ISSN 2784-9635

La Corte di Cassazione afferma che il reato di cui all’art. 416-ter c.p. rientra tra i reati contemplati dall’art. 407, comma 2, lett. a), n. 3 c.p.p a proposito dei termini di durata massima delle indagini preliminari

Dott.ssa Rossella Francesca Miceli - 12/01/2022

La Corte di Cassazione, Sez. V penale, con sentenza 18 novembre 2021, n. 42227, ha precisato l’ambito di applicabilità della fattispecie di cui all’ art. 416-ter c.p., recante Scambio elettorale politico – mafioso, che mantiene una linea di continuità con la precedente fattispecie, alla quale sono state apportate modifiche tutt’altro che irrilevanti con la legge 21 maggio 2019, n. 43.

In particolare, la Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere in merito al ricorso presentato da un indiziato di concorso nel delitto di cui all’art.416-ter c.p. avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria con la quale è stato rigettato l’appello ex art. 310 c.p.p. proposto dallo stesso a fronte del diniego da parte del Gip alla richiesta di declaratoria di inefficacia della misura cautelare degli arresti domiciliari per decorrenza dei termini di fase.

Il difensore lamentava la violazione degli artt. 303, comma 1, lett. a, n. 3 e 407, comma 2, lett. a) n. 3 del c.p.p.

Nello specifico, il ricorrente sosteneva che il reato contestato non contemplasse l’utilizzo del metodo mafioso ma solo uno scambio di utilità tra un politico e un associato mafioso. A sostegno dell’unico motivo dedotto nel ricorso, il difensore rappresentava che con la modifica apportata all’art. 416-ter c.p. dalla legge n. 43/2019, solo nell’ipotesi in cui lo scambio di utilità avvenga con l’utilizzo del metodo mafioso si ricade nella previsione di cui all’art. 407, comma 2, lett. a), n. 3 c.p.p.

I giudici di legittimità hanno definito il ricorso presentato infondato e nel sostenere quanto dedotto dal Tribunale del Riesame, hanno riconosciuto una continuità tra la precedente e l’attuale formulazione dell’art. 416-ter c.p.

Nella sentenza, infatti, si legge che: «il reato di cui all’art. 416 –ter c.p. era caratterizzato, fino all’avvento della legge n. 43 del 2019, unicamente dal fatto che il procacciamento dei voti era attuato o promesso “mediante le modalità di cui al terzo comma dell’art. 416- bis c.p.” (id est, col metodo mafioso). La nuova formulazione ha esteso- puramente e semplicemente- la punibilità a qualsiasi accordo stipulato con l’appartenente ad un’associazione mafiosa».

Come si può agevolmente notare, la nuova formulazione dell’art. 416-ter c.p., pur continuando a punire severamente ogni forma di accordo che ricorre all’impiego del metodo mafioso, ha esteso notevolmente la portata della condotta penalmente rilevante sia in riferimento ai soggetti, i quali non sono solo il promittente e il promissario dei voti ma anche eventuali intermediari, sia in riferimento alla controprestazione della promessa che può consistere non solo in denaro ma in qualunque utilità.

Con l’aggettivazione indefinita “qualunque attività”, si è voluto ampliare l’oggetto della controprestazione della promessa, la quale è da intendere non solo nella disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa, ma come qualsiasi condotta commissiva od omissiva che possa sostenere l’associazione mafiosa.

La Corte di Cassazione ha, pertanto, rigettato il ricorso, sostenendo , al contrario di quanto dedotto dalla difesa, che il reato contestato rientra tra quelli contemplati dall’art. 407, comma 2, lett. a) n. 3 c.p.p. (ossia delitti commessi avvalendosi delle condizioni dall’art. 416-bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo) e che il termine di fase, relativo alle indagini preliminari, è quello di un anno dall’inizio di esecuzione.

Si allega di seguito il testo integrale della sentenza 3 settembre 2021, n. 42227 emessa dalla V Sezione Penale della Corte di Cassazione, depositata il 18 novembre 2021:Cass., 18 novembre 2021, n. 42227