ISSN 2784-9635

Codice antimafia: le novità apportate dal Decreto-legge recante disposizioni urgenti per l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose

Elena Shiva Tarighinejad - 08/11/2021

In data 27 ottobre 2021, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge recante disposizioni urgenti per l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose, con cui vengono apportate rilevanti modifiche al Codice Antimafia.

 

Tra le innovazioni contemplate occorre segnalare, preliminarmente, la sostituzione della rubrica dell’art. 92, d.lgs. n. 159/2011 con la seguente: “Procedimento di rilascio delle informazioni antimafia”.

 

A ciò si aggiunge la sostituzione del comma 2-bis e l’introduzione dei commi 2-ter e 2-quater all’interno del medesimo articolo.

 

A tal proposito, degna di nota appare la previsione, per effetto dell’art.43 del decreto-legge in esame, di un contraddittorio nell’ambito del procedimento di rilascio delle informazioni antimafia.

 

Invero, il citato comma 2-bis, così come rimodellato dal provvedimento di cui trattasi, dispone che «Il prefetto, nel caso in cui, sulla base degli esiti delle verifiche disposte ai sensi del comma 2, ritenga sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione antimafia interdittiva ovvero per procedere all’applicazione delle misure di cui all’articolo 94-bis, e non ricorrano particolari esigenze di celerità del procedimento, ne dà tempestiva comunicazione al soggetto interessato, indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. Con tale comunicazione è assegnato un termine non superiore a venti giorni per presentare osservazioni scritte, eventualmente corredate da documenti, nonché per richiedere l’audizione, da effettuare secondo le modalità previste dall’articolo 93, commi dal 7 al 9. In ogni caso, non possono formare oggetto della comunicazione di cui al presente comma elementi informativi il cui disvelamento sia idoneo a pregiudicare procedimenti amministrativi o attività processuali in corso, ovvero l’esito di altri accertamenti finalizzati alla prevenzione delle infiltrazioni mafiose. La predetta comunicazione sospende, con decorrenza dalla relativa data di invio, il termine di cui all’articolo 92, comma 2. La procedura del contraddittorio si conclude entro sessanta giorni dalla data di ricezione della predetta comunicazione».

 

A ciò si connette l’introduzione del comma 2-ter all’interno dell’art. 92 del Codice antimafia, ai sensi del quale «Al termine della procedura in contraddittorio di cui al comma 2-bis, il prefetto, ove non proceda al rilascio dell’informazione antimafia liberatoria:

a) dispone l’applicazione delle misure di cui all’articolo 94-bis, dandone comunicazione, entro cinque giorni, all’interessato secondo le modalità stabilite dall’articolo 76, comma 6, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, qualora gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa siano riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale;

 

b) adotta l’informazione antimafia interdittiva, procedendo alla comunicazione all’interessato entro il termine e con le modalità di cui alla lettera a), nel caso di sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa. Il prefetto, adottata l’informazione antimafia interdittiva ai sensi della presente lettera, verifica altresì la sussistenza dei presupposti per l’applicazione delle misure di cui all’articolo 32, comma 10, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114 e, in caso positivo, ne informa tempestivamente il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione».

 

Viene disposta, inoltre, l’introduzione del comma 2-quater all’interno dell’art. 92, d.lgs. n. 159/2011, il quale stabilisce che «Nel periodo tra la ricezione della comunicazione di cui al comma 2-bis e la conclusione della procedura in contraddittorio, il cambiamento di sede, di denominazione, della ragione o dell’oggetto sociale, della composizione degli organi di amministrazione, direzione e vigilanza, la sostituzione degli organi sociali, della rappresentanza legale della società nonché della titolarità delle imprese individuali ovvero delle quote societarie, il compimento di fusioni o altre trasformazioni o comunque qualsiasi variazione dell’assetto sociale, organizzativo, gestionale e patrimoniale delle società e imprese interessate dai tentativi di infiltrazione mafiosa, possono essere oggetto di valutazione ai fini dell’adozione dell’informazione interdittiva antimafia».

 

Ancora, ai sensi del citato art. 43, il comma 7 dell’art. 93 del codice antimafia viene sostituito dal seguente: «Il prefetto competente all’adozione dell’informazione, sulla base della documentazione e delle informazioni acquisite nel corso dell’accesso, può invitare in sede di audizione personale i soggetti interessati a produrre ogni informazione ritenuta utile, anche allegando elementi documentali, qualora non ricorrano particolari esigenze di celerità del procedimento ovvero esigenze di tutela di informazioni che, se disvelate, sono suscettibili di pregiudicare procedimenti amministrativi o attività processuali in corso, ovvero l’esito di altri procedimenti amministrativi finalizzati alla prevenzione delle infiltrazione mafiose».

 

Un’ulteriore rilevante novità è rappresentata dall’inserimento dell’art. 94-bis all’interno del codice antimafia.

 

La nuova disposizione, contemplata dall’art. 44 del decreto-legge in esame, stabilisce che nell’ipotesi in cui venga accertato che i tentativi di infiltrazione mafiosa siano riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale il prefetto può, il luogo dell’emanazione di una interdittiva antimafia, ricorrere a misure amministrative di prevenzione collaborativa.

