ISSN 2784-9635

Cessione di crediti fittizi: la difficile posizione del professionista

Michela Rustignoli - 21/12/2020

Come noto, in data 10 novembre 2020, la UIF ha rilasciato una nuova versione degli indicatori di anomalia in tema di operatività connessa con illeciti fiscali introducendo uno schema che riguarda il profilo oggettivo e soggettivo dell’attività di cessione di crediti fiscali fittizi e altri indebiti utilizzi di questi.

Le nuove linee guida rilasciate dalla UIF fanno riferimento a quei crediti che emergono da dichiarazioni fiscali nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria; ciò non significa però che si faccia riferimento solo alle principali imposte del nostro sistema tributario (IVA, IRPEF, IRES e IRAP) ma occorre tenere in considerazione tutti quei crediti d’imposta e agevolazioni fiscali che possono essere oggetto di cessione. In proposito si evidenzia che, in particolar modo nel corso del 2020, il legislatore ha introdotto nell’ordinamento numerose misure per far fronte alle difficoltà economiche conseguenti all’emergenza sanitaria che sono oggi molto diffuse, tra queste si ricordano ad esempio il credito d’imposta sui canoni di locazione, il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione o per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e l’eco/sismabonus al 110%.

I profili di interesse della criminalità alla cessione di crediti fiscali fittizi e altri indebiti utilizzi di questi si sostanziano nel fatto che grazie alla cessione di questi crediti si riesce ad ottenere liquidità in tempi ridotti rispetto a quelli necessari per l’erogazione del relativo rimborso. Le cessioni possono essere quindi oggetto di condotte fraudolente, connesse alla natura fittizia dei crediti ceduti e all’indebita compensazione degli stessi con debiti tributari, oneri contributivi e premi realmente dovuti dalle imprese cessionarie.

I professionisti devono quindi innalzare la propria soglia di allarme; gli stessi infatti sono interessati a questa problematica sia in senso attivo che in senso passivo. Dal lato attivo si ricorda difatti che essi sono chiamati ad apporre il visto di conformità o a rilasciare certificazioni nei casi previsti dalla legge potendo pertanto, di conseguenza, trovarsi coinvolti nell’agevolazione di un illecito. Dal lato passivo in quanto i professionisti sono soggetti obbligati ex D.Lgs. 231/2007, che devono pertanto tener conto, nell’espletamento dei loro obblighi previsti dal decreto antiriciclaggio, degli schemi rappresentativi di comportamenti anomali che da un mese a questa parte tengono conto anche di questa condotta illecita.