ISSN 2784-9635

La nozione di persona politicamente esposta nella legge antiriciclaggio: lex specialis o errore civilistico? (*)

Ranieri Razzante - 31/01/2020

Premessa

Nella normativa internazionale contro il riciclaggio, una persona politicamente esposta (indicata anche con l’acronimo inglese di PEP – Politically Exposed Person) è definita dal Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI)[1] come “un individuo a cui è o è stata affidata un’importante funzione pubblica”[2]. A causa della posizione ricoperta e dell’influenza da esse esercitabile, è stato evidenziato che alcune PEPs potrebbero potenzialmente abusare dei propri ruoli, allo scopo di arricchirsi illegalmente, attraverso reati quali la corruzione, la concussione o il peculato. Le PEPs “hanno accesso a significative fonti di risorse pubbliche e possono esercitare influenza o controllo nei confronti di enti pubblici, dei rispettivi bilanci, dei contratti stipulati”[3]. I proventi derivanti da tali reati potrebbero a loro volta essere reimpiegati attraverso pratiche di riciclaggio di denaro. La peculiare posizione ricoperta da tali soggetti fa sì, infatti, che  il rischio che essi compiano attività riciclative a scopo dissimulatorio dei fondi illeciti diventi esponenziale.

Ciò è stato evidenziato, ancor prima del GAFI, dal Comitato di Basilea, nel documento Customer due diligence for Banks del 2001, nel quale, al paragrafo dedicato alle PEPs, si legge: “vi è sempre la possibilità, specie nei paesi in cui la corruzione è fenomeno diffuso, che tali persone abusino dei propri poteri per trarre illeciti guadagni da atti di concussione, malversazione, ecc.”[4].

Pertanto, i potenziali rischi associati alle PEPs giustificano, secondo gli orientamenti dei citati organismi internazionali, l’applicazione di ulteriori misure preventive contro il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo in relazione ai rapporti professionali con tali soggetti.

Per affrontare questi rischi, il GAFI ha stabilito, nel 2003[5], adempimenti obbligatori nell’ambito dell’instaurazione di rapporti professionali con PEP stranieri, i loro familiari e le persone a stretto contatto. Tra gli strumenti di prevenzione da mettere in atto, gli standard internazionali hanno imposto a tutti i soggetti obbligati alla normativa antiriciclaggio l’applicazione di misure rafforzate di adeguata verifica sulle PEPs, allo scopo di “analizzare l’origine dei fondi da loro utilizzati e valutare la coerenza delle operazioni poste in essere con il profilo economico/patrimoniale del cliente”[6].

Successivamente, nel febbraio 2012, con le nuove Recommendations, il GAFI ha esteso tali obblighi anche alle PEPs domestiche e delle organizzazioni internazionali, in linea con l’art. 52 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC)[7] .

In particolare, le Raccomandazioni GAFI nn. 12 e 22 impongono ai Paesi di garantire che gli intermediari finanziari, non finanziari ed i professionisti attuino tali specifiche misure allo scopo di prevenire l’abuso del sistema finanziario e delle attività professionali da parte dei PEP.

I presidi suggeriti riguardano, oltre le normali misure di adeguata verifica della clientela: a) adeguati sistemi di gestione del rischio per determinare se il cliente o il titolare effettivo siano persone politicamente esposte; b) approvazione dell’organo di direzione per instaurare (o continuare, per i clienti esistenti) tali rapporti professionali; c) misure ragionevoli per stabilire la fonte di ricchezza e fonte di finanziamento; d) monitoraggio rafforzato continuo del rapporto professionale.

Gli adempimenti richiesti devono essere adottati nei confronti di tutte le tipologie di PEPs nonché, a macchia d’olio, dei loro familiari e collaboratori stretti. Ciò in quanto questi ultimi soggetti potrebbe utilizzare (o essere utilizzati),  a causa della relazione che li lega alla PEP, per spostare i proventi di reato o facilitarne il collocamento e l’occultamento, nonché per finanziare attività terroristiche.

Le categorie: un numerus clausus?

Quanto a queste ultime categorie soggettive, nella Guidance: Politically Exposed Persons è specificato che i membri della famiglia sono individui che sono legati ad una PEP sia direttamente (consanguineità) o attraverso il matrimonio o forme simili (civili) di unione; sono da considerare collaboratori stretti, invece, i soggetti strettamente collegati ad una PEP, sia socialmente che professionalmente.

