ISSN 2784-9635

Le organizzazioni criminali in Italia: focus sulla Campania

Francesca Romana Tubili - 23/03/2021

L‘ultima Relazione della Direzione Investigativa Antimafia, che comprende il primo semestre del 2020, da Gennaio  a  Giugno, e fa riferimento al periodo del lockdown, ha mostrato come le organizzazioni mafiose, si sono mosse con una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio, ritenuto elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza. Si sono venute a creare delle forme di assistenzialismo nei confronti di privati e piccole aziende in difficoltà, utilizzando queste ultime come strumemento di riciclaggio di denaro.

E’ utile riportare l’analisi dei dati del numero di reati commessi nel periodo pandemico; a fronte della diminuzione di alcuni reati, come ad esempio la contraffazione e le rapine, si è assistito all’aumento dello spaccio di stupefacenti e del contrabbando. Inoltre, rispetto al 2019, assistiamo all’aumento dei reati di induzione indebita, traffico di influenze illecite e frodi nelle pubbliche forniture.

Per contrastare le contaminazioni mafiose, durante i primi giorni di aprile del 2020, il precedente Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli ha istituito, con proprio Decreto, l’Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso. L’Organismo è composto da rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria, della DIA, della Direzione centrale per i servizi antidroga e del Servizio Polizia Postale. L’obiettivo è la condivisione delle informazioni tra le Forze armate e di polizia, per prevenire infiltrazioni mafiose all’interno del territorio. Diventa fondamentale intercettare i segnali con i quali le organizzazioni mafiose punteranno, da un lato, a “rilevare” le imprese in difficoltà finanziaria, esercitando il suddetto welfare criminale ed avvalendosi dei capitali illecitamente conseguiti mediante i classici traffici illegali, dall’altro, a drenare le risorse che verranno stanziate per il rilancio del Paese. In merito, è intervenuto tanto il legislatore nazionale, con diversi provvedimenti tesi a rilanciare l’economia nazionale, quanto quello comunitario, che proprio nel primo semestre 2020 ha aggiunto un tassello importante al presidio europeo antiriciclaggio. Il 7 maggio 2020, infatti, la Commissione europea ha adottato un “Piano d’azione per una politica globale dell’Unione sulla prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo”.

Quest’ultimo è un piano d’azione sviluppato su sei pilastri, maturato dalla Commissione nella consapevolezza che la pandemia possa rappresentare un pericoloso volano per le attività criminali. La Commissione intende così promuovere misure volte ad assicurare trasparenza, scambio di informazioni e controllo sui fenomeni in grado di minare l’equilibrio del mercato unico e favorire la criminalità.

Nel medesimo contesto, la DIA si sofferma in particolar modo a parlare e ad analizzare le infiltrazioni mafiose nel Sud Italia, prendendo come esempio le province delle regioni, per poi analizzare la restante parte della penisola.

Per quanto riguarda la regione Campania, gli eventi presentano una continua evoluzione del fenomeno mafioso, con la presenza di molti clan a Napoli e dintorni, creando delle alleanze precarie che vedono le leadership di alcuni gruppi in conflitto quasi perenne per l’acquisizione della totale egemonia sul territorio.

Da sempre la camorra, è riuscita a strumentalizzare, a suo favore, le situazioni di emergenza, attraverso lo spaccio di droga, la diffusione di banconote false, la commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti, rappresentando l’unica fonte di reddito per la popolazione in difficoltà.

Le ingenti risorse economiche di cui la camorra dispone diventano quindi lo strumento ideale per proporre un “intervento” potenzialmente molto più rapido ed efficace rispetto a quello dello Stato, una sorta di welfare porta a porta, utile per accrescerne il consenso.

La straordinaria capacità dei clan più strutturati di farsi impresa è una potenzialità attraverso la quale la camorra potrebbe trarre profitto anche grazie alle erogazioni di denaro a sostegno del settore sanitario, alimentare e della ristorazione.

Per questo motivo, il Procuratore Capo di Napoli, il dott. Giovanni Melillo, ha sottolineato la necessità di un maggiore impulso e di una accelerazione nei controlli, ma soprattutto l’importanza di un efficace piano per controllare i flussi dei finanziamenti.

Nonostante le numerose inchieste giudiziarie, i clan riescono a difendere e curare i propri interessi illeciti, attraverso ramificazioni finanziarie extranazionali e importanti reti di imprese controllate da fiduciari dei gruppi criminali stessi. L’incidenza della pandemia nel tessuto economico campano potrebbe accrescere la migrazione dei camorristi verso altre regioni italiane, i quali hanno come obiettivo l’infiltrazione all’interno di alcuni settori.

