ISSN 2784-9635

Il nuovo volto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Riflessioni a margine del d.lgs. 4 novembre 2021 attuativo della Direttiva (UE) 2018/1673

Federica Colazzo - 16/11/2021

Il 4 novembre 2021, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via definitiva, il decreto legislativo in attuazione della Direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale.

Da un’attenta lettura si coglie che, per il tramite di un’estensione del novero delle condotte criminali rilevanti quali reati presupposto dei delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, cresce esponenzialmente il rischio di imputazione e condanna.

Più nel dettaglio, si prevede che i proventi illeciti possano derivare:
1) da delitto doloso o colposo, richiamando un mero criterio qualitativo e non quantitativo, posto che non rileva il quantum di pena prevista;
2) da una contravvenzione per cui è prevista la pena dell’arresto con limiti edittali oscillanti tra sei mesi e un anno.

Occorre rilevare che, prima dell’attuazione della direttiva de qua, i reati di cui agli artt. 648-bis e 648-ter c.p. trovavano applicazione ove il denaro e i beni sostituiti, trasferiti, oggetto di operazione volte a ostacolare l’identificazione dell’origine illecita derivassero da un delitto non colposo e non vi era alcun riferimento alle ipotesi contravvenzionali.

Visto l’ampliamento delle condotte illecite rilevanti, si è reso necessario un adeguamento anche in riferimento della risposta sanzionatoria prevista dall’ordinamento:

1) nel caso di ricettazione di cui all’art. 648 c.p. la pena è della reclusione da uno a quattro anni e della multa da 300 € a euro 6.000 € quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi; inoltre, la pena è aumentata se il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale;

2) nel caso di riciclaggio di cui all’art. 648-bis c.p. resta ferma la pena da quattro a dodici anni di reclusione e la multa da 5.000 € a 25.000 € in caso di delitto (ora anche colposo), come già previsto in precedenza, e con riferimento all’ipotesi contravvenzionale, si rischierà una pena detentiva dai due ai sei anni e una pena pecuniaria da 2.500 € a 12.500 €;

3) nel caso di autoriciclaggio di cui all’art. 648-ter 1 c.p., confermata la pena della reclusione da quattro a dodici anni e la multa da 5.000 € a 25.000 € per l’ipotesi di delitto (ora anche colposo), è prevista la pena detentiva da due a sei anni e della multa da euro dai 2.500 € ai 12.500 € quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.

Occorre rilevare che il nuovo volto dei reati di riciclaggio e antiriciclaggio si rifletterà anche sul D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, benché non sia prevista una modifica esplicita in tal senso. Invero, la direttiva comunitaria si limita a individuare l’obiettivo da raggiungere, ossia quello di perseguire le persone giuridiche responsabili dei reati di riciclaggio, lasciando spazi di autonomia al legislatore nazionale circa i mezzi. Anche in questo caso, visto il maggiore alveo di condotte imputabili, aumenteranno i casi di enti condannati. In merito, è utile puntualizzare che la disciplina del decreto legislativo n. 231/2001 prevede l’ipotesi di cui all’art. 25-octies recante Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio secondo cui: «In relazione ai reati di cui agli articoli 648, 648 bis, 648 ter e 648 ter 1 del Codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote».

Inoltre, benché la novella in questione riguardi modifiche solo di carattere sostanziale, ne derivano anche ricadute sul piano processuale penale, in particolare in tema di misure cautelari. La giurisprudenza di legittimità ha ribadito che, ai fini della legittima applicazione della misura cautelare del sequestro preventivo[1] è necessario individuare la condotta tipica, se pur non si individuano tutti gli estremi storici e fattuali del delitto presupposto.
La misura di cui all’art. 321 c.p.p., come noto, trova la sua ratio nell’esigenza di impedire che una cosa pertinente ad un reato possa essere utilizzata per aggravare o protrarre le conseguenze dello stesso e, visto l’ampliamento del novero dei reati presupposto intervenuto con l’applicazione del decreto legislativo del 4 novembre scorso, verosimilmente, sarà uno strumento che troverà larga applicazione, nel rispetto dei presupposti legali e ferma la condizione che il giudice per le indagini preliminari individui il reato presupposto oggetto di addebito, che potrà essere un delitto, anche doloso, o una contravvenzione.
In conclusione, il decreto legislativo del 4 novembre 2021, attuativo della Direttiva (UE) 2018/1673 si inserisce nel solco di misure, preventive e repressive, utili a contrastare il crimine organizzato, a stampo mafioso e non, che, oramai, ha conquistato spazi di potere non solo nel mondo degli affari illeciti ma anche di quelli leciti, per il tramite di una rete di associati, spesso anche infiltrati nel tessuto politico ed economico[2].

[1] Si rinvia a, F. GABRIELI, voce Sequestro penale, in Nuovo digesto italiano, Utet, 1940, vol. XII, 135 e ss.; P. BALDUCCI, Finalità processuali e non preventive del sequestro di polizia giudiziaria, in Rivista italiana di diritto e procedura penale, 1979, 831 e ss.; C. PANSINI, Attuazione della direttiva 42/2014/UE relativa al congelamento di beni strumentali e dei proventi da reato nell’Unione Europea, in Processo penale e giustizia, 1, 2017, 8 e ss.; P. GUALTIERI, Dissonanze normative e giurisprudenziali nel sequestro preventivo, in Parola alla difesa, 2016, II, 213 e ss.

[2] Per un approfondimento, si rinvia a R. RAZZANTE, Corruzione, riciclaggio e mafia: la prevenzione e la repressione del nostro ordinamento giuridico, Aracne, 2015; R. RAZZANTE, Il riciclaggio nella giurisprudenza. Normativa e prassi applicative, Milano, Giuffrè, 2011; V. PACILEO, Il riciclaggio e i reati affini, Key Editore, 2017; R. RAZZANTE, Antiriciclaggio e professionisti, Maggioli editore, 2020.