ISSN 2784-9635

Ergastolo ostativo: la Corte costituzionale decide di non decidere ed esorta un intervento del Parlamento

Federica Colazzo - 16/04/2021

L’Ufficio stampa della Corte costituzionale, il 15 aprile 2021, ha comunicato quanto concluso dalla Consulta, in seguito alla riunione della camera di consiglio e all’avvenuta disamina della questione di legittimità costituzionale, sollevata dalla Suprema Corte, circa il regime applicabile ai condannati con ergastolo ostativo (c.d. fine pena mai) per reati di mafia e non collaboratori di giustizia.

Nel caso di specie, la questione è connessa alla possibilità del detenuto di chiedere la liberazione condizionale di cui all’art. 176 c.p. ma, a ben vedere, si tratta di un nodo problematico ed annoso che riguarda tutti i benefici penitenziari e il sistema carcerario per come attualmente concepito.

In via preliminare, può dirsi che la Corte costituzionale sembra rilevare l’incostituzionalità “di fatto” dell’ergastolo ostativo, benché, allo stato attuale, decida di non decidere. Invero, il detenuto non collaborante, anche qualora si sia ravveduto, non può accedere alla liberazione condizionale; a detta della Consulta, il reo, trovandosi di fronte alla rigida alternativa tra collaborare o meno con la giustizia  qualora voglia recuperare la libertà, assisterebbe al nocumento di alcuni principi e diritti fondamentali, primi tra tutti il diritto di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost., e il principio di umanità della pena, che deve tendere (anche) alla rieducazione, come disposto dall’art. 27, terzo comma, Cost.

Orbene, nonostante tra le righe del comunicato stampa possa cogliersi con chiarezza la posizione assunta dai giudici costituzionali, questi ultimi concludono nel senso di ritenere di non poter addivenire ad un accoglimento immediato della questione di legittimità, con la conseguente declaratoria di incostituzionalità dell’ergastolo ostativo, atteso che si tratterebbe di un intervento inadeguato in relazione all’attuale sistema penitenziario.

Quindi, con un rinvio di circa un anno (segnatamente a maggio 2022), la Consulta cede il passo al legislatore, rendendosi necessario un intervento volto a riformare l’intero sistema penitenziario. Difatti, la questione non può ritenersi circoscritta perché riguarda tutti i benefici penitenziari e il sistema del c.d. doppio binario. È evidente che i diversi profili coinvolti necessitino di una sintesi il cui autore non può che essere il Parlamento, in virtù del ruolo costituzionalmente assegnatogli, anche al fine di scongiurare possibili vuoti di tutela di valori rilevanti sul piano costituzionale.

Ciò che si chiede all’organo legislativo è di emendare l’intero sistema penitenziario con particolare riferimento al regime applicabile ai condannati per mafia, terrorismo ed eversione dell’ordine democratico non collaboratori di giustizia. Sul punto, tuttavia, è auspicabile che l’intervento normativo tenga conto che non si tratta di detenuti comuni e che deve, necessariamente, esserci una differenziazione tra chi collabora e chi non collabora con la giustizia (onde evitare di vanificare l’importanza della collaborazione); se, indubbiamente, si deve optare per scelte costituzionalmente orientate, non può non tenersi conto di “tutti” i valori costituzionali coinvolti, quali anche la sicurezza e l’ordine pubblico. Inoltre, per non scadere in conclusioni anacronistiche e dettate dalla morale, non dovrebbe fingersi che il problema “mafia” sia ormai superato visto che, al contrario, risulta più che mai attuale.

Data la delicatezza e la complessità della materia, il Parlamento potrebbe non intervenire nel termine indicatogli e da ciò discenderebbe la declaratoria (sicura?) di incostituzionalità da parte della Corte costituzionale, oppure, qualora i lavori parlamentari fossero in corso, la trattazione potrebbe essere ulteriormente rinviata a nuova data.

In ogni caso è auspicabile che il legislatore, a cui la Consulta ha riconosciuto il primato di intervento, colga questa occasione, evitando di lasciare “spazio” all’ennesima sentenza della Corte costituzionale, a riprova della sua incapacità di dare attuazione ai principi costituzionali.

Approfondimento: https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20210415170603.pdf