ISSN 2784-9635

Il mandato di arresto europeo e la portata applicativa del principio di ne bis in idem: un vuoto normativo colmato dalla giurisprudenza di legittimità

Gloria Lazzaro - 22/07/2021

Cass. pen., Sez. VI, sent n. 25333/2021

Nel caso de quo la Suprema Corte ha avuto l’occasione di pronunciarsi sul rapporto tra il mandato di arresto europeo e il principio di ne bis in idem, nella sua veste di motivo obbligatorio di rifiuto della consegna ex art. 18 lett b) della legge n. 69/2005, modificato dall’art. 14 D.lgs. n. 10/2021.

Il primo motivo di ricorso della difesa ha posto il tema del principio del ne bis in idem con precipuo riguardo all’esistenza e alla portata di un eventuale effetto preclusivo prodotto su una nuova domanda di consegna dalla pronuncia definitiva contraria intervenuta su una precedente richiesta presentata dallo stesso Stato per i medesimi fatti-reato.

Il Collegio ha specificato che, stante il vuoto normativo in subiecta materia in assenza di pertinenti previsioni della legge 22 aprile 2005 n. 69, il contesto normativo di riferimento deve essere individuato facendo riferimento all’art. 39 comma primo della summenzionata legge, laddove viene previsto un meccanismo normativo di completamento della legislazione interna del MAE che rende applicabili le disposizioni del codice di procedura penale e delle leggi complementari in quanto compatibili. 

Pertanto, la Sesta sezione penale ha affermato che, in applicazione dellart. 707 cod. proc. pen., non configura violazione del principio del ne bis in idem la pronuncia che disponga la consegna precedentemente negata con decisione definitiva, qualora sia intervenuta una modifica della normativa interna applicabile.