ISSN 2784-9635

Investire nella destabilizzazione: come il denaro “straniero” è utilizzato per indebolire la democrazia in Europa

Francesca Romana Tubili - 13/05/2021

L’interferenza straniera è diventata una delle principali minacce per la sicurezza della nostra democrazia. In particolar modo l’Unione Europea, negli ultimi anni, ha intensificato i suoi sforzi per contrastarla. Un esempio di interferenza è il finanziamento estero dei partiti politici.

All’interno del territorio europeo le recenti riforme del regolamento sul finanziamento ai partiti e alle fondazioni associate hanno vietato i contributi dall’estero; a livello nazionale, nella maggior parte degli Stati membri sono attualmente in vigore normative che vietano o limitano i finanziamenti esteri, ma esistono ancora variazioni significative tra di esse.

Nonostante i cambiamenti ai regolamenti dei partiti, rimangono molte segnalazioni da parte degli Stati membri, nei confronti di attori stranieri che sfruttano le scappatoie normative per incanalare fondi o fornire altri tipi di sostegno. Recentemente il finanziamento estero dei partiti è diventato uno dei mezzi principali attraverso il quale le autocrazie cercano di sconvolgere i paesi europei.

Questo fenomeno è emerso come una questione preoccupante in vista delle elezioni del Parlamento Europeo nel 2019, quando sono stati documentati diversi tentativi di sostegno dall’estero ai partiti anti-europeisti.

Nella sua risoluzione sull’ingerenza elettorale straniera e la disinformazione, il Parlamento Europeo ha riconosciuto che le minacce “costituiscono una sfida importante” e “pongono seri rischi per le società e le istituzioni democratiche europee e, in definitiva, per la sovranità dell’Europa”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha anche sottolineato con forza la necessità di proteggere la libertà democratica “poiché le potenze straniere cercano di influenzare il nostro voto ad ogni elezione”. Ha inoltre suggerito che una “Agenzia europea per la protezione della democrazia dovrebbe essere creata ad hoc per affrontare le interferenze e essere accompagnata dal divieto di finanziamento dei partiti politici europei da parte di potenze straniere”, al fine di salvaguardare i processi elettorali.

Rientrano nella rubrica delle interferenze straniere, una serie di strumenti sia di natura fisica che virtuale. Tali minacce alla democrazia sono spesso classificate come ibride.

Questo concetto coglie una “miscela di attività coercitive e sovversive, metodi convenzionali e non convenzionali (cioè diplomatici, militari, economici, tecnologici), che possono essere utilizzati in modo coordinato da uno Stato o attori non statali per raggiungere obiettivi specifici rimanendo al di sotto della soglia di guerra dichiarata formalmente”. [1]

Il Parlamento Europeo descrive la “miriade di forme” assunte dalla minaccia straniera: dalle campagne di disinformazione sui social media, per plasmare l’opinione pubblica, agli attacchi informatici mirati alle infrastrutture critiche legate alle elezioni. Secondo Kristine Berzina ed Etiene Soula, questi diversi tipi di interferenza straniera hanno due elementi fondamentali in comune: il loro ‘intento doloso’ e la ‘mancanza di trasparenza’. Il primo aspetto distingue l’interferenza, il cui obiettivo è distruggere e danneggiare le istituzioni e le procedure della democrazia, da altre pratiche legittime di relazioni interstatali, come la diplomazia pubblica. Quest’ultimo elemento indica la natura opaca e spesso nascosta di tali operazioni, che sono di conseguenza difficili da identificare e ricondurre all’ente promotore. Ad esempio, la criminalità informatica può danneggiare le infrastrutture elettorali nazionali e cercare di delegittimare i risultati elettorali, indebolendo così la fiducia nelle istituzioni. Le notizie false e la disinformazione possono distorcere le opinioni dei cittadini e minacciare la loro capacità di prendere decisioni informate. Tali operazioni possono inquadrare e imporre narrazioni che polarizzano l’opinione pubblica e minano la qualità del dibattito pubblico. Date le conseguenze dannose delle interferenze straniere sulla qualità democratica, diversi paesi al di fuori dell’UE hanno recentemente intensificato i propri sforzi e attuato varie azioni per affrontarle. Negli Stati Uniti sono stati compiuti passi importanti, in particolare durante le elezioni del 2016, dove le interferenze russe sono state ben documentate. Il Department of Homeland Security ha designato l’infrastruttura elettorale come “infrastruttura critica” e istituito la task force per contrastare l’influenza straniera e per monitorare le minacce. L’FBI ha anche creato una task force dedicata e rafforzato il suo coordinamento con altre agenzie federali.

Lo studio „Investing in destabilisation: how foreign money is used to undermine democracy in EU“ si sofferma in particolar modo sulla risposta che l’Unione Europea fornisce alle minacce straniere. I suoi sforzi si sono intensificati dal 2015, in seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia. Essa ha adottato un approccio “globale”, impiegando diversi strumenti e cooperando strettamente sia con le autorità degli Stati membri, sia con le organizzazioni internazionali. La NATO, che ha anche ampliato in modo significativo il suo kit di strumenti per affrontare le nuove minacce alla sicurezza, è stata preminente in quest’ultimo gruppo.

Nel “Joint Framework on Countering Hybrid Threats, a European Union Response“, la Commissione europea e le Risorse Umane hanno presentato un ampio approccio, che riunisce diverse politiche dell’UE esistenti, con l’obiettivo di promuovere la resilienza europea.

