che la compongono o la rappresentano, le attività economiche o finanziarie da essa svolte – in ipotesi anche la mera tenuta di conti correnti bancari con la gestione dei relativi utili – non potrebbero essere qualificate come “mera utilizzazione” o “godimento personale” del soggetto fisico autore del reato presupposto.
Sulla base di tali argomentazioni, il ricorso veniva rigettato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Approfondimenti: Cass. pen. 37932-2020