ISSN 2784-9635

Il Provvedimento della Banca d’Italia in materia di adeguata verifica per gli esercenti attività di custodia e trasporto del contante

Luca Grande - 28/05/2020

INTRODUZIONE

Banca d’Italia, oltre ad essere l’autorità preposta alla vigilanza e al controllo degli operatori finanziari (intermediari bancari e finanziari,…), è altresì preposta alla vigilanza[1] ed al controllo degli “operatori non finanziari”:

– esercenti le attività di custodia e trasporto di denaro contante e di titoli o valori a mezzo di guardie particolari giurate[2] in presenza della licenza di cui all’articolo 134 T.U.L.P.S.[3]

– nonché soggetti all’iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 8 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 409 come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90[4] attuativo della direttiva (UE) 2015/849.

Questi operatori, al pari di quelli finanziari[5], esercitano l’attività di“gestione del contante” ovvero di“trattamento del contante”[6]e più precisamente si occupano:

  1. dell’individuazione delle banconote o monete sospette di falsità, con l’accertamento delle caratteristiche distintive e di sicurezza (controlli di autenticità);
  2. della verifica di quelle banconote o monete che, per il loro stato di conservazione, sono idonee a essere reimmesse in circolazione sia in operazioni di sportello sia con l’alimentazione di dispositivi automatici di distribuzione del contante (controlli di idoneità).

I controlli di autenticità e di idoneità sono effettuati con l’utilizzo di apparecchiature per l’autenticazione e la selezione delle banconote in euro e queste apparecchiature devono essere conformi[7] ossia devono aver superato positivamente i test di una Banca Centrale Nazionale dell’Eurosistema ed essere riportate nell’apposito elenco pubblicato sul sito internet della Banca Centrale Europea.

Con il Provvedimento del 22 giugno 2016[8] Bankitalia ha assicurato che lo svolgimento dell’attività dei gestori del contante sia svolta in conformità alle regole che disciplinano l’attività di controllo dell’autenticità e idoneità delle banconote facendo leva sulla procedura sanzionatoria amministrativa[9] disciplinata dall’art. 145 del TUB[10] e successive modificazioni. Tale procedura sanzionatoria ha inizio con la contestazione formale da parte della Banca d’Italia, nei confronti del soggetto ritenuto responsabile, delle violazioni riscontrate ed è disposta dal Servizio Cassa generale.

I gestori del contante, oltre a dotarsi di apposite apparecchiature conformi utili ad effettuare i controlli di autenticità e di idoneità del denaro circolante, solo recentemente sono obbligati all’iscrizione nell’apposito registro se in possesso dei requisiti indicati dal Provvedimento del 23 aprile 2019[11] (cfr. art. 2 ss.).

I primi operatori non finanziari[12] (ed attualmente gli unici su territorio nazionale) ad esercitare le attività di custodia e trasporto di denaro contante e di titoli o valori a mezzo di guardie giurate e ad essere iscritte nell’apposito registro sono le seguenti: a) Corpo di Vigilanza città di Varese e Provincia S.p.A. e b) C.I.V.I.S. Centro di Vigilanza Interna e Stradale S.p.A.;          c) Istituto di Vigilanza La Sicurezza Notturna SRL ; d)  Fidelitas S.P.A. Fiduciaria di Sicurezza; e) La Ronda Servizi di Vigilanza S.P.A.

 

APPROCCIO  BASATO  SUL  RISCHIO.

I gestori del contante pongono in essere processi decisionali basati sull’attuale evidenza fattuale al fine di individuare in maniera più efficace i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo a cui sono esposti nell’esercizio della loro attività.

Più precisamente i gestori del contante valutano i suddetti rischi a livello nazionale ed europeo acquisendo i dati quantitativi e statistici sulla dimensione e l’importanza del proprio settore forniti dalle autorità di cui all’art. 21 comma 2 lett a) del decreto antiriciclaggio. Altrettanto importante è l’acquisizione di informazioni affidabili dal cliente e/o esecutore e/o titolare effettivo (cfr. art.22 decreto antiriciclaggio) affinché sia definito il profilo di rischio attribuibile a ogni cliente, sulla base dei criteri generali concernenti il tipo di cliente e l’operazione o rapporto continuativo indicati nell’articolo 17, comma 3 del decreto antiriciclaggio.