Si tratta di definizioni vaghe che lasciano spazio ad una loro più puntuale declinazione da parte degli Stati. Infatti, nel documento stesso viene evidenziato che i termini “familiari” e “collaboratori” possono assumere valenze diverse in base al contesto socio-economico e culturale del Paese nel quale la PEP opera. Inoltre, la difficoltà nell’ identificare queste persone può risiedere nella fluidità del numero di persone che nel tempo si qualificano come membri della famiglia[8] e stretti collaboratori.

Il GAFI suggerisce agli Stati, come buona prassi, di fornire ai soggetti obbligati definizioni “di lavoro” o esempi di soggetti da ricondurre in tali categorie; avvertendo, comunque, che tali definizioni non dovrebbero essere interpretate  in modo né troppo restrittivo né troppo ampio.

Il documento chiarisce poi che nell’individuare i familiari di PEPs occorre tenere in considerazione alcuni fattori come, ad esempio, l’influenza che hanno in genere particolari tipologie di familiari e l’ampiezza della cerchia di familiari stretti e persone a carico. Viene difatti specificato che in alcune culture il numero di familiari che sono considerati vicini o che hanno influenza può essere piuttosto esiguo (genitori, fratelli, coniugi/partner e figli); in altre, al contrario, potrebbero essere inclusi anche nonni e nipoti, ed in altre ancora la cerchia dei membri della famiglia potrebbe essere più ampia ed estendersi ai cugini o persino ai “clan”.

Per i collaboratori più stretti, gli esempi presentati dal GAFI includono i seguenti tipi di relazioni: partner (riconosciuti) al di fuori dell’unità familiare (ad esempio fidanzate, fidanzati, amanti)[9]; membri di spicco dello stesso partito politico, organizzazione civile, sindacato; soci in affari o soci, (in particolare quelli che condividono la titolarità effettiva) delle persone giuridiche con la PEP, o che sono altrimenti collegati (ad esempio attraverso la partecipazione congiunta ad un consiglio di amministrazione).

La legislazione comunitaria

Le Raccomandazioni del GAFI in materia di PEPs sono state quasi interamente trasposte nelle direttive europee relative alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. La direttiva UE/849/2015 (c.d. Quarta direttiva antiriciclaggio), oltre ad elencare una serie di cariche per le quali il soggetto deve essere considerato PEP[10], prescrive che le misure previste per le persone politicamente esposte siano applicate anche ai familiari o ai soggetti che, notoriamente, intrattengono “stretti legami” con tali individui. La nozione comunitaria di “familiari” comprende: a) il coniuge, o una persona equiparata al coniuge; b) i figli e i loro coniugi, o le persone equiparate ai coniugi; c) i genitori (art. 3, n.10)) Mentre il “soggetto con il quale le persone intrattengono notoriamente stretti legami” si riferisce a: a) le persone fisiche che abbiano notoriamente la titolarità effettiva congiunta di soggetti giuridici o di istituti giuridici o qualsiasi altro stretto rapporto d’affari; b) le persone fisiche che siano uniche titolari effettive di soggetti giuridici o di istituti giuridici notoriamente creati di fatto a beneficio di una persona politicamente esposta (art.3, n.11)).

Come si evince dalla lettera delle norme, il legislatore europeo ha mostrato di adottare un’interpretazione più “restrittiva” del GAFI di componenti familiari ed alquanto vaga, quanto meno sotto l’aspetto della “cerchia” di soggetti che costituiscono il nucleo affettivo della PEP. Non vengono, ad esempio, considerati familiari i fratelli o le sorelle della persona politicamente esposta, né i cosiddetti “affini”. Non sono differenze di poco conto. La qualificazione o meno di persona politicamente esposta, valevole anche per i familiari della persona stessa, ha delle ricadute negli adempimenti e obblighi richiesti al soggetto stesso. Infatti, l’etichetta “PEP” implica l’applicazione in automatico di un’adeguata verifica rafforzata, con tutto ciò che ne deriva. Si pensi all’obbligo di ottenere l’autorizzazione dei soggetti titolari di poteri di amministrazione prima di avviare o proseguire o intrattenere un rapporto continuativo, una prestazione professionale o effettuare un’operazione occasionale con tali clienti, così come sopra si ricordava.

