ISSN 2784-9635

Bankitalia: pubblicato il working papers sugli effetti della ndrangheta sull’economia reale

Antonio Arrotino - 28/02/2020

Ad ottobre è stato pubblicato da Banca d’Italia il working papers n. 1235, avente ad oggetto “Gli effetti della ‘ndrangheta sull’economia reale: evidenze a livello di impresa”, curato dai ricercatori Litterio Mirenda, Sauro Mocetti e Lucia Rizzica.

Incrociando tre banche dati è stato creato un modello che ripercorre le attività ‘ndranghetiste nella parte centro-settentrionale del Paese. Si tratta del primo studio che cerca di ricostruire gli effetti di lungo termine determinati dalla criminalità organizzata sulla produzione dei territori in cui questa si infiltra, escludendo quelli di provenienza. Il workong papers è stato svolto partendo da tre tipologie di banche dati: il data service dei conti aziendali (Company Account Data Service), che contiene tutte le informazioni dei bilanci di tutte le società in Italia dal 2000 al 2016, i dati di Infocamere, cioè tutti i nomi e i codici fiscali di proprietari e direttori delle aziende italiane, e il report sulla presenza della criminalità organizzata al Centro Nord che indica quali clan mafiosi sono stati trovati, negli anni, a svolgere business in quelle aree. Questi livelli di banche dati sono stati combinati per tracciare un modello (binary proxy) delle infiltrazioni ‘ndranghetiste. Combinando i dati su proprietà e governance con informazioni giudiziarie e investigative sulle famiglie di ‘ndrangheta, gli studiosi hanno identificato le imprese del Centro nord i cui proprietari e manager condividono cognome e area di origine tipici della ‘ndrangheta, “una misura della probabilità che l’impresa sia infiltrata”.

Dallo studio emerge che la ‘ndrangheta è più diffusa nel Nord-Ovest e principalmente opera in settori che dipendono maggiormente dalla domanda del settore pubblico e in quelli più inclini al riciclaggio di denaro.

Grazie a questo indicatore, si stima che gli effetti l’ingresso della criminalità organizzata tende ad aumentare in maniera significativo le entrate delle imprese “infiltrate”. Vi è anche un aumento del numero dei dipendenti, ma non anche degli investimenti. Emerge altresì che dette imprese hanno una maggiore probabilità di uscire dal mercato, anche se non è possibile distinguere se tale uscita sia volontaria o sia invece conseguenza dell’attività dell’autorità giudiziaria.

Lo stesso studio mostra che l’infiltrazione della ‘ndrangheta produce un forte e significativo effetto negativo sulla crescita economica locale nel lungo periodo.

Le organizzazioni criminali detengono una quota crescente di attività economica in molti paesi del mondo e stanno progressivamente espandendo le loro attività al di fuori delle loro aree di origine, penetrando mercati legittimi in zone senza tradizione di insediamenti mafiosi. Il documento in esame ha voluto proprio analizzare l’impatto dell’espansione della criminalità organizzata, soffermandosi sull’infiltrazione della ‘ndrangheta in azienda situate nel centro- nord Italia. In sintesi, i risultati mostrano che (a) la criminalità organizzata tende a infiltrarsi in imprese che attraversano periodi di difficoltà finanziaria e che operano in settori maggiormente legati alla domanda pubblica o più adatti al riciclaggio.Nel primo caso, il motivo principale di infiltrazione è massimizzare il profitto o estrarre una rendita, mentre nel secondo lo scopo è l’occultamento dei proventi di attività illecite.; (b) l’infiltrazione si associa a un significativo aumento del fatturato delle imprese interessate; (c) la diffusione della criminalità organizzata ha effetti negativi sulla crescita aggregata di lungo periodo. L’ingresso della mafia aumenta i ricavi delle aziende facendo crescere il numero di impiegati ma non gli investimenti: le imprese corrotte hanno una maggiore probabilità di uscire dal mercato, non è chiaro se per via volontaria o per decisioni di carattere giudiziario. Il peggio succede se la mafia si inserisce nel mercato per fare profitto e investimenti, falsando il gioco della concorrenza e costringendo i competitor a chiudere. Un dato è certo: la mafia non dà lavoro.