I suddetti criteri (genericamente indicati nel decreto antiriciclaggio) sono descritti in modo dettagliato dal recentissimo provvedimento di Bankitalia del 4 febbraio 2020 che, quindi, deve essere utilizzato nell’ambito di un’autonoma valutazione dei fattori di rischio attribuibili a ciascun cliente sotto il profilo soggettivo ovvero oggettivo.

Pertanto, in conformità al principio dell’approccio basato sul rischio[13], i gestori del contante (e più in generale a qualsivoglia operatore) valutano autonomamente la sussistenza dei fattori di rischio indicati dal decreto antiriciclaggio ed applicano altrettanto autonomamente misure più o meno restrittive in proporzione ai fattori di rischio effettivamente riscontrati.

In particolare, occorre considerare che il medesimo provvedimento di Bankitalia amplia l’elenco delle misure semplificate di adeguata verifica della clientela da adottare in situazioni di basso rischio (articolo 23, comma 2 del decreto antiriciclaggio) così come l’elenco delle misure rafforzate di adeguata verifica della clientela da adottare in situazioni ad alto rischio (art.24 comma 2 del decreto antiriciclaggio)[14] non ritenendosi sufficienti:

  • gli obblighi di adeguata verifica ordinaria (articoli 17, 18 e 19 del decreto antiriciclaggio);
  • le misure di adeguata verifica semplificata (articolo 23 del decreto antiriciclaggio);
  • gli obblighi di adeguata verifica rafforzata (articoli 24 e 25 del decreto antiriciclaggio).

Ai fini dell’individuazione e graduazione dell’entità delle misure da applicare, occorre definire distinte classi di rischio cui associare la clientela e ciò presuppone la conoscenza del profilo di rischio attribuibile a ogni cliente sulla base dei criteri generali indicati nell’articolo 17, comma 3 del decreto antiriciclaggio per verificare la sussistenza di fattori di rischio di carattere soggettivo (riscontrabili attraverso l’applicazione dei criteri concernenti il tipo di cliente) e  di  fattori di rischio oggettivo (riscontrabili attraverso l’applicazione dei criteri relativi all’operazione o al rapporto continuativo). A ciascuna classe di rischio, quindi, devono corrispondere adempimenti degli obblighi di adeguata verifica differenti per frequenza ed estensione. E, naturalmente, gli operatori devono verificare senza ritardo la congruità della classe di rischio già assegnata quando giungano a conoscenza di eventi o circostanze suscettibili di incidere sul profilo di rischio del cliente, anche se riferibili al suo titolare effettivo

Pertanto, l’approccio basato sul rischio, facendo leva sull’autonomia degli operatori nella ponderata valutazione dei fattori di rischio (alla luce delle linee guida offerte dagli Orientamenti definitivi dei fattori di rischio, dal Decreto antiriciclaggio e dal Provvedimento in oggetto), si traduce nei vantaggi di focalizzare un numero definito di rischi – la cui classificazione è soggetta ad aggiornamenti[15] – e di investire, quindi, risorse finanziarie nell’adeguata verifica della clientela evitando che la gestione dei rischi possa essere appesantita dai costi irrazionali di misure inadeguate o inopportune.

In ogni caso, l’operatore è sempre tenuto a dar conto all’Autorità Giudiziaria, agli Organi investigativi ed alla UIF della bontà delle informazioni acquisite durante l’autonoma valutazione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, affinché possa motivare le proprie scelte di gestione dei rischi e quindi l’applicazione di certe misure di adeguata verifica. In tal senso, il provvedimento di Bankitalia del 5 febbraio 2020 prevede che nel Regolamento aziendale Antiriciclaggio siano previste procedure per la gestione accentrata a cura del Responsabile antiriciclaggio delle richieste di informazioni provenienti dall’Autorità Giudiziaria, dagli Organi investigativi e dalla UIF, mantenendone evidenza, unitamente alle informazioni riguardanti eventuali elementi pregiudizievoli, anche nel fascicolo di adeguata verifica.

