Commercio internazionale e indicatori di rischio: il rapporto del GAFI

Andrea Bernabale - 18/03/2021

Lo scorso 11 marzo, il GAFI/FATF ha pubblicato un report sugli indicatori di rischio di riciclaggio legati al commercio internazionale.

Il riciclaggio di denaro basato sul commercio (TBML, “trade-base money laundering”) è infatti considerato tra le forme più complesse e ampiamente utilizzate, la cui metodologia permette di mascherare transazioni economiche formalmente lecite per spostare e “ripulire” proventi illeciti in tutto il mondo.

Al fine di contrastare questo fenomeno, ampio risalto rivestono gli “indicatori di rischio” che permettono di identificare e segnalare operazioni sospette. L’esistenza di uno o più indicatori in relazione a un cliente o una transazione può infatti rilevare una sospetta operazione di TBML, e così portare ad ulteriori valutazioni o monitoraggio. Per tale motivo, gli indicatori di rischio si rivolgono sia al pubblico che al privato al fine di prevenire crimini finanziari.

Come si legge nel report, tra gli indicatori strutturali di rischio vi sono operazioni che appaiono inusuali, complesse ed illogiche o che, ad esempio, coinvolgano shell companies o società registrate in Paesi la cui legislazione non offra adeguate garanzie in materia AML/CFT. Oppure ancora, società dalla cattiva reputazione, che abbiano un numero di impiegati inadeguato per la mole di scambio di denaro generato o società che presentino inspiegabili periodi di inattività.

Tra gli indicatori di rischio TBML, il GAFI annovera anche società la cui linea di business sia incompatibile con la reale attività dell’azienda, ad esempio in relazione al tipo di merce scambiata. Così anche l’acquisto di prodotti o merci da parte di una società il cui prezzo di acquisto sia sproporzionato per la capacità economica dell’azienda o che preveda il trasferimento di denaro di parti terze.

Altri indicatori di rischio possono invece riguardare contratti e fatture, i cui prezzi riportati non siano in linea con quelli di mercato o che si riferiscano all’acquisto di una quantità di merce diversa da quella riportata. I contratti possono talvolta anche riportare informazioni false o descritte in modo generico e sospetto. Infine, altri indicatori di rischio possono riguardare le modalità di pagamento, come ad esempio pagamenti che vengono indirizzati in un Paese terzo ad alto rischio.

 

Approfondimenti: http://www.fatf-gafi.org/media/fatf/content/images/Trade-Based-Money-Laundering-Risk-Indicators.pdf