Decreto titolari effettivi: bisognerà ancora aspettare

Ranieri Razzante - 26/03/2021

Il Consiglio di Stato, con Provvedimento del 19 marzo 2021 n. 458, ha di fatto sospeso l’adozione del decreto MEF, di concerto con il MISE, riguardante comunicazione, accesso e consultazione dei dati e delle informazioni relativi alla titolarità effettiva. Come avevo altrove sostenuto, era errata l’interpretazione – oltre che la notizia – fornita da organi, seppur autorevoli, di stampa, e riviste specializzate, su un possibile avvio del registro stesso dal 15 marzo scorso, dato che, all’evidenza, il decreto mancava di efficacia.

Nel Provvedimento n.458/2021 i Consiglieri contestano diversi aspetti, sia per profili “trasversali” (che interessano diversi articoli), sia per singole disposizioni. Si evidenzieranno – per esigenze di sintesi – solo alcuni dei numerosi rilievi.

Il primo richiamo riguarda la struttura stessa del decreto in commento, che porta una “inammissibile duplicazione” delle norme già contenute nel decreto antiriciclaggio (di rango primario). In aggiunta l’allegato tecnico, di ben 9 pagine, non risulta idoneo ad essere parte integrante del decreto MEF, in quanto una qualsiasi sua modifica, anche a specifiche meramente tecniche, richiederebbe l’adozione di un nuovo provvedimento.

Nel merito, il Consiglio di Stato evidenzia che nello schema di decreto emerge una ambiguità normativa tra i concetti di diritto di accesso, riconosciuto nel provvedimento espressamente solo alle Autorità, consultazione e accreditamento, riservati ai soggetti obbligati e al pubblico. In realtà, come appare evidente dall’interpretazione sistematica delle norme europee e nazionali in materia, a tutti i soggetti dovrebbe essere accordato il diritto di accesso ai dati e alle informazioni, ciò che dovrebbe variare sono semmai i presupposti per tale accesso e l’oggetto dei dati stessi. Pertanto, i Consiglieri invitano a ritornare sul provvedimento per sanare l’ambiguità. Inoltre, viene richiesto di individuare le categorie degli aventi diritto conformemente ai dettati della normativa europea. E, ancora, risulta particolarmente importante chiarire quale sia il ruolo del gestore del servizio informativo, incaricato formalmente della “verifica dei presupposti all’accesso”. In particolare, dovrebbe emergere con chiarezza se esso abbia competenze autonome ovvero “concertate” con la camera di commercio presso la quale è istituito il registro di riferimento.

Il MEF dovrà, quindi, inviare al Consiglio di Stato gli opportuni chiarimenti sulle criticità sollevate.

Nelle more del dialogo istituzionale finalizzato all’adozione del decreto è ovviamente sospeso l’obbligo di comunicazione di cui all’art. 21, comma 1, del d.lgs 231/2007 (al contrario di quanto paventato da alcuni). L’invito ai responsabili delle funzioni di compliance, in ogni caso, è quello di verificare con particolare attenzione la titolarità effettiva dell’azienda di appartenenza, sulla base dei criteri elencati all’art. 20 del decreto antiriciclaggio, in modo da trovarsi pronti quando verrà adottato il decreto del MEF, di concerto con il MISE, e verrà attivato l’obbligo di comunicazione.

Approfondimenti: https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/-/il-consiglio-di-stato-ha-reso-il-parere-sullo-schema-di-decreto-in-materia-di-dati-e-informazioni-relativi-alla-titolarit-c3-a0-effettiva-di-imprese-a