Il primo semestre 2020 ha visto, tra gli effetti derivati dall’emergenza pandemica, anche delle ripercussioni nel sistema carcerario che hanno innescato una serie di dinamiche di tensione sfociate, tra il 7 e il 9 marzo 2020, in violente proteste da parte dei detenuti. Successivamente diversi Uffici di Sorveglianza hanno concesso a numerosi reclusi misure alternative alla detenzione. In qualche caso, i benefici hanno riguardato anche i boss della camorra. L’analisi di questo fenomeno ha fatto rilevare come le “scarcerazioni” potessero rappresentare l’occasione per rinsaldare gli assetti criminali soprattutto in quelle aree caratterizzate da vecchie faide tra clan rivali. In questo caso la relazione si riferisce al caso del genero del boss ergastolano dei Gionta, tornato recentemente in libertà dopo 27 anni di reclusione per duplice omicidio.

A Napoli e nella sua provincia, aggregati criminali strutturalmente meno evoluti e più instabili continuano a coabitare con sodalizi dalle profonde radici storiche. Tra questi ultimi si annovera il cartello noto come Alleanza di Secondigliano.

La dualità del sistema camorra è particolarmente evidente in alcune aree del capoluogo, all’interno del quale, oltre a trovare i clan strutturati, operano piccoli gruppi a composizione prevalentemente familiare che riescono ad acquisire il controllo anche di limitati spazi territoriali. Questi gruppi si distinguono per un uso sistematico della violenza e per continue battaglie con altre famiglie.

Per quanto riguarda le forme di consenso, interne ed esterne, i clan più strutturati garantiscono, ai propri affiliati e ai fiancheggiatori, una serie di garanzie marcatamente assistenziali, come incentivi economici, sistematiche coperture legali e sostegno alle loro famiglie.

Dallo stato di disagio sociale e di illegalità diffusa che caratterizza ampie aree del territorio campano, in particolare della città di Napoli, derivano quelle forme di gangsterismo urbano dove anche i giovani crescono rapidamente e spesso restano vittime del tessuto sociale di riferimento.

Nel casertano il clan di riferimento è il cartello dei Casalesi. Quest’ultimo conferma la spiccata capacità di rigenerarsi e di mantenere la propria forza pervasiva nel territorio. Nonostante le accuse e le azioni di contrasto da parte dello Stato, il clan riesce a sopravvivere con una rimodulazione delle strategie criminali.

Il territorio casertano continua ad essere oggetto di particolare attenzione per quanto riguarda la bonifica di aree dove sono stati scaricati rifiuti di ogni tipo, inquinando il territorio e creando dei danni alla salute pubblica. Stiamo parlando della cosiddetta Terra dei Fuochi, considerata un tempo una terra molto fertile, ma che oggi è l’emblema del persistente degrado del territorio.

Per quanto riguarda la provincia di Salerno, ci troviamo di fronte ad una situazione particolarmente disomogenea. La presenza nella provincia di organizzazioni di tipo camorristico, con genesi e matrici criminali diverse, si basa su accordi e intenti comuni che hanno permesso il superamento di situazioni conflittuali e di scontri cruenti.

Nell’avellinese la criminalità organizzata subisce le influenze dei clan napoletani e casertani. Facendo riferimento ai sodalizi locali, non si registrano mutamenti di equilibri nelle aree con una maggiore densità criminale, come ad esempio nella Valle Caudina, nel comprensorio Montorese-Solofrano, alta Irpinia e Arianese.

Per quanto riguarda il beneventano, le zone di maggiore incidenza criminale continuano ad essere quelle al confine con la vicina provincia di Caserta ove i clan locali hanno subito un ridimensionamento. Da oltre 40 anni il clan Pagnozzi controlla tutti gli affari illeciti nella Valle Caudina e sul versante irpino, con stretti collegamenti con il clan dei Casalesi.

Nel primo semestre 2020, ci sono state numerose operazioni di contrasto al traffico degli stupefacenti. Parte delle notevoli quantità di droga introdotta dalla camorra è destinata ad essere venduta in molte regioni d’Italia, prima fra tutte il Lazio ma anche la Toscana e l’Abruzzo. Il 4 Febbraio 2020, un’operazione congiunta dei Carabinieri e della Guardia Civil spagnola, ha bloccato una consorteria operante nella Capitale composta da due distinti gruppi criminali specializzati nel narcotraffico. Ancora una volta sono emersi contatti tra i clan partenopei e le organizzazioni criminali straniere. Collaborazioni di questo tipo, recentemente, sono state riscontrate nella Repubblica Dominicana e in Nord Africa. Il 3 Giugno del 2020 è stato arrestato un latitante collegato ad un clan napoletano, il quale si occupava di riciclare le risorse del gruppo criminale in attività imprenditoriali locali.

Le organizzazioni criminali straniere che nascono e operano direttamente nel territorio campano sono sempre più autonome. I gruppi nigeriani, che operano da oltre dieci anni in buona parte del territorio, sono caratterizzati da una elevata pericolosità. Tali gruppi hanno raggiunto un grado ragguardevole di competitività nel traffico e nello spaccio di stupefacenti, come pure nella tratta di esseri umani.