La Polonia e la Spagna hanno smantellato con l’aiuto di Europol una rete internazionale di traffico di droga

Gloria Lazzaro - 09/11/2020

Europol e Eurojust hanno supportato l’indagine, di durata triennale, riguardante una rete internazionale di traffico di droga.

Dall’indagine, condotta congiuntamente dalle forze di polizia polacche, spagnole e inglesi, si è evinto che la rete di trafficanti, collegata agli hooligans polacchi, è riuscita dal 2011 a eseguire un contrabbando di 15 tonnellate di Marijuana, per un valore totale di 88 milioni di euro. Si è scoperto che il gruppo criminale polacco era associato agli hooligans di una delle società sportive di Cracovia. La rete criminale indagata comprava, contrabbandava e vendeva grandi quantità di droghe tra cui principalmente hashish, marijuana e cocaina. La banda criminale polacca si è avvalsa inoltre della collaborazione di un gruppo criminale albanese per contrabbandare cocaina nel Regno Unito.

Per quanto riguarda la modalità utilizzata, gli investigatori hanno accertato che il contrabbando internazionale è stato compiuto superando i confini internazionali nascondendo la droga all’interno delle merci trasportate ovvero in compartimenti nascosti di veicoli. La droga nascosta è transitata dalla Spagna e in altri paesi tra cui Belgio, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito.

A partire dall’inizio delle indagini, risalente al 2011, sono stati arrestati ben 68 sospettati legati al gruppo criminale. Durante le operazioni coordinate dello scorso ultimo settembre, le forze dell’ordine polacche e spagnole hanno arrestato tredici sospettati di cui quattro sono stati identificati come i capi del gruppo. Un leader era residente ad Alicante, mentre gli altri tre sospettati di essere i capi della rete internazionale risultavano essere residenti in province polacche.

Il dato più curioso, ma altrettanto preoccupante dal mio punto di vista, si riscontra nella volontà del gruppo di trarre vantaggio dalla pandemia da Covid-19 in atto comprando una grande quantità di presidi medici, quali  le maschere chirurgiche, i test rapidi e i tamponi, contrabbandati in Cina. Ancora una volta questo caso risulta essere paradigmatico dell’evidente necessaria cooperazione transfrontaliera al fine di comporre un’azione unitaria efficacia contro la criminalità organizzata internazionale.