ISSN 2784-9635

Insufficienza della distrazione di somme di denaro per la configurabilità del reato di riciclaggio

Francesca Urbani - 10/12/2020

Con la sentenza n.33394/2020, la Suprema Corte ha deliberato che il mero trasferimento di somme di denaro oggetto di distrazione fallimentare non è sufficiente a integrare il reato di autoriciclaggio.

Nel caso discusso dalla Corte di Cassazione, la condotta di autoriciclaggio veniva individuata nell’acquisto di quote societarie tramite l’utilizzo di denaro indebitamente sottratto alla società fallita, avvalendosi di strumenti negoziali atti a ostacolare l’identificazione dell’origine delittuosa dei beni.

Gli ermellini hanno nuovamente avvalorato la passata giurisprudenza, confermando l’insufficienza della distrazione di somme di denaro dalla società fallita a favore di imprese operative alla configurazione del reato ex art. 648-ter.1 c.p.[1]. A tal fine infatti per la Corte occorre un quid pluris che denoti l’attitudine dissimulatoria della condotta rispetto alla provenienza delittuosa del bene.

Nel caso de quibus la pluralità e complessità delle operazioni negoziali, ben evidenziate dall’ordinanza impugnata, connotano le operazioni stesse nella direzione di un’accentuata fraudolenza, rivelatrice della postulata attitudine dissimulatoria. L’acquisto delle quote sociali è infatti avvenuto con denaro indebitamente sottratto alla società fallita, e ciò tramite l’accorto impiego di schemi negoziali formali, idonei a mascherare l’origine di tale provvista, nonché a pregiudicarne, mediante il reimpiego nel circuito economico, lo stesso recupero.

[1]  (Sent. n. 38919/2019; Sent. n.8851/2019)