Il legislatore italiano, tramite il d.lgs 25 maggio 2017, n.90, ha recepito (quasi pedissequamente) le previsioni europee, andando a modificare la normativa antiriciclaggio contenuta nel d.lgs 21 novembre 2007, n.231. La nozione di persona politicamente esposta presente nella legge antiriciclaggio interna è descritta all’art. 1, comma 2, let. dd) del d.lgs 231/2007.

Gli elementi caratterizzanti la definizione sono:

  1. a) le persone fisiche che occupano o hanno occupato (da meno di un anno) importanti cariche pubbliche[11];
  2. b) i loro familiari;
  3. c) coloro che con i predetti soggetti intrattengono notoriamente stretti legami.

Sono considerati “familiari”: i genitori, il coniuge o la persona legata in unione civile o convivenza di fatto o istituti assimilabili alla persona politicamente esposta, i figli e i loro coniugi nonché le persone legate ai figli in unione civile o convivenza di fatto o istituti assimilabili.

Mentre  i soggetti con i quali le PEPs intrattengono notoriamente stretti legami sono da ritenere: le persone fisiche legate alla persona politicamente esposta per via della titolarità effettiva congiunta di enti giuridici o di altro stretto rapporto di affari; le persone fisiche che detengono solo formalmente il controllo totalitario di un’entità notoriamente costituita, di fatto, nell’interesse e a beneficio di una persona politicamente esposta.

Il problema italiano

Anche nella normativa italiana, al pari di quella europea, si può notare una certa vaghezza nella definizioni di familiari e “soggetti collegati”. Ciò comporta, come anticipato, alcune conseguenze nella prassi operativa, con ricadute nella sfera personale degli individui ai quali viene attribuita “per contiguità” la qualifica di PEP. L’art. 25 del d.lgs 231/2007, prescrive – giova ripeterlo – che i soggetti obbligati, nel caso di rapporti professionali con tali clienti:  a) ottengono l’autorizzazione dei soggetti titolari di poteri di amministrazione o direzione ovvero di loro delegati o, comunque, di soggetti che svolgono una funzione equivalente, prima di avviare o proseguire o intrattenere un rapporto continuativo, una prestazione professionale o effettuare un’operazione occasionale; b) applicano misure adeguate per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati nel rapporto continuativo o nell’operazione; c) assicurano un controllo costante e rafforzato del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

L’indeterminatezza della normativa antiriciclaggio sulla questione “familiari” si può cogliere appieno se si analizzano le disposizioni contenute nel Codice civile su parentela ed affinità e nella legge del 20 maggio 2016, n. 76 (c.d. legge Cirinnà) e successivi decreti attuativi su unioni civili e convivenza di fatto. Da un primo confronto, infatti, la definizione di cui all’art. 1, comma 2, lett. dd) d.lgs. 231/2007 presenta una non coincidenza ed un’eccessiva ampiezza rispetto alla nozione parentale civilistica.

In particolare, ai sensi dell’art. 74 c.c.  “La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età, di cui agli articoli 291 e seguenti”; mentre l’affinità è “il vincolo tra un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge”.

Quanto alla spinosa questione dell’equiparazione tra coniugi, uniti civilmente e conviventi, la legge Cirinnà prevede che con l’unione civile (art.1, commi 1-34, legge 76/2016) le parti acquistano lo status familiare di unito civilmente; mentre “la qualifica di convivente non costituisce uno status familiae”[12]. La legge 76/2016, infatti, concede al convivente alcune tutele (in materia penitenziaria, sanitaria, abitativa) proprie del coniuge o dei familiari, ma non introduce alcuna equiparazione di status rispetto ai predetti[13].

Balza subito evidente, soprattutto quanto a quest’ultimo punto, il contrasto con la normativa antiriciclaggio. Secondo la definizione ivi fornita dovrebbero essere considerati familiari anche i conviventi stessi, circostanza che, se non per alcune eccezioni espressamente previste, non si verifica in ambito civilistico. Non solo. Ai fini della qualificazione PEP, il d.lgs. 231/2007 considera appartenente al nucleo familiare la persona legata con convivenza di fatto o “altri istituti assimilabili”. Per absurdum, secondo tale definizione, data la deroga alle leggi civilistiche in materia di convivenza di fatto, dovrebbe rientrare nella definizione di familiare della PEP anche l’amante che si dimostri avere una “convivenza stabile” con quest’ultima[14].

