ISSN 2784-9635

CNF approva le Regole Tecniche in materia di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo

Vincenzo Giuseppe Saponaro

Nella seduta amministrativa del 20 settembre, il Consiglio Nazionale Forense ha emanato le regole tecniche in materia di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui gli avvocati sono esposti nell’esercizio della propria attività, nonché in relazione ai controlli interni agli studi legali e all’adeguata verifica, anche semplificata, dei clienti, avendo ottenuto, dopo oltre un anno di attesa, il parere favorevole del Comitato di Sicurezza Finanziaria, che fa capo al Ministero dell’Economia e Finanze.

Alle regole tecniche è allegato un corposo documento contenente i criteri e le metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, con particolare riferimento all’adeguata verifica semplificata. Tale documento è corredato dalla modulistica preparata dal CNF a supporto dell’adempimento degli obblighi antiriciclaggio. Si è così concluso il lungo iter, iniziato subito dopo l’emanazione del decreto 90/2017, che, in accoglimento della quarta direttiva antiriciclaggio, ha attribuito ai c.d. “organismi di autoregolamentazione”, vale a dire gli organismi nazionali di rappresentanza dei professionisti interessati dalla normativa, in via ufficiale, il compito di accompagnare con regole tecniche la normativa primaria al fine di integrarla rispetto alle specificità degli avvocati.

Le regole tecniche sono volte a facilitare l’attività dell’avvocato, circoscrivendo il perimetro di applicazione di una normativa eccessivamente penalizzante, in quanto troppo concentrata sugli adempimenti formali, e fornendo utili indicazioni per adeguarvisi senza incorrere nel rischio di sanzioni. Indipendentemente dalla genericità delle disposizioni normative, evidentemente delineate per obblighi a carico di intermediari bancari e finanziari, gli Studi Legali sono chiamati a non sottovalutare la rischiosità correlata ai rapporti per i quali viene loro richiesta assistenza da parte dei clienti. Per questo motivo è opportuno che gli Avvocati si servano, nell’organizzazione della propria attività professionale, di strumenti funzionali ad una corretta gestione del rischio, che comprendano: la stesura di un “documento di autovalutazione”; l’introduzione, nelle dinamiche dello Studio Legale, di una procedura di profilatura del cliente. Essendo differenti le tipologie di rischio che ciascuno studio fronteggia nel corso della propria attività, imporre un modello predefinito risulterebbe improprio e di scarsa utilità. Pertanto saranno gli Avvocati stessi a definire le specificità della procedura da adottare nel proprio studio legale, in modo da adeguare concretamente l’attività di profilatura del cliente agli elementi di rischiosità cui l’Avvocato può essere esposto. Tuttavia le disposizioni legislative continuano a rivestire un ruolo fondamentale per l’identificazione delle fattispecie a basso rischio.

A tal riguardo occorre segnalare che, nonostante il Decreto non menzioni più l’elenco dei soggetti considerati automaticamente a basso rischio riciclaggio, i soggetti qualificati come tali nella precedente versione del Decreto devono opportunamente essere considerati a basso rischio riciclaggio, a meno che non vi siano concretamente fattori di alto rischio. Tali soggetti includono: banche, Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento, SIM, SGR, SICAV, imprese di assicurazioni operanti in Italia nel c.d. ramo 2, agenti di cambio, società che svolgono il servizio di riscossione tributi, intermediari finanziari iscritti nell’elenco 106 TUB, società fiduciarie di cui all’articolo 199 comma 2 del TUF, succursali insediate in Italia dei soggetti sopra indicati aventi sede legale in uno Stato estero, Cassa depositi e prestiti S.p.A., i soggetti disciplinati dagli articoli 111 e 112 TUB, un ente creditizio e finanziario comunitario soggetto alla direttiva, un ente creditizio o finanziario situato in uno Stato extracomunitario di cui all’art. 23 comma 2(c) numeri 2,3, e 4 del Decreto, società ammesse alla quotazione su un mercato regolamentato e soggette agli obblighi di comunicazione e trasparenza sulla titolarità effettiva, pubbliche amministrazione ovvero istituzioni o organismi che svolgono funzioni pubbliche, conformemente al diritto dell’UE ed anche da ultimo i curatori fallimentari.

Tra le principali regole tecniche richiamate nel documento si evidenziano: gli ambiti di applicazione, l’identificazione del cliente e del titolare effettivo come primo “test” per attribuire un rischio; la conoscenza del cliente, dello scopo dell’operazione” e coerenza (o meno) con il profilo di rischio; l’esemplificazione non tassativa dei parametri di individuazione di un basso rischio dell’attività di riciclaggio; le modalità di adempimento degli obblighi; il controllo nel continuo; la conservazione dei documenti.