ISSN 2784-9635

I “nuovi” obblighi di comunicazione degli organismi di autoregolamentazione all’indomani del recepimento della quinta direttiva antiriciclaggio

Annalisa De Vivo - 27/02/2020

Gli obblighi di vigilanza posti in capo agli organismi di autoregolamentazione – rectius: gli ordini professionali – risultano notevolmente ampliati per effetto del recepimento, ad opera del DLgs. 4 ottobre 2019, n. 125, delle disposizioni di cui all’art. 1, punto 22, della direttiva UE 843/2018 (quinta direttiva antiriciclaggio) [1].

In dettaglio, l’art. 1, co. 2, lett. n) del DLgs. 125/2019, in vigore dal 10 novembre 2019, inserisce nell’art. 11 del DLgs. 231/2007 il comma 4-bis, che impone agli organismi di autoregolamentazione di pubblicare una relazione annuale “quale compendio delle attività annuali svolte” (così argomenta la relazione di accompagnamento al Decreto).

Tale relazione, da pubblicare entro il 30 marzo di ogni anno dandone preventiva informazione al Comitato di Sicurezza Finanziaria, deve contenere i seguenti dati e informazioni:

  • numero dei decreti e delle altre misure sanzionatorie (suddivisi per tipologia di infrazione) adottati nei confronti dei rispettivi iscritti nell’anno solare precedente;
  • numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute per il successivo inoltro alla UIF;
  • numero e tipologia di misure disciplinari, adottate nei confronti dei rispettivi iscritti a fronte di violazioni gravi, ripetute, sistematiche ovvero plurime degli obblighi previsti dal DLgs. 231/2007 in materia di controlli interni, di adeguata verifica della clientela, di conservazione e di segnalazione di operazioni sospette.

La portata della nuova disposizione è molto ampia in quanto ai contenuti, ma non fornisce alcuna indicazione né in merito ai soggetti effettivamente tenuti alla redazione della relazione annuale (i singoli organismi di autoregolamentazione con riferimento ai dati dei propri iscritti oppure i consigli nazionali in relazione ai dati aggregati relativi alla totalità degli iscritti?), né sulle modalità di pubblicazione della relazione annuale (verosimilmente sui siti istituzionali degli organismi di autoregolamentazione).

Nel merito, sarà molto difficile per gli organismi di autoregolamentazione fornire i dati relativi al numero dei decreti sanzionatori e delle altre misure sanzionatorie adottati dalle autorità competenti nei confronti degli iscritti. Si tratta, peraltro, di dati già perfettamente noti alle suddette autorità, preposte esse stesse alla irrogazione delle sanzioni amministrative previste per la violazione degli obblighi antiriciclaggio, ma non conosciuti né conoscibili dagli organismi di autoregolamentazione se non attraverso l’acquisizione della relativa notizia da parte dei propri iscritti o delle medesime autorità.

Per quanto concerne i dati relativi al numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute per il successivo inoltro alla UIF, il comma 4-bis fa riferimento ai casi in cui gli organismi di autoregolamentazione svolgano la funzione di “filtro” prevista dall’art. 37, co. 2, del DLgs. 231/2007 e quindi possano ricevere le SOS dei propri iscritti e trasmetterle in forma anonima alla UIF, secondo le modalità e le garanzie di tutela della riservatezza dell’identità del segnalante individuate, ai sensi dell’art. 11, co. 5, con apposito decreto del MEF, di concerto con il Ministro della giustizia sentito il Garante per la protezione dei dati personali. È evidente che gli organismi di autoregolamentazione già abilitati allo svolgimento di tale funzione – tra cui notai e commercialisti – conoscono esclusivamente il dato numerico relativo alle SOS trasmesse per il loro tramite nell’anno precedente. A loro carico incombe, peraltro, anche l’onere di informare prontamente la UIF di situazioni, ritenute correlate a fattispecie di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, di cui vengono a conoscenza nell’esercizio della propria attività.

Quanto al numero e alla tipologia delle misure disciplinari adottate nei confronti dei propri iscritti, varrà evidenziare quanto previsto dall’art. 66, co. 1, del DLgs. 231/2007 in caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime degli obblighi antiriciclaggio. In tal caso, il MEF informa gli organismi di autoregolamentazione, ai fini dell’adozione da parte di questi ultimi di ogni atto idoneo ad intimare ai soggetti agenti di porre termine alle violazioni e di astenersi dal ripeterle, dovendo procedere in tal caso ad applicare sanzioni disciplinari comprensive dell’interdizione dallo svolgimento della funzione, dell’attività o dell’incarico per un periodo non inferiore a due mesi e non superiore a cinque anni.

È evidente che la ratio degli obblighi brevemente descritti risiede anche nella esigenza delle autorità di verificare l’effettivo svolgimento, da parte degli organismi di autoregolamentazione, delle attività di vigilanza ad essi demandate in sede di attuazione della quarta direttiva, allorquando il legislatore ha riconosciuto agli Ordini professionali e ai consigli di disciplina un ruolo di primo piano nella fase di attuazione della normativa antiriciclaggio. Il DLgs. 90/2017, infatti, ha attribuito agli organismi di autoregolamentazione il compito di integrare la norma primaria e adeguarla alle specificità dei professionisti destinatari mediante l’elaborazione di regole tecniche per l’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela, di valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, di controllo interno e di conservazione.

Con l’attuazione della quinta direttiva si completa, dunque, il quadro degli adempimenti a carico degli organismi di autoregolamentazione, individuati dal legislatore quali soggetti attivi, da un lato, nella emanazione delle disposizioni che individuano concretamente i presidi e le procedure da adottare e, dall’altro, nella promozione e nella vigilanza sul rispetto degli obblighi da parte dei propri iscritti.

[1] Per una più compiuta disamina della materia sia consentito di rinviare a De Vivo A., “Gli organismi di autoregolamentazione”, AA.VV., “I nuovi obblighi antiriciclaggio per i commercialisti”, Quaderni Eutekne, 150, Torino, 2019, pp. 35-47.