“La droga della Jihad”: Maxi-Sequestro della Gdf di Napoli

Andrea Bernabale - 02/07/2020

La “droga della jihad”, così è chiamato il Captagon prodotto in Siria dall’ISIS per autofinanziarsi, di cui un ingente carico è stato intercettato dalla GdF di Napoli presso il porto di Salerno in data 1 luglio 2020 insieme agli 007 della Dogana.

Un duro colpo al terrorismo islamico che si finanzia, inter alia, attraverso il mercato della droga e alle mafie che la smerciano, trattandosi del più grande sequestro di amfetamine a livello mondiale, ben 14 tonnellate, equivalenti ad una cifra monstre di 84 milioni di pasticche e circa 1 miliardo di euro in termini di ricavi illeciti. Nel corso dell’operazione, la merce è risultata essere nascosta in centinaia di migliaia di cilindri di carta per uso industriale e macchinari, diretti in Svizzera e trasportati in tre container segnalati sospetti dagli investigatori e che pertanto sono stati sottoposti all’ispezione interna con l’ausilio di tecnici specializzati.

Delle 14 tonnellate di amfetamine rinvenute in pasticche, queste riportavano il simbolo del “captagon” che contraddistingue la c.d. “droga della jihad”, grazie alla quale è noto che l’ISIS finanzi le proprie attività terroristiche.

Il captagon viene smerciato in tutto il Medio Oriente ed è diffuso sia tra i combattenti sia tra i civili. Si tratta di un mix di cloridrato di fenetillina e caffeina che, mescolato ad altre sostanze, inibisce pressoché totalmente paura, dolore e fatica. Non è un caso che sia proprio il captagon a scorrere nelle vene dei terroristi prima di compiere le tipiche efferate stragi.

Prodotta inizialmente soprattutto in Libano e diffusa in Arabia Saudita negli anni ’90, questa sostanza stupefacente è ricomparsa nei covi dei terroristi – come ad esempio nell’attacco al Bataclan di Parigi nel 2015 – ed è perciò stata soprannominata la “droga dell’ISIS” o la “droga della Jihad”.

Il sequestro ha di fatto evitato che le piazze di spaccio campane, italiane ed europee venissero “inondate” da un vero e proprio fiume di droga, alimentando un business che ha subito una chiara flessione durante il periodo di lockdown, ma che ha sperimentato nuove rotte, come quella siriana. L’ipotesi è infatti quella di un “consorzio” di gruppi criminali – tra cui la camorra – che si rivolgono proprio alla Siria, dove la produzione non ha subito crisi.

Secondo la DEA americana (Drug Enforcement Administration), l’ISIS fa largo uso del captagon  in tutti i territori su cui esercita l’influenza e ne controlla lo spaccio. Una volta avviati gli impianti chimici di produzione, è facile per lo Stato Islamico produrre ingenti quantitativi anche per il mercato mondiale delle droghe sintetiche, in modo da accumulare rapidamente ingenti finanziamenti.