 

PROFILATURA DEL CLIENTE

Come già accennato, l’acquisizione di informazioni affidabili dal cliente e/o dal esecutore e/o dal titolare effettivo (cfr. art.22 decreto antiriciclaggio) è indispensabile affinché sia definito il profilo di rischio attribuibile a ogni cliente /esecutore/titolare effettivo. A tal fine, gli operatori, ai sensi dell’articolo 22 del decreto antiriciclaggio, acquisiscono dal cliente per iscritto tutte le informazioni necessarie e aggiornate per adempiere agli obblighi di adeguata verifica.

In particolare, gli operatori:

–  hanno l’obbligo di acquisire informazioni direttamente dal cliente sulla natura giuridica e l’attività economica prevalentemente svolta dal cliente e se esistenti informazioni sul titolare effettivo e, ove rilevante, sull’esecutore;

– devono considerare, altresì, il comportamento tenuto dal cliente o dall’esecutore al momento dell’operazione o dell’instaurazione del rapporto continuativo ossia comportamenti di natura dissimulatoria, come l’eventuale riluttanza del cliente o dell’esecutore a fornire le informazioni richieste ovvero l’incompletezza o l’erroneità delle stesse;

–  sono tenuti ad acquisire  da fonti ufficiali ed attendibili (es. relazioni semestrali del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta, i risultati conseguiti dalla D.I.A. , le pubblicazioni in tema di criminalità diffuse da fonti giornalistiche autorevoli,… ) informazioni circa l’area geografica di residenza o sede del cliente e del titolare effettivo (andrà valutata, anche con riferimento alla concreta localizzazione dell’attività svolta dal cliente e dal titolare effettivo, la presenza di fenomeni di criminalità organizzata suscettibili di alimentare il riciclaggio tramite l’utilizzo di contante).

A tal fine andranno presi in considerazione, se pubblicamente disponibili, fattori quali lo svolgimento da parte del cliente dell’attività in territori appartenenti a enti sciolti per fenomeni di infiltrazione mafiosa o caratterizzati da fenomeni di economia sommersa o noti per il grado di infiltrazione della criminalità economica.

Tutte le informazioni acquisite dall’operatore tramite percorsi di analisi strutturati e questionari sottoscritti dal cliente alimentano il sistema informatico che attribuirà la classe di rischio per ciascun cliente, esecutore e titolare effettivo. Ciò vuol dire che l’autonomia degli operatori nella valutazione dei fattori di rischio (di cui si è detto nel precedente paragrafo) è limitata alla raccolta delle informazioni non estendendosi anche all’attribuzione della classe di rischio che è, invece, proposta in automatico dai sistemi informatici. Ne discende che l’operatore, tramite il Responsabile Antiriciclaggio, deve saper motivare di fronte all’Autorità Giudiziaria, agli Organi investigativi ed alla UIF l’eventuale scostamento tra la classe di rischio proposta in automatico dall’elaboratore informatico e quella differente che è stata selezionata dall’operatore a seguito della scoperta di eventi o circostanze suscettibili di incidere sul profilo di rischio del cliente, anche se riferibili al suo titolare effettivo.

I gestori di contante assicurano che la classe di rischio proposta in automatico dai sistemi informatici sia coerente con la propria conoscenza del cliente applicando, se del caso, classi di rischio più elevate. L’abbassamento del livello di rischio o dei controlli da parte degli operatori deve essere circoscritto a casi eccezionali e va dettagliatamente motivato per iscritto. La verifica di coerenza e/o l’attribuzione della classe di rischio è di competenza del Responsabile antiriciclaggio che può avvalersi anche di soggetti da lui formalmente incaricati; in questo caso il Responsabile antiriciclaggio è tenuto a confermare o modificare la valutazione del delegato.

La transizione di un cliente da una classe connotata da un rischio più elevato a un’altra connotata da un rischio più contenuto, anche se proposta da altre strutture o organi dell’operatore, secondo l’assetto organizzativo adottato e i compiti assegnati, è decisa in maniera motivata dal Responsabile antiriciclaggio. Tale decisione deve essere comunicata senza ritardo al componente dell’organo di gestione[16] con delega al trattamento del contante. Quest’ultimo potrà confermare le valutazioni del Responsabile antiriciclaggio o ripristinare la precedente classe di rischio. Gli operatori conservano evidenza delle valutazioni condotte dai diversi soggetti intervenuti nel processo di attribuzione del profilo di rischio del cliente.