Un ulteriore problema sorge poi per i soggetti “collegati”: applicando alla lettera la norma sulle PEPs, assumerebbero tale qualifica anche coloro che hanno solo “in qualche modo” rapporti professionali con la persona politicamente esposta. È il caso ad esempio dell’avvocato che lavora in studio con un avvocato che sia anche parlamentare e che, quindi, dovrebbe assumere de iure  l’etichetta  di PEP, con tutto ciò che ne deriva.

Banca d’Italia nelle citata delibera “Procedure di adeguata verifica rafforzata sulle Persone Politicamente Esposte” và addirittura oltre, specificando che la valutazione del profilo di rischio “non può basarsi su una applicazione meccanicistica degli obblighi di legge, essendo opportuna una piena comprensione dell’esposizione al rischio derivante dall’instaurazione di tali rapporti [con le PEPs], anche tenendo presenti legami non considerati espressamente dalla legge (ad es., deleghe, co-intestazione di conti)[15].

Sul punto si segnala, però, un intervento più moderato del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili attraverso il documento “Obblighi di valutazione del rischio, adeguata verifica della clientela, conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni: regole tecniche ai sensi dell’art. 11, co. 2, del d.lgs. 231/2007 come modificato dal d.lgs. 25 maggio 2017, n. 90”, emanato nel gennaio 2019. La Regola tecnica 2.6 chiarisce che: “In relazione agli obblighi di adeguata verifica rafforzata, in presenza di titolare effettivo qualificabile come Persona Politicamente Esposta – PPE, ai sensi dell’art. 1, co. 1, lett. dd) del d.lgs. 231/2007, il concetto di titolarità effettiva congiunta si riferisce evidentemente non a tutti i casi in cui una PPE sia socio in affari con uno o più soggetti non PPE, ma solo ai casi in cui lo status di persona politicamente esposta di questi ultimi ricorra per effetto, appunto, della titolarità congiunta, da determinarsi secondo le indicazioni fornite dal d.lgs. 231/2007, di enti giuridici o di altro stretto rapporto di affari con taluno dei soggetti titolari delle cariche pubbliche indicate dal legislatore”. Il CNDCEC ha tentato di limitare le conseguenze di un’interpretazione troppo letterale della norma che conduce, come viene denunciato da clienti e soggetti obbligati, ad un’applicazione a macchia d’olio di tutti gli adempimenti richiesti per le PEPs agli individui che semplicemente vi si trovino ad operare professionalmente, anche non in rapporti di stretta collaborazione[16].

Tutti i dubbi sopra evidenziati non sono, allo stato, ancora stati risolti. Né la nuova direttiva antiriciclaggio (la Quinta) UE/ 843/2018 sembra aver posto alcun rimedio. Il legislatore europeo, infatti, con quest’ultimo intervento è tornato sulla questione PEPs,  ma solo per introdurre l’obbligo per gli Stati membri di tenere e pubblicare un elenco indicante esattamente le funzioni che, in base alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali, sono considerate importanti cariche pubbliche (art. 20-bis). Pertanto, l’adeguamento interno alla direttiva, che pure potrebbe essere occasione per mettere mano alle definizioni di “familiari” e collegati”, difficilmente avrà ad oggetto questi particolari punti.

Una possibile soluzione potrebbe derivare dalle Autorità di vigilanza le quali, in considerazione dei poteri attribuitigli dallo stesso decreto antiriciclaggio (art.7), adottando disposizioni di attuazione, potrebbero circoscrivere maggiormente l’ambito di applicazione delle definizioni, tenendo maggiormente conto del nostro contesto civilistico.

(*) Contributo già apparso su Notariato n.2/2019.

 

[1] Il Gruppo di azione finanziaria (GAFI) o Financial Action Task Force (FATF)  è un organismo intergovernativo indipendente, sorto in ambito G7 nel 1989, che sviluppa e promuove politiche per proteggere il sistema finanziario globale dal riciclaggio di denaro, dal finanziamento del terrorismo e dal finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Le raccomandazioni del GAFI sono riconosciute come standard globale antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo.

