ISSN 2784-9635

I protocolli 231 vanno adattati per gestire il rischio Covid-19. Note sull’Informativa del CNDCEC

Ranieri Razzante - 28/04/2020

 

Dai commercialisti italiani delle buone prassi sul coronavirus. Ovviamente non sono di natura medico scientifica, ma un utile paper, denominato “Vigilanza e modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. 231/2001 nell’emergenza sanitaria”, pubblicato ieri sul sito del Consiglio Nazionale,  declina il rischio da Covid-19 come “rischio d’impresa”, e ne suggerisce la mitigazione attraverso una serie di prassi operative da adottare da parte degli iscritti agli ordini, a favore dei loro clienti.

Ciò altresì tenendo conto che anche il ruolo degli organi di controllo societari si è modificato, essendo questi chiamati ora più che mai a monitorare costantemente il processo di adeguamento delle imprese alle esigenze generate dalla pandemia.

Di conseguenza, i protocolli di gestione dei rischi da reato previsti dal decreto 231 del 2001, in tema di responsabilità penale delle persone giuridiche,  devono essere opportunamente riorientati, partendo, non paia scontato, proprio dal rischio sanitario. Qui può annidarsi l’eventualità di reati in materia di sicurezza sul lavoro (esempio classico, come conseguenze del  mancato o incompleto apprestamento di misure di protezione per i dipendenti e collaboratori, al fine di contenere i costi di gestione), classicamente – ricorda il Documento – l’omicidio colposo o le lesioni (gravi o gravissime) commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ma il lockdown ha soprattutto, e come noto, generato una crisi economico-finanziaria senza precedenti, favorendo l’infiltrazione della criminalità organizzata nel comparto imprenditoriale. Anche in questo caso, nelle imprese dotate di modello 231, deve essere verificata la tenuta delle misure di prevenzione collegate ai reati societari, informatici, tributari, nonché agli artifici  finalizzati all’indebito ottenimento, nonchè utilizzo (che, ricordiamo, possono essere anche scissi) di finanziamenti con garanzia pubblica o di sovvenzioni di vario genere, che magari vengano previsti ad hoc – come sta accadendo – al fine di mitigare gli effetti pandemici.

L’attivazione immediata dell’Odv avverrà, intanto, attraverso la richiesta di informazioni alla direzione all’ente in merito alle iniziative intraprese. A ciò non ci si limiterà burocraticamente, ma si inaugurerà una costante interazione non solo con l’organo amministrativo, ma anche con RSPP, medico competente, addetti al primo soccorso e alla gestione delle emergenze, nonché responsabili di funzione nelle aree più esposte al rischio di infiltrazione criminale (es. ufficio gare, finanza, rapporti con la clientela e con i fornitori, ecc.).

La continuità di azione dell’Odv, già prevista dalla legge in discorso, qui diviene particolare, e deve garantire coerenza tra i protocolli adottati dall’impresa e i diversi provvedimenti emergenziali (DPCM e provvedimenti regionali in continua emanazione); nel frattempo, l’emergenza potrebbe essere gestita in modo più efficiente con presidi di controllo “provvisori”, fermo rimanendo che non bisogna esporsi a contestazioni del modello in prospettiva.

Agli OdV stessi viene raccomandato di verbalizzare tutto quanto venga adottato e deliberato, mediante apposite riunioni in audio/videoconferenza.

Non si potrà peraltro configurare, tranquillizza il Cndec (ricordando giurisprudenza e dottrina consolidate), nessun obbligo di impedire materialmente un evento dannoso (previsto dall’ art. 40 cpv del codice penale), dato che all’OdV non sono attribuiti poteri gestori, ed essendo altresì vietato il diretto intervento sul modello adottato dall’ente. Il suo compito sarà – anche in questo periodo – di pungolo e sollecito all’adozione di misure opportune nel senso del contenimento (mai termine fu più appropriato) di un rischio, in questo caso, assai più insidioso.