Le organizzazioni criminali e i mutamenti sociali

N. M. - 29/03/2021

I cambiamenti sociali degli ultimi anni hanno provocato una serie di conseguenze anche per le organizzazioni criminali. Di recente, l’innovativo scenario criminale e la continua evoluzione dell’attività malavitosa a livello transnazionale sono favoriti dall’impiego di sofisticati mezzi informatici e telematici. Le organizzazioni criminali hanno concentrato la propria attenzione in tutti quei mercati che possiedono una dimensione sovranazionale, traffici dai quali continuano a ricavare consistenti profitti illeciti.

Le Polizie internazionali definiscono reati presupposto della criminalità organizzata  il traffico di droga, il contrabbando di sigarette e il traffico di organi, ovvero tutti quei crimini considerati ”gravi”[1] il cui obiettivo è il raggiungimento diretto o indiretto di un profitto; di frequente la criminalità organizzata si avvale dell’intermediazione di grandi banche internazionali, poiché, quest’ultime, operando su mercati mondiali mostrano poca attenzione alla provenienza di ingenti somme di denaro.

Esse sono riuscite prontamente a adattare e incrementare i loro settori rispetto l’andamento della domanda del mercato internazionale e di infiltrarsi insidiosamente nelle imprese legali, nei circuiti finanziari oltre i confini nazionali. La criminalità organizzata transnazionale rappresenta, quindi, una grave minaccia per i sistemi economici e finanziari di tutti gli Stati e per questa ragione deve essere contrastata a livello internazionale, affinché il processo di globalizzazione possa avanzare tranquillamente.[2]

Le autorità giudiziarie nazionali riscontrano grandi difficoltà nell’intercettare tempestivamente la criminalità organizzata transnazionale, poiché quest’ultima, avvalendosi delle recenti tecnologie utilizza sofisticati strumenti di occultamento di proventi illeciti, dissimula le proprie attività nei c.d. “paradisi fiscali”, riciclando denaro, acquistando direttamente o indirettamente sul mercato globale beni e servizi legali o illegali sottraendosi a qualsiasi controllo.

Normative internazionali e criminalità organizzata

Negli ultimi decenni, sono state recepite diverse normative in capo al Consiglio d’Europa per definire una base comune di cooperazione in materia penale in tutta Europa.

Un elemento indispensabile per combattere la criminalità organizzata transnazionale è la cooperazione tra Stati e forze di polizia e l’interscambio di know-how al fine di ostacolare le varie minacce attraverso l’impiego di azioni comuni.

In aggiunta, la Convenzione di Palermo, entrata in vigore il 29 settembre 2003 è il più importante strumento globale volto a prevenire e contrastarla in maniera attiva.

Queste normative disciplinano strumenti di cooperazione come l’estradizione, la mutua assistenza giudiziaria ed il trasferimento delle persone condannate, trattando specifiche forme di criminalità che hanno una dimensione transfrontaliera, come il terrorismo, il traffico di esseri umani e la criminalità informatica.

Criminalità organizzata transnazionale e giurisdizione

La lotta alla criminalità organizzata transnazionale costituisce una delle priorità dell’Unione europea[3], ne rappresentano un elemento efficace le soluzioni organizzative attuate, come per esempio la creazione di uffici incaricati nell’investigare e perseguire penalmente il crimine organizzato, i quali sviluppano competenze specifiche in materia di criminalità transazionale e coordinano le indagini e l’azione penale al fine di evitare eventuali sovrapposizioni giudiziarie.

Ma cosa accade quando un reato viene realizzato da organizzazioni criminali internazionali attraverso azioni frammentate attuate in diversi Stati dell’Unione? Come si comportano le autorità inquirenti? Infine, come viene applicato il principio dello ius puniendi in caso di reato transnazionale?

Capita di frequente, che in materia di crimini transnazionali, sia difficile stabilire quale sia l’ordinamento giuridico chiamato a giudicare il reato commesso. Nei vari Paesi membri dell’Unione sussistono diverse strutture giuridiche, ma pare che il problema principale sia causato dall’inesatta consultazione di tali strumenti.

A differenza del diritto civile, nel diritto penale non è presente un sistema di norme volto a definire quale sia la legislazione da seguire rispetto le concorrenti, ma sono i singoli Stati a regolare l’efficacia della legge.

Nel nostro ordinamento, di particolare rilievo sono gli artt. 7,8,9,10 c.p.p., i quali disciplinano ed individuano i criteri di applicazione della legge. In Italia, per far esercitare la giurisdizione penale ai magistrati ordinari, è necessario che il fatto costituente reato sia compiuto all’interno del territorio nazionale.[4]

Il diritto sovranazionale si basa sul principio di complementarità, in base al quale la Corte internazionale può giudicare solo nel caso in cui i tribunali nazionali non siano in grado o non intendano farlo.

Un passo importante nel controllo e nella lotta contro il crimine organizzato transnazionale è stato la ratifica nel nostro Paese della Convenzione dell’Onu con la legge n.146/2006. La normativa disciplina il reato transnazionale e all’art. 3 definisce che chiunque sia coinvolto all’interno di un gruppo criminale organizzato che commetta, prepari, pianifichi o diriga reato in più di uno Stato o che commetta un reato in uno Stato e che produca effetti sostanziali in un altro, sia punito con la reclusione non inferiore a quattro anni.[5]

Si può notare come, la normativa non definisca la pena massima, la quale è a discrezione dello Stato membro, ma bensì la durata minima di reclusione.

L’Europa, a volte, sembra non essere pronta a contrastare la criminalità organizzata transnazionale. Le istituzioni europee si scontrano spesso, con l’avversione degli Stati membri nel cedere la competenza dello ius puniendi, principio di appartenenza della sovranità nazionale. Un altro problema riguarda il principio del ne bis in idem, considerato il pilastro dei diritti fondamentali dell’imputato, per il quale un accusato non può essere giudicato due volte per lo stesso reato.

In conclusione, si può notare che sul piano internazionale questi problemi siano causati dal carattere non vincolante delle norme relative alle misure preventive e protettive, la lotta contro la criminalità organizzata transnazionale richiede costanti sforzi, per questa ragione risultano necessarie, allo stesso tempo, azioni vincolanti a livello nazionale e internazionale.

 

[1] Art. 3 Convenzione di Palermo 2000

[2] U.Savona ed altri, Processi di globalizzazione e criminalità organizzata transanazionale,1998

[3] Conclusione n. 45 del Consiglio europeo di Tampere, «il Consiglio europeo è profondamente impegnato a rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità organizzata e transnazionale. L’elevato livello di sicurezza dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia presuppone un approccio efficace e globale nella lotta contro qualsiasi forma di criminalità»

[4] Cass., sez. VI, 7 gennaio 2008, n. 1180, CED 238228, “Ai fini dell’affermazione della giurisdizione italiana in relazione a reati commessi in parte all’estero, è sufficiente che nel territorio dello Stato si sia verificato anche solo un frammento della condotta, intesa in senso naturalistico e quindi un qualsiasi atto dell’iter criminoso.”

[5] https://www.altalex.com/documents/news/2014/03/08/la-definizione-del-crimine-transnazionale