ISSN 2784-9635

Integrazione del reato di riciclaggio sulla base degli “indici sintomatici”

Nicole Maci - 20/04/2021

Il reato di riciclaggio è un fenomeno di ardua individuazione inserito nell’economia legale, poiché risulta difficile risalire alla sua originaria provenienza delittuosa. La sentenza n. 32112/2020 emessa dalla Seconda Sezione della Corte di Cassazione il 16 novembre scorso, fornisce importanti indicazioni in materia di riciclaggio, determinando le condizioni giuridiche per l’accertamento del reato presupposto e per l’individuazione della condotta tipica.

La sentenza

Nel caso di specie, il Tribunale di Messina rigettava la richiesta di riesame avanzata contro il decreto con cui il Pubblico Ministero, in data 19 ottobre 2019 aveva convalidato il sequestro preventivo avente oggetto una somma pari a 65.870€.

Il giudice del riesame considerava il possesso di ingenti somme di denaro contante, l’occultamento dei beni, i precedenti penali dei possessori di tali somme e l’incapacità di dimostrare la provenienza del denaro condotte idonee e sufficienti ad integrare il reato di riciclaggio.

La difesa, in aggiunta, proponeva ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione in merito all’individuazione della fattispecie di reato per accertare la provenienza illecita delle somme di denaro sequestrate, violando in questo modo l’art.253 c.p.p.

Secondo i ricorrenti, le circostanze avanzate dal Tribunale non avrebbero, infatti, legittimando la fattispecie di riciclaggio, in quanto risultava completamente assente uno specifico riferimento al reato presupposto.

La Suprema Corte accoglie il ricorso, dichiarandolo fondato per una precisa causa, non è presente una vera motivazione relativa all’individuazione degli elementi che delineano quale condotta specifica, ai sensi dell’art.648bis c.p., sia riconducibile al comportamento degli indagati.

La Corte, quindi, dichiara che nel caso in cui non sia stato identificato un reato presupposto, il mero possesso ingiustificato di una ingente quantità di denaro contante, non è sufficiente ad integrare la fattispecie relativa al reato di riciclaggio, ex art. 648 bis c.p.[1] Gli indici sintomatici, in riferimento all’origine della disponibilità dei beni, non sono sufficienti ad integrare la fattispecie del reato in esame, poiché vengono considerati suscettibili di provare un ingiustificato possesso e non di accertare un’attività diretta ad occultare la provenienza delittuosa di tali beni. A tal riguardo, i giudici specificano che il considerevole importo della somma sequestrata, le modalità di occultamento e i precedenti penali degli indagati siano considerati “indici sintomatici”, ma che siano “privi di specificità in ordine alla derivazione della disponibilità oggetto di espropriazione”.

La condotta

La fattispecie del delitto di riciclaggio si perfeziona con l’esecuzione di plurimi comportamenti, ovvero la sostituzione, il trasferimento o attraverso qualsiasi altra operazione, distinta dalle precedenti, tale da ostacolare l’identificazione del denaro, dei beni o di altre utilità di provenienza illecita. Il compimento di una di queste condotte può articolare la commissione del reato, al contrario si realizzerebbe un reato di mero sospetto o un delitto di posizione, ai sensi di quanto disciplinato dall’art.708 c.p. Quest’ultimo, che puniva con l’arresto, chiunque, venisse trovato “in possesso di denaro o di oggetti di valore, o di altre cose non confacenti al suo stato e dei quali non giustifichi la provenienza”, venne dichiarato incostituzionale nella sentenza n.370 del 1 novembre 1996.

Per giustificare un sequestro preventivo di beni che si presumono derivanti dal reato di riciclaggio occorrono elementi di fatto, rilevati e valutati, riferibili a un reato presupposto che deve essere astrattamente configurabile e identificato. In caso di sequestro, il bene da sottoporre a vincolo deve essere specificatamente individuato, di modo da verificare la sua provenienza delittuosa.

Il sequestro di ingenti somme di denaro deve essere fondato su elementi sussistenti, di modo da creare una correlazione tra queste ed il reato presupposto.

Tali principi, vennero, in parte, elaborate in precedenti sentenze, ne è un esempio Cass.Pen., sez. II, n. 39006/2018 nella quale “il mero possesso di un’ingente somma di denaro non può giustificare, in assenza di qualsiasi riscontro investigativo circa l’esistenza o meno di un delitto presupposto […] l’elevazione di un’imputazione di riciclaggio” laddove non sia stata accertata la presenza di un reato presupposto o di relazioni con ambienti criminali o di precedente commissione di fatti di reato[2].

Qualora non venga verificata l’esistenza di un reato presupposto, qualsiasi provvedimento cautelare di sequestro di somma di denaro comporterebbe un’indebita compromissione dei diritti fondamentale dell’individuo.

I giudici della Suprema Corte chiariscono che ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio non sia necessaria una dettagliata ricostruzione del delitto presupposto, ma che quest’ultimo debba essere quantomeno individuato nella sua tipologia. Inoltre, il soggetto indagato deve risultare estraneo alla provenienza e che non sia l’autore o che non abbia concorso all’esecuzione del delitto di cui dell’art.648 bis.

La Corte conclude affermando che “ai fini della legittimità del sequestro preventivo di cose che si assumono pertinenti al reato di riciclaggio di cui all’art. 648-bisc.p., pur non essendo necessario la specifica individuazione e l’accertamento del delitto presupposto, è tuttavia indispensabile che esso risulti, alla stregua degli elementi di fatto acquisiti e scrutinati, almeno astrattamente configurabile e precisamente indicato, situazione non ravvisabile quando il giudice si limiti semplicemente a supporne l’esistenza, sulla sola base del carattere asseritamente sospetto delle operazioni relative ai beni e valori che si intendono sottoporre a sequestro”.

[1]non potendo essere considerata tale quella del mero possesso di denaro, inidonea ad integrare l’attività diretta alla sostituzione, al trasferimento, o ad altre operazioni, intese ad occultare la provenienza delittuosa del denaro”.

[2] Ranieri Razzante, “Nota a Cass.pen., sez.II, dep. 27 agosto 2018, n. 39006”, 16 maggio 2020, Antiriciclaggio & Compliance – Rivista italiana dell’antiriciclaggio https://www.antiriciclaggiocompliance.it/nota-a-cass-pen-sez-ii-dep-27-agosto-2018-n-39006/