 

In tal caso, con provvedimento motivato, il prefetto prescrive nei confronti dell’impresa, della società o dell’associazione interessata, l’osservanza di tali misure per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a dodici mesi.

 

Vengono così individuate «una serie di stringenti misure di controllo “attivo” che consentono alla medesima impresa di continuare a operare sotto la stretta vigilanza dell’Autorità statale. A tali fini, viene anche riconosciuta al prefetto la possibilità di nominare esperti (di numero non superiore a tre) individuati nell’albo nazionale degli amministratori giudiziari»[1], destinati a svolgere funzioni di supporto finalizzate all’attuazione delle misure di prevenzione collaborativa.

 

L’osservanza di cui sopra, può avere ad oggetto una o più delle seguenti misure:

 

a) adottare ed efficacemente attuare misure organizzative, anche ai sensi degli articoli 6, 7 e 24-ter del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, atte a rimuovere e prevenire le cause di agevolazione occasionale;

 

b) comunicare al gruppo interforze istituito presso la prefettura competente per il luogo di sede legale o di residenza, entro quindici giorni dal loro compimento, gli atti di disposizione, di acquisto o di pagamento effettuati, gli atti di pagamento ricevuti, gli incarichi professionali conferiti, di amministrazione o di gestione fiduciaria ricevuti, di valore non inferiore a 7.000 euro o di valore superiore stabilito dal prefetto, sentito il predetto gruppo interforze, in relazione al reddito della persona o del patrimonio e del volume di affari dell’impresa;

 

c) per le società di capitali o di persone, comunicare al gruppo interforze eventuali forme di finanziamento da parte dei soci o di terzi;

 

d) comunicare al gruppo interforze i contratti di associazione in partecipazione stipulati;

 

e) utilizzare un conto corrente dedicato, anche in via non esclusiva, per gli atti di pagamento e riscossione di cui alla lettera b), nonché per i finanziamenti di cui alla lettera c), osservando, per i pagamenti previsti dall’articolo 3, comma 2, della legge 13 agosto 2010, n.136, le modalità indicate nella stessa norma.

 

L’applicazione di tali misure cessa nell’ipotesi in cui venga disposto, da parte del tribunale, il controllo giudiziario di cui all’art. 34-bis, comma 2, lettera b).

Inoltre, ai fini della determinazione della durata di tale controllo, può tenersi conto del periodo di esecuzione delle misure de quibus.

 

Una volta scaduto il termine di durata delle stesse, il prefetto rilascia un’informazione antimafia liberatoria ed effettua le conseguenti iscrizioni nella banca dati nazionale unica della documentazione antimafia: ciò a condizione che sia accertato il venir meno dell’agevolazione occasionale e l’assenza di altri tentativi di infiltrazione mafiosa, sulla base delle analisi formulate dal gruppo interforze.

 

L’applicazione di tale istituto, in virtù di un’apposita norma transitoria, si estende anche ai procedimenti amministrativi pendenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge in commento.

 

Ancora, le misure amministrative di prevenzione collaborativa vengono annotate in un’apposita sezione della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia a cui non possono accedere i soggetti privati sottoscrittori di accordi conclusi ai sensi dell’articolo 83-bis, e sono comunicate dal prefetto alla cancelleria del Tribunale competente per l’applicazione delle misure di prevenzione.

 

Talune modifiche hanno interessato anche l’art. 34-bis del codice antimafia.

In particolare, è previsto che il tribunale che dispone il controllo giudiziario delle imprese destinatarie di informazione antimafia interdittiva, debba a tal fine sentire non solo il procuratore distrettuale competente e gli altri soggetti interessati, ma anche il prefetto che ha adottato il relativo provvedimento. Tale novità è espressamente contemplata dall’art. 42 del decreto-legge che prevede, a tal fine, una modifica dell’art. 34-bis, comma 6 del codice antimafia.

 

Inoltre, l’art. 42 aggiunge al comma 1 dell’art. 34-bis il seguente periodo: «Il tribunale valuta altresì se risultino applicate le misure di cui all’articolo 94-bis e, in tal caso, se non ritenga di dover adottare, in loro sostituzione, il provvedimento di cui al comma 2, lettera b)».

 

Ancora, il nuovo testo del comma 7 stabilisce che il provvedimento con cui viene disposta l’amministrazione giudiziaria ex art. 34 o il controllo giudiziario, sospende non solo gli effetti di cui all’art. 94, ma anche il termine di cui all’art. 92, comma 2.

 

Infine, è previsto che la cancelleria del tribunale comunichi il provvedimento de quo al prefetto ove ha sede legale l’impresa, ai fini dell’aggiornamento della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia. In aggiunta, il medesimo provvedimento è valutato anche ai fini dell’applicazione delle misure di cui all’articolo 94-bis nei successivi cinque anni.

[1] Rafforzato il sistema di prevenzione con alcune modifiche del Codice antimafia, consultabile all’indirizzo: https://www.interno.gov.it/it/notizie/rafforzato-sistema-prevenzione-alcune-modifiche-codice-antimafia