[2] La definizione è contenuta nella FATF Guidance: Politically Exposed Persons (Recommendations 12 and 22), giugno 2013, che rappresenta una sorta di vademecum in materia, indirizzato soprattutto agli Sati ed ai soggetti obbligati alla normativa antiriciclaggio.

[3] R.RAZZANTE, I. BORRELLO, L. LA ROCCA, La necessità di un approccio sovranazionale al “fenomeno riciclaggio”, in R.RAZZANTE (a cura di), Il riciclaggio come fenomeno transnazionale: normative a confronto, Giuffrè, 2014, p.56.

[4] Comitato di Basilea, Customer due diligence for Banks, 2001, para. 2.2.5.

[5] GAFI, 40 Recommendations, giugno 2003. In particolare, le Recommendation 6 (per gli intermediari finanziari) e Recommendation 12 (per intermediari non finanziari e professionisti).

[6] Banca d’Italia, Procedure di adeguata verifica rafforzata sulle Persone Politicamente Esposte, Delibera 23 gennaio 2018  n. 28.

[7] L’UNCAC è stata adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nell’ottobre 2003 ed è entrata in vigore nel dicembre 2005. L’art. 52 dell’UNCAC definisce PEPs come “persone che esercitino o abbiano esercitato funzioni pubbliche prominenti e loro familiari e collaboratori stretti”, e include sia PEPs nazionali che estere. Per ulteriori approfondimenti si rimanda  a R.RAZZANTE (a cura di), Corruzione, riciclaggio e mafia, Aracne editrice, 2015.

[8] Si pensi anche solo al cambiamento del concetto di nucleo familiare a livello sia sociale che giuridico avvenuto nel nostro Paese nell’arco dell’ultimo sessantennio, su cui tornerò più avanti.

[9] La valutazione del contesto sociale, economico e culturale è sempre essenziale nel caso delle relazioni personali, ai fini della qualificazione del soggetto come PEP.

[10] Ai sensi dell’art. 3, n.9) della Quarta direttiva è PEP: “una persona fisica che ricopre o ha ricoperto importanti cariche pubbliche comprendenti: a) capi di Stato, capi di governo, ministri e viceministri o sottosegretari; b) parlamentari o membri di organi legislativi analoghi; c) membri degli organi direttivi di partiti politici; d) membri delle corti supreme, delle corti costituzionali e di altri organi giudiziari di alto livello le cui decisioni non sono soggette a ulteriore appello, salvo in circostanze eccezionali; e) membri delle corti dei conti e dei consigli di amministrazione delle banche centrali; f) ambasciatori, incaricati d’affari e ufficiali di alto grado delle forze armate; g) membri degli organi di amministrazione, direzione o sorveglianza delle imprese di proprietà statale; h) direttori, vicedirettori e membri dell’organo di gestione, o funzione equivalente, di organizzazioni internazionali”.

[11] Viene inserito un elenco dettagliato delle cariche istituzionali la cui assunzione fa scattare iuris et de iure  in capo al soggetto la classificazione di persona politicamente esposta. Sono considerate PEPs le persone fisiche che ricoprono o hanno ricoperto la carica di: 1.1 Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministro, Vice-Ministro e Sottosegretario, Presidente di Regione, assessore regionale, Sindaco di capoluogo di provincia o città metropolitana, Sindaco di comune con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti nonché cariche analoghe in Stati esteri; 1.2 deputato, senatore, parlamentare europeo, consigliere regionale nonché cariche analoghe in Stati esteri; 1.3 membro degli organi direttivi centrali di partiti politici; 1.4 giudice della Corte Costituzionale, magistrato della Corte di Cassazione o della Corte dei conti, consigliere di Stato e altri componenti del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana nonché cariche analoghe in Stati esteri; 1.5 membro degli organi direttivi delle banche centrali e delle autorità indipendenti; 1.6 ambasciatore, incaricato d’affari ovvero cariche equivalenti in Stati esteri, ufficiale di grado apicale delle forze armate ovvero cariche analoghe in Stati esteri; 1.7 componente degli organi di amministrazione, direzione o controllo delle imprese controllate, anche indirettamente, dallo Stato italiano o da uno Stato estero ovvero partecipate, in misura prevalente o totalitaria, dalle Regioni, da comuni capoluoghi di provincia e città metropolitane e da comuni con popolazione complessivamente non inferiore a 15.000 abitanti; 1.8 direttore generale di ASL e di azienda ospedaliera, di azienda ospedaliera universitaria e degli altri enti del servizio sanitario nazionale. 1.9 direttore, vicedirettore e membro dell’organo di gestione o soggetto svolgenti funzioni equivalenti in organizzazioni internazionali.  Rispetto all’elenco contenuto nella Quarta direttiva, il legislatore italiano ha aggiunto altre figure nel novero delle PEPs che sembrerebbero, prima facie, non avere quella “prominent position” che a livello internazionale ed europeo è considerato requisito essenziale per la qualifica di PEP. Si pensi ad esempio agli assessori regionali o al direttore generale di ASL; queste figure, pur potendo astrattamente essere coinvolte per le loro cariche in situazioni di riciclaggio e finanziamento dovrebbero essere escluse ai sensi dell’art. 3, n. 9) della Quarta direttiva : “I funzionari di livello medio o inferiore non rientrano nelle categorie di [PEPs]”. Cfr. G. ESTRAFALLACES, Il concetto di “Persona Politicamente Esposta” (PEP): dalle indicazioni del GAFI e dell‟Unione Europea al recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio, agosto 2017, in www.dirittobancario.it.

