False fatture e autoricilcaggio: la ‘ndrangheta e i fondi per l’emergenza Covid

Francesca Urbani - 15/07/2020

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, in un’inchiesta della Dda di Milano contro la ‘ndrangheta, ha arrestato 8 persone per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. L’inchiesta ha svelato una complessa frode nel settore del commercio di acciaio attuata tramite false fatturazioni e società intestate a prestanome. Le imprese erano di fatto gestite da affiliati al clan, il quale ha incassato fondi attestando un volume d’affari non veritiero.

Il principale indagato, uno degli affiliati alle cosche calabresi, ha presentato richiesta e ottenuto per tre delle società inserite nello schema di frode i contributi a fondo perduto, attestando un volume di affari non veritiero in quanto fondato su false fatture. Il soggetto ha inoltre tentato di beneficiare anche dei finanziamenti del d.l. 23 dell’8 aprile 2020, disposti per sostenere il sistema imprenditoriale in questa attuale fase critica economica determinata dall’emergenza sanitaria. L’inchiesta ha svelato la commissione di condotte di autoriciclaggio dei proventi illeciti per oltre mezzo milione di euro, in parte trasferiti in Bulgaria e Inghilterra.

Le indagini hanno condotto all’arresto di otto persone, quattro delle quali in carcere e quattro agli arresti domiciliari, e al sequestro di beni per un importo pari a 7,5 milioni di euro. Sono in corso perquisizioni in più regioni italiane ed è stato notificato un avviso di conclusione indagini a carico di 27 persone.