In definitiva, sulla base di un’olistica valutazione del profilo di rischio del cliente e, se esistenti, del titolare effettivo e, ove rilevante, dell’esecutore, il Responsabile antiriciclaggio – supportato dall’organo di gestione con delega al trattamento del contante – deve garantire che le misure volte a prevenire o mitigare il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo siano proporzionali ai rischi effettivamente individuati.

 

OBBLIGHI DI ADEGUATA VERIFICA

Il provvedimento in oggetto indica come esercitare le attività di adeguata verifica (cfr. art. 18 del decreto antiriciclaggio) occupandosi dell’identificazione del cliente e dell’esecutore,e del titolare effettivo nonché della verifica dei dati identificativi acquisiti all’atto dell’identificazione.

Quando dagli accertamenti sopra descritti emergano dubbi, incertezze o incongruenze, gli operatori effettuano ogni ulteriore riscontro necessario a verificare i dati identificativi e le informazioni acquisite. A titolo esemplificativo, essi possono consultare il sistema pubblico per la prevenzione del furto di identità di cui al decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 64.

 

SANZIONI

Nel sistema delineato dal D.lgs. n. 90/2017, in cui si assiste ad un rafforzamento delle misure sanzionatorie amministrative[17], il legislatore della riforma nell’aggiornare il sistema sanzionatorio ha escluso dal campo del “penalmente rilevante” tutte le violazioni degli obblighi antiriciclaggio non connotate da falsità o frode.

In questa prospettiva l’inosservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela (art. 56 comma 1 e 2  d.lgs. 231/2007) così come  l’inosservanza dell’obbligo di astensione (art.56, comma 3 d.lgs. 231/2007) assumono sotto il profilo sanzionatorio una diversa valenza: penale se la violazione è perpetrata con falsità o frode; amministrativa nel caso di mera omissione del facere imposto dalla norma.

Gli illeciti penali connotati da falsità e frode nella verifica della clientela sono i seguenti:

  • falsificazione dei dati e delle informazioni acquisite in sede di adeguata verifica della clientela (art. 55 comma 1) [18];
  • adempimento degli obblighi di adeguata verifica mediante l’utilizzo di dati e informazioni falsi (art.55 comma 1);
  • acquisizione o conservazione di dati falsi in sede di adeguata verifica della clientela e uso di mezzi fraudolenti al fine di pregiudicarne la corretta conservazione (art.55 comma 2).

 

FASCICOLO DI ADEGUATA VERIFICA

Ogni operatore è tenuto a predisporre, per ciascun cliente, un fascicolo di adeguata verifica, anche in formato elettronico, che contenga:

  • tutte le informazioni fornite dal cliente, di propria iniziativa o su richiesta dell’operatore, in sede di adeguata verifica, ivi inclusa la copia in formato cartaceo o elettronico, purché non modificabile, del documento d’identità o altro documento di riconoscimento equipollente ai sensi della normativa vigente utilizzato per la identificazione del cliente e dell’esecutore;
  • l’indicazione delle verifiche condotte e delle fonti a tal fine esaminate;
  • la documentazione relativa all’attività di controllo costante condotta, nonché le valutazioni effettuate, anche al fine di dimostrare alle Autorità che le misure adottate sono adeguate al rischio rilevato;
  • copia delle eventuali richieste di informazioni pervenute dall’Autorità Giudiziaria, dagli Organi investigativi o dalla UIF con riferimento al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, al soggetto servito o a nominativi cui gli stessi risultino, da informazioni note, collegati da rapporti d’affari o di coniugio, di unione civile, di convivenza, anche di fatto, o da legami di parentela o affinità, entrambi fino al quarto grado;
  • tutte le informazioni acquisite sul soggetto servito[19] e la documentazione relativa all’attività di monitoraggio effettuata sullo stesso.

