ISSN 2784-9635

Le modifiche del c.d. decreto Recovery alla normativa antimafia: un nuovo bilanciamento di interessi

Anna Bruna Barbera - 21/12/2021

Il legislatore, con il decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152 ha provveduto ad attenuare la severità del sistema delle informazioni interdittive, orientando le proprie modifiche verso una strada che consenta alle autorità giudiziarie ed amministrative di impiegare strumenti che, pur continuando a contrastare il diffondersi dell’illegalità nel settore dei contratti, permettano comunque la continuità delle attività aziendali.

Tale modifica, in primo luogo, con la previsione del diritto al contraddittorio procedimentale, mira a rafforzare le garanzie partecipative dei soggetti coinvolti nei procedimenti antimafia e, in secondo luogo, introducendo nuove misure meno invasive delle informazioni interdittive, consente alle autorità amministrative di graduare le misure di prevenzione sulla base della gravità concreta delle circostanze.

Così facendo il c.d. decreto Recovery si pone quale scopo quello di contrappesare il contrasto alle associazioni mafiose con il principio di libertà di iniziativa economica privata.

In particolare, l’art. 48 del d.l. n. 152/2021 introduce nell’ambito dell’art. 92 d.lgs. n. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136) – rubricato “Procedimento di rilascio delle informazioni antimafia” – un particolare obbligo in capo all’autorità prefettizia. Quest’ultima, su richiesta delle pubbliche amministrazioni, degli enti pubblici e degli altri soggetti di cui all’art. 83 del d.lgs. n. 159/2011 del 2011, può rilasciare, alternativamente, un’informazione antimafia interdittiva ovvero liberatoria, a seconda che a carico dei soggetti interessati emerga o meno la sussistenza di cause di decadenza, sospensione o divieto ovvero di tentativi di infiltrazione mafiosa (art. 92, commi 1 e 2).

Al verificarsi della prima ipotesi, il prefetto sarà tenuto ad attivare una fase preliminare di contraddittorio procedimentale con i destinatari delle informazioni interdittive. Difatti, il comma 2 bis dell’art. 92 stabilisce che, qualora il prefetto ritenga sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione antimafia interdittiva, «ne dà tempestiva comunicazione al soggetto interessato, indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa», assegnando un termine non superiore a venti giorni per esercitare il diritto di partecipazione in diverse forme: presentando osservazioni scritte, eventualmente corredate da documenti, oppure richiedendo l’audizione, da effettuarsi secondo le modalità di cui all’art. 93, commi 7, 8 e 9.

Peraltro, tale fase incidentale di interlocuzione dovrà comunque concludersi nel termine di sessanta giorni che decorrono dalla data di ricezione della comunicazione.

La seconda rilevante modifica introdotta dal d.l. 6 novembre 2021, n. 152, che prevede le misure amministrative di prevenzione collaborativa, è rinvenibile nell’art. 94 bis del d.lgs. n. 159/2011, il quale statuisce che il prefetto, quando rilevi un’agevolazione occasionale in relazione ai tentativi di infiltrazione mafiosa, prescrive alla società, associazione o impresa coinvolta l’osservanza di una delle seguenti misure, per un periodo che va tra i sei e i dodici mesi:

  1. «adottare ed efficacemente attuare misure organizzative, anche ai sensi degli artt. 6, 7 e 24-ter, d.lgs. n. 231/2001, atte a rimuovere e prevenire le cause di agevolazione occasionale;
  2. comunicare al gruppo interforze istituito presso la prefettura competente per il luogo di sede legale o di residenza, entro quindici giorni dal loro compimento, gli atti di disposizione, di acquisto o di pagamento effettuati, gli atti di pagamento ricevuti, gli incarichi professionali conferiti, di amministrazione o di gestione fiduciaria ricevuti, di valore non inferiore a 7.000 euro o di valore superiore stabilito dal prefetto, sentito il predetto gruppo interforze, in relazione al reddito della persona o del patrimonio e del volume di affari dell’impresa;
  3. per le società di capitali o di persone, comunicare al gruppo interforze eventuali forme di finanziamento da parte dei soci o di terzi;
  4. comunicare al gruppo interforze i contratti di associazione in partecipazione stipulati;
  5. utilizzare un conto corrente dedicato, anche in via non esclusiva, per gli atti di pagamento e riscossione di cui alla lettera b), nonché per i finanziamenti di cui alla lettera c), osservando, per i pagamenti previsti dall’art. 3, comma 2, l. n. 136/2010, le modalità indicate nella stessa norma».

Inoltre, il comma 2 prevede la possibilità per il prefetto di nominare uno o più esperti (in numero massimo di 3), aventi il compito di svolgere funzioni di supporto, atte all’esecuzione delle misure di prevenzione collaborative.

Infine, altra rilevante modifica è realizzata dall’art. 47 del d.l. n. 152/2021, rubricato «Amministrazione giudiziaria e controllo giudiziario delle aziende», che emenda l’art. 34-bis del Codice antimafia. Quest’ultimo prescrive che, qualora vengano comminate le summenzionate misure amministrative di prevenzione collaborativa, il Tribunale avrà la facoltà di prendere in considerazione la possibilità di utilizzare, al loro posto, il provvedimento di cui alla lett. b) del comma 2 dell’art. 34-bis, ossia potrà «nominare un giudice delegato e un amministratore giudiziario, il quale riferisce periodicamente, almeno bimestralmente, gli esiti dell’attività di controllo al giudice delegato e al pubblico ministero».

Inoltre, al sesto comma del citato art. 34-bis, grazie a tale modifica, è stato ampliato il novero dei soggetti che il Tribunale è tenuto ad ascoltare per l’applicazione della misura del controllo giudiziario nei confronti dell’impresa già destinataria dell’informazione interdittiva, comprendendo ora altresì il prefetto che l’ha adottata.

Concludendo, tale novum legislativo ha riformulato anche il comma 7 dell’art. 34-bis, il quale dispone che: «il provvedimento che dispone l’amministrazione giudiziaria prevista dall’articolo 34 o il controllo giudiziario ai sensi del presente articolo sospende il termine di cui all’articolo 92, comma 2, nonché gli effetti di cui all’articolo 94. Lo stesso provvedimento è comunicato dalla cancelleria del tribunale al prefetto dove ha sede legale l’impresa, ai fini dell’aggiornamento della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia di cui all’articolo 96, ed è valutato anche ai fini dell’applicazione delle misure di cui all’articolo 94-bis nei successivi cinque anni».