[12] C. CATALFAMO, Il nuovo concetto legale di Famiglia dopo l’approvazione della legge n.76 del 20 maggio 2016, in Diritto.it, 2017.

[13] La stessa Corte Costituzionale, pur facendo rientrare la convivenza more uxorio nella definizione di formazione sociale di cui all’art. 2 Cost., nella propria giurisprudenza ancora non considera l’ “istituto” perfettamente equiparabile al matrimonio. Nelle sentenze della Consulta, infatti, tale differenza è rimarcata anche dall’utilizzo dell’espressione “famiglia di fatto” rispetto al generale termine “famiglia” che indica la formazione sociale fondata sul matrimonio ex art. 29 Cost.  “Al riguardo, si deve ribadire quanto già più volte affermato, cioè che la convivenza more uxorio è diversa dal vincolo coniugale e non può essere assimilata a questo per desumerne l’esigenza costituzionale di una parità di trattamento. La stessa Costituzione ha valutato le due situazioni in modo diverso, ed il dato assume rilievo determinante in un giudizio di legittimità costituzionale. Infatti il matrimonio forma oggetto della specifica previsione contenuta nell’art. 29 Cost., che lo riconosce elemento fondante della famiglia come società naturale, mentre il rapporto di convivenza assume anch’esso rilevanza costituzionale, ma nell’ambito della protezione dei diritti inviolabili dell’uomo nelle formazioni sociali garantita dall’art. 2 Cost. (sentenza n. 237 del 1986)”. Corte cost. 4 maggio-8 maggio 2009, n. 140. Ex multis  Corte cost. 24 marzo-7 aprile 1988, n. 404. In dottrina G. RIZZI, La convivenza di fatto ed il contratto di convivenza, in Notariato 1/2017, p. 12.

[14] Tale sembrerebbe, come detto sopra, l’orientamento del GAFI. Tuttavia, occorre precisare che trattandosi di standard internazionali, che devono tener conto necessariamente di diversi contesti socio-culturali, le definizioni dell’Organismo devono essere quanto più vaghe possibile per potersi applicare e declinare in ciascuna realtà dei Paesi membri. L’indeterminatezza e l’eccessiva ampiezza delle definizioni non ha ragione di essere, al contrario,  in ambito nazionale, laddove semmai ciò può causare dubbi nella prassi applicativa, così come sta avvenendo, infatti, soprattutto nelle banche e presso gli intermediari finanziari, senza esentare ovviamente i notai i quali, visto il loro peculiare status, sono (e devono essere) “custodi” di informazioni e dati con valenza “pubblica”.

[15] Si tratta di una corretta applicazione da parte dell’Autorità del principio dell’approccio basato sul rischio, che impone una valutazione effettiva della portata dei rischi del rapporto instaurando. Tuttavia questa precisazione potrebbe dar adito, nella prassi applicativa, ad un’incontrollata estensione del profilo di rischio delle PEPs a soggetti ad esse semplicemente “contigui”.

[16] Interventi di tal segno sono auspicabili da parte degli organismi di autoregolamentazione, in quanto in grado di “arginare” la vaghezza di certe disposizioni primarie.