 

Nel fascicolo deve essere inserita una “Valutazione conclusiva di adeguata verifica” che, sulla base delle informazioni acquisite e del rilievo attribuito a ciascuna di esse, ha consentito di associare ciascun cliente a una specifica classe di rischio.

 

Normativa:

  • Decreto legge del  25.09.2001, n. 350 (Disposizioni urgenti per l’introduzione dell’euro).
  • Decreto legge del 24.01.2012, n.1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività) convertito nella legge 24.03.2012, n.27
  • Provvedimento del 05.06.2019 (Disposizioni per l’attività di gestione del contante)
  • Provvedimento del 23.04.2019 (Disposizioni per l’iscrizione e la gestione dell’elenco di cui all’articolo 8 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, nonché su organizzazione, procedure e controlli in materia antiriciclaggio per gli operatori non finanziari iscritti nell’elenco
  • Provvedimento del 5.02.2020 (Disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela e di conservazione dei dati e delle informazioni per gli operatori non finanziari iscritti nell’elenco di cui all’articolo 8 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350 convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 409 come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 )

 

[1] Cfr. Provvedimento del  5.06.2019 (Disposizioni per l’attività di gestione del contante), Capitolo IV “Controlli”, pag. 22

[2] Cfr. l’art. 1, comma 2, lett. c) del d.lgs. 21 novembre 2007 come modificato dal d.lgs. n. 90/2017.

[3] Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635, “Regolamento per l’esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773, delle Leggi di Pubblica Sicurezza”.

[4] Cfr. il d.lgs. 25 maggio 2017 , n.90, art. 8, comma 9:

All’articolo 8 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito, con modificazioni,dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 2, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente: «b) gli operatori non finanziari che svolgono professionalmente attivita’ di custodia e trasporto ai sensi dell’articolo 134 del TULPS, limitatamente all’attivita’ di trattamento del denaro contante;»;
  2. b) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti:

«2-bis. Gli operatori non finanziari di cui alla lettera b) comma 2 del presente articolo che svolgono professionalmente attivita’ di trattamento delle banconote in euro sono tenuti ad iscriversi in un apposito elenco tenuto dalla Banca d’Italia.

2-ter. La Banca d’Italia disciplina con proprio regolamento i requisiti per l’iscrizione all’elenco di cui al comma 2-bis e i casi di cancellazione e di decadenza.». 

 [5] Vale a dire: le banche nei limiti della prestazione di servizi di pagamento che coinvolgano l’uso del contante, Poste Italiane S.p.A., gli istituti di moneta elettronica di cui all’articolo 1, comma 2, lett. h-bis) del T.U.B., gli istituti di pagamento di cui all’articolo 1, comma 2, lett. h-sexies) del T.U.B. e gli altri prestatori di servizi di pagamento ai sensi dell’art. 114- sexies del T.U.B.).

 [6] Cfr. Provvedimento Bankitalia del 23 aprile 2019. Disposizioni per l’iscrizione e la gestione dell’elenco di cui all’articolo 8 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, nonché su organizzazione, procedure e controlli in materia antiriciclaggio per gli operatori non finanziari iscritti nell’elenco

[7] L’elenco delle apparecchiature conformi è pubblicato sul sito della BCE; la cancellazione di un’apparecchiatura da tale elenco, a seguito di un test con esito negativo, viene pubblicata sul sito internet della Banca d’Italia e resa nota dalla Banca d’Italia via e-mail a ciascun gestore del contante.

[8] “Disposizioni relative al controllo dell’autenticità e idoneità delle banconote in euro e al loro ricircolo”.

 [9] Ai sensi dell’art. 8, comma 10 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, come sostituito dall’art. 97 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n.1, convertito nella legge 24 marzo 2012, n. 27, in caso di inosservanza del medesimo articolo del decreto-legge e della Decisione BCE 2010/14 e successive modificazioni e del presente provvedimento, la Banca d’Italia applica nei confronti dei gestori del contante una sanzione amministrativa da euro 5.000 ad euro 50.000 a chi trasgredisce quanto previsto dall’art. 152 secondo il quale: “I gestori del contante trasmettono, per via telematica, al Ministero dell’Economia e delle finanze i dati e le informazioni relativi al ritiro dalla circolazione di banconote e di monete metalliche in euro sospette di falsità, secondo le disposizioni applicative stabilite dal Ministero dell’economia e delle finanze con provvedimento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana”. Più recentemente vedi Provvedimento Bankitalia del  5.06.2019 (Disposizioni per l’attività di gestione del contante), Capitolo VI, pag.21.

