ISSN 2784-9635

Il “Decreto Liquidità” e il coordinamento con le previsioni del D.Lgs. n. 231/2007 in materia di adeguata verifica della clientela

Giuseppe Alfieri - 15/04/2020

Il provvedimento adottato dal Governo lo scorso 8 aprile, destinato a tenere indenni le imprese italiane dalla drastica contrazione dei volumi di affari causata dal lockdown imposto per il contenimento del contagio da COVID 19, è stato oggetto di critiche non tanto nel merito degli interventi di sostegno in esso contenuti, quanto nelle modalità operative per la concessione dei sussidi istituiti.

Con segnato riferimento al settore delle PMI che, come noto, costituiscono la base del tessuto economico e produttivo del sistema Italia, gli interventi hanno interessato la trasformazione del relativo Fondo di Garanzia “in uno strumento capace di garantire fino a 100 miliardi di euro di liquidità, potenziandone la dotazione finanziaria ed estendendone l’utilizzo anche alle imprese fino a 499 dipendenti” (fonte MISE), nonchè l’istituzione delle seguenti misure:

  • garanzia al 100% per i prestiti di importo non superiore al 25% dei ricavi fino a un massimo di 25.000 euro, senza alcuna valutazione del merito di credito. In questo caso le banche potranno erogare i prestiti senza attendere il via libera del Fondo di Garanzia;
  • garanzia al 100% (di cui 90% Stato e 10% Confidi) per i prestiti di importo non superiore al 25% dei ricavi fino a un massimo di 800.000 euro, senza valutazione andamentale;
  • garanzia al 90% per i prestiti fino a 5 milioni di euro, senza valutazione andamentale.

La lodevole e comprensibile esigenza di non abbandonare a sé stesso il sistema, in un quadro ulteriormente aggravato dall’attuale fase di lockdown, ha finito però con lo scontrarsi con una serie di incongruenze operative evidenziate dalle autorità prefettizie e dalla magistratura inquirente.

È stata infatti rilevata una sensibile esposizione al rischio per finanziamenti garantiti ad attività la cui illiceità per contiguità o, peggio, appartenenza ad organizzazioni di stampo mafioso-camorristico, può venire in rilievo solo dopo l’erogazione e senza che ciò possa bloccare l’operatività della copertura offerta dal Fondo di garanzia.

Nel dettaglio, al netto della obbligatoria ricorrenza dei requisiti oggettivi per l’accesso alla garanzia prevista dall’art. 13 del provvedimento in commento, è condizione necessaria e sufficiente una dichiarazione sostitutiva con la quale il richiedente attesti che la propria attività d’impresa sia “stata danneggiata dall’emergenza COVID-19”.

Sono assenti invece prescrizioni che impongano la tracciabilità delle somme erogate e garantite, così come mancano richiami alla necessità di approfondire o accertare il contenuto della dichiarazione sostitutiva, prevedendo magari un collegamento funzionale tra la garanzia e il fine per il cui perseguimento l’impresa ha richiesto un finanziamento con copertura dello Stato.

A parere di chi scrive, si riscontra un carente coordinamento tra le norme che mirano a prevenire il fisiologico impiego del sistema finanziario per il riciclaggio di capitali di provenienza illecita e le attuali disposizioni che regolano l’accesso al credito in una situazione di emergenza totale.

Vale quindi la pena rammentare che, ai sensi dell’art. 18, comma 1, lett. c) e d), del D.Lgs. n. 231/2007, gli “obblighi di adeguata verifica della clientela si attuano attraverso: […] l’acquisizione e la valutazione di informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo […], per tali intendendosi, quelle relative all’instaurazione del rapporto, alle relazioni intercorrenti tra il cliente e l’esecutore, tra il cliente e il titolare effettivo e quelle relative all’attività lavorativa, salva la possibilità di acquisire, in funzione del rischio, ulteriori informazioni, ivi comprese quelle relative alla situazione economico-patrimoniale del cliente, acquisite o possedute in ragione dell’esercizio dell’attività […]; d) il controllo costante del rapporto con il cliente, per tutta la sua durata, attraverso l’esame della complessiva operatività del cliente medesimo, la verifica e l’aggiornamento dei dati e delle informazioni acquisite […] anche riguardo, se necessaria in funzione del rischio, alla verifica della provenienza dei fondi e delle risorse nella disponibilità del cliente, sulla base di informazioni acquisite o possedute in ragione dell’esercizio dell’attività”.

      Proprio in considerazione del fatto che lo Stato continua ad essere obbligato nei confronti dell’ente finanziatore – addirittura per il caso in cui le verifiche antimafia sul richiedente abbiano un esito positivo successivo all’accesso al finanziamento garantito, risolvendo il rapporto di credito principale -, tale specifico contenuto degli obblighi di adeguata verifica della clientela assume un rilievo assoluto.

Del resto, la stessa Banca d’Italia ha chiarito (Raccomandazione del 10.4.2020) che i finanziamenti garantiti dallo Stato “dovrebbero essenzialmente mirare a fornire le imprese della provvista necessaria per far fronte ai costi di funzionamento o a realizzare verificabili piani di ristrutturazione industriale e produttiva”.

Ciò a dire che la nota “dichiarazione di scopo”, per il caso di finanziamenti garantiti, diventa decisiva ai fini dell’esatto adempimento degli obblighi di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 231/2007, non potendo, in ossequio ai principi che informano la normativa antiriciclaggio, limitarsi l’ente finanziatore ad accettare una “causale” legata ad un ipotetico danneggiamento da emergenza COVID-19.

In difetto e quale ulteriore conseguenza, una dichiarazione di scopo non allineata alla garanzia a copertura del finanziamento comporterebbe l’assolvimento solo parziale dell’obbligo di adeguata verifica: il mancato perfezionamento di quest’ultimo imporrebbe a sua volta l’astensione ex art. 42 del Decreto legislativo in commento.

Tale ultima considerazione ha una sua rilevanza specifica soprattutto per quelle ipotesi di garanzia ripartita, sebbene in percentuali assolutamente non proporzionali, tra stato e Confidi, laddove questi ultimi – è noto – rientranti nel novero dei destinatari della disciplina antiriciclaggio.

Stesso a dirsi per il monitoraggio costante del rapporto, di cui si ritiene auspicabile una frequenza più assidua, accompagnata da idonea documentazione di riscontro, nella misura in cui permette la valutazione di anomalie, lato operazione e lato cliente, tali da giustificare una successiva segnalazione e dare impulso all’attività di repressione di fenomeni che, se non arginati, mettono a rischio la tenuta del sistema creditizio e dello Stato.