All’interno dei successivi documenti strategici il concetto di minaccia ibrida è stato ulteriormente sviluppato: la Strategia Globale del 2016 ha identificato le minacce ibride come una sfida fondamentale per la sicurezza dell’UE, mentre le risposte alle minacce ibride sono state individuate nel “Joint Communication – A Strategic Approach to Resilience in the EU’s External Action“.

Tra le diverse minacce ibride, particolare attenzione è stata prestata alle attività di disinformazione, definite come “informazioni verificabili false o fuorvianti che vengono create, presentate e diffuse per guadagno economico o per ingannare intenzionalmente il pubblico e possono causare danni pubblici”. Nel marzo del 2015 il Consiglio Europeo ha incaricato le Risorse Umane di preparare un piano d’azione sulla comunicazione strategica, con l’obiettivo di migliorare l’immagine esterna dell’UE confutando, allo stesso tempo, le “fake news”. Dalla metà del 2017 in poi, la Commissione ha sviluppato le sue risposte strategiche alla minaccia della disinformazione culminata nel “Code of Practice on Disinformation” e nel ” Joint Action Plan on Disinformation“.

Con l’avvicinarsi delle elezioni del Parlamento Europeo e dei diversi casi di interferenza elettorale osservati a livello degli Stati membri, nel settembre del 2018 la Commissione ha presentato un solido pacchetto per garantire elezioni europee libere ed eque, compresa la trasparenza online, le reti di cooperazione elettorale, la protezione dagli incidenti di cyber-sicurezza, combattere le campagne di disinformazione e migliorare la protezione contro le violazioni dei dati da parte dei partiti politici.

Nel luglio del 2020, la nuova “European Security Union Strategy” si è impegnata a sviluppare la resilienza dell’UE e a rivedere il protocollo operativo per contrastare le minacce ibride. Essa è stata seguita dalla nuova “Cybersecurity strategy“, che comprendeva proposte di revisione della direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. All’inizio di dicembre 2020, la Commissione ha finalmente presentato il piano d’azione per la democrazia europea, descrivendo in dettaglio le azioni politiche lungo tre linee: integrità delle elezioni e pubblicità politica; lotta alla disinformazione; rafforzamento della libertà dei media e del pluralismo.

Il finanziamento estero dei partiti politici è un tipo di interferenza straniera che ha ricevuto relativamente poca attenzione, sebbene la questione non sia certamente nuova. Più recentemente, il denaro straniero è venuto in aiuto dei partiti in via di democratizzazione. Ad esempio, dopo la caduta del muro di Berlino, i partiti e le fondazioni politiche statunitensi ed europee hanno fornito un forte sostegno, finanziario e di altro tipo, ai partiti politici dell’Europa centrale e orientale.
La questione ha ricevuto rinnovata attenzione nei primi anni 2000 ed è stata discussa, insieme alla corruzione, dalla Commissione di Venezia, che ha adottato le Linee Guida e il Rapporto sul finanziamento dei partiti politici, vietando le “donazioni da Stati o imprese estere”, ad eccezione delle donazioni da cittadini che vivono all’estero.

Nella loro analisi sistematica di questo fenomeno, Rudolph e Morley etichettano questo strumento di interferenza straniera ‘finanza maligna’ e lo definiscono come ‘il finanziamento di partiti politici stranieri, candidati, campagne, élite ben collegate o gruppi politicamente influenti, spesso attraverso strutture non trasparenti progettate per offuscare i legami con uno stato nazione o con i suoi delegati”. Nella loro analisi empirica, mostrano che Stati come Russia e Cina sono gli attori più visibili sul campo, ma le organizzazioni ultraconservatrici negli Stati Uniti hanno anche finanziato e coordinato attivamente movimenti di estrema destra in Europa, in particolare nel periodo che precede il 2019. [2] Nel settembre del 2018, nell’ambito del suo “pacchetto elettorale”, la Commissione ha chiesto agli Stati membri di migliorare le norme sulla trasparenza del finanziamento dei partiti politici e successivamente il Parlamento Europeo ha lanciato l’allarme con la sua risoluzione sulle interferenze elettorali straniere. La questione è rimasta anche una priorità per il Consiglio Europeo. Nelle sue conclusioni del 15 dicembre 2020, il Consiglio ha confermato il suo obiettivo di “proteggere le nostre società e istituzioni democratiche dalle minacce ibride provenienti da attori statali e non statali ostili”, mentre, più recentemente, la presidenza portoghese si è impegnata a “prestare particolare attenzione alle minacce esterne nei confronti dei processi elettorali nell’Unione Europea e negli Stati membri e rafforzare la capacità dell’UE di rispondere alle minacce ibride”. Insieme, i documenti strategici e le dichiarazioni delle istituzioni dell’UE mostrano l’importanza che la questione dell’interferenza straniera, compreso il finanziamento dei partiti stranieri, ha acquisito per l’Unione. Tuttavia, rimane un problema difficile da affrontare, poichè le regole sul finanziamento dei partiti stranieri differiscono notevolmente tra gli Stati membri e l’Unione non ha la competenza giuridica per regolamentare i partiti nazionali. Nonostante ciò, ulteriori azioni mirate, con un’attuazione tempestiva prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2024, potrebbe rendere l’UE un’arena democratica più sicura e più resiliente.

[1]European Commission, High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, Joint Communication to the European Parliament and the Council. Joint Framework on Countering Hybrid Threats. A European Union response. JOIN(2016) 18 final, Brussels, 6.4.2016

[2]Rudolph J. and Morley, T. Covert ForeignMoney. Financial loopholes exploited by authoritariansto fund political interference in democracies, p. 1