[10] Articolo 145 (2) (Procedura sanzionatoria) 1. Per le violazioni previste nel presente titolo cui è applicabile una sanzione amministrativa, la Banca d’Italia contestati gli addebiti ai soggetti interessati, tenuto conto del complesso delle informazioni raccolte, applica le sanzioni con provvedimento motivato. I soggetti interessati possono, entro trenta giorni dalla contestazione, presentare deduzioni e chiedere un’audizione personale in sede di istruttoria, cui possono partecipare anche con l’assistenza di un avvocato (3). 1-bis. Il procedimento sanzionatorio è retto dai principi del contraddittorio, della conoscenza degli atti istruttori, della verbalizzazione nonché della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie.

 [11] Disposizioni per l’iscrizione e la gestione dell’elenco di cui all’articolo 8 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, nonché su organizzazione, procedure e controlli in materia antiriciclaggio per gli operatori non finanziari iscritti nell’elenco

[12] C.d. operatori non finanziari di cui all’art.3 comma 5 lett.f) del decreto antiriciclaggio (cd. gestori del contante).

[13] «Approccio basato sul rischio» indica un approccio in base al quale le autorità competenti e le imprese individuano, valutano e comprendono i rischi di ML/TF a cui le imprese sono esposte e adottano misure di AML/CFT commisurate a tali rischi . (Fonte: gli Orientamenti relativi ai fattori di rischio).

14] Come precisano gli artt. 23 comma 3 e 24 comma 4 del d.lgs. 231/2007 ss.mm.ii.non tali elenchi non sono tassativi in quanto possono essere integrati o modificati dalle Autorità di vigilanza di settore – e quindi anche da Banca d’Italia – che, nell’esercizio delle attribuzioni di cui all’articolo 7, ha individuato ulteriori fattori di rischio da prendere in considerazione proprio in riferimento ai predetti operatori non finanziari, recentemente aggiunti alla platea dei soggetti c.d. obbligati.

[15] Gli operatori devono verificare senza ritardo la congruità della classe di rischio già assegnata quando giungano a conoscenza di eventi o circostanze suscettibili di incidere sul profilo di rischio del cliente, anche se riferibili al suo titolare effettivo (cfr. pag. 10 del Provvedimento del 5 febbraio 2020).

[16]

  • il consiglio di amministrazione, per le società che adottano il modello tradizionale o
  • l’amministratore unico;
  • il consiglio di amministrazione, per le società che adottano il sistema monistico;
  • il consiglio di gestione, per le società che adottano il sistema dualistico;
  • l’amministratore o gli amministratori congiuntamente o disgiuntamente, anche privi del potere di rappresentanza, nelle società in nome collettivo;
  • collegialmente i soci accomandatari cui sono conferiti poteri di gestione, nelle società in accomandita semplice;
  • il titolare dell’impresa, nel caso in cui l’attività venga svolta nella forma di impresa individuale.

[17] Nell’ordinamento interno, una compiuta enucleazione dei principi generali che governano l’illecito amministrativo  si rinviene nella Legge 24 novembre 1981, n.689 che rappresenta a tutt’oggi la disciplina fondamentale del diritto amministrativo punitivo.

[18] L’elemento psicologico va profondamente riconsiderato alla luce della avvenuta trasformazione della violazione degli obblighi di identificazione da delitto a illecito amministrativo. In particolare, il mutamento di prospettiva è suggerito dall’art.6, d.lgs. n.8/2016 secondo cui “Nel procedimento per l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n.689”.

[19] Soggetto terzo rispetto al cliente e al titolare effettivo, nei confronti del quale l’operatore effettua in concreto l’operazione (ad esempio, grande distribuzione organizzata, money transfer, compro oro, cambiavalute).