ISSN 2784-9635

Le società “cartiere”

Avv. Alessandra Biondini - 23/06/2021

Le “società cartiere”, tipologia peculiare nell’articolato mondo delle imprese, emettono fatture per operazioni inesistenti e si caratterizzano per una movimentazione bancaria molto rilevante (entrate relative al pagamento di fatture e uscite proporzionali corrispondenti a ripetuti prelievi) a fronte della mancanza di operazioni tipiche delle imprese reali, quali corrispettivi per utenze, tributi, stipendi, con un saldo contabile pressoché costantemente prossimo allo zero.

L’obiettivo sociale delle cartiere non è, infatti, quello di produrre e scambiare beni e servizi sul mercato, bensì produrre semplici “carte” contabili (fatture) che portano inevitabilmente all’alterazione dell’efficienza dei mercati, attribuendo indebiti vantaggi ai partecipanti della rete criminale.

Sebbene esistano moltissimi contributi sugli schemi di funzionamento della rete di imprese che include la cartiera, la letteratura sulle metodologie di individuazione di siffatte realtà è molto limitata. Si ritiene, pertanto, importante approfondire gli elementi caratterizzanti tali fattispecie richiamando le analisi effettuate dal GAFI e dalla UIF, nonchè alcune sentenze della Cassazione.

Le “cartiere”, così come descritte nell’introduzione, trovano innanzitutto corrispondenza nei report del GAFI nel più vasto insieme di schemi di dissimulazione del cosiddetto beneficial owner. In particolare, analizzando più di 106 casi di studio, il GAFI delinea l’attività delle imprese che compiono un’azione di oscuramento del reale beneficiario – Concealment of Beneficial Ownership – riferendosi principalmente alle cosiddette shell companies, caratterizzate da una struttura scarsamente indipendente dal punto di vista delle operazioni compiute e da personale e/o immobilizzazioni inconsistenti o del tutto assenti e differenziandole dalle front companies (caratterizzate da un’operatività del tutto regolare per un’azienda in piena attività, ma che hanno come scopo ultimo quello di coprire un’attività di riciclaggio data da un reato presupposto o altre attività finanziarie illecite) e dalle shelf companies (società inattive, caratterizzate da un’attività sospesa per un lasso di tempo indeterminato anche a fronte di avviati rapporti con clienti e altri partner). È evidente, pertanto, l’incompatibilità di tali fattispecie con la reale attività d’impresa, in un contesto di produttività e concorrenza. Le shell companies sono, talvolta, impiegate a fini legittimi, come contenitori di quote o immobilizzazioni immateriali per altre imprese e sono estensivamente utilizzate nei crimini finanziari, sia nella fase di placement che nella fase di layering del processo di riciclaggio.

Il GAFI pone particolare attenzione alla attività delle società cartiere quando esse specializzano la loro attività sovrapponendosi alle “VAT carousel frauds”, le cosiddette “frodi carosello IVA” o “frodi IVA”. Tali frodi costituiscono per diffusione e complessità una delle principali preoccupazioni per le amministrazioni finanziarie italiane ed europee e si caratterizzano per l’applicazione di uno schema dove sono coinvolti più soggetti societari. Talvolta si rileva altresì la presenza di catene più complesse, con il coinvolgimento di una rete di cartiere allo scopo di rendere più difficili i controlli e il recupero dell’imposta ed oltre all’evasione fiscale si cerca di occultare flussi finanziari illeciti fra aziende o riciclare beni oggetto di furto.

Anche la UIF (Unità di Informazione Finanziaria), analizzando le segnalazioni di operazioni sospette ricevute, ha contribuito ad individuare alcune caratteristiche delle cartiere rilevando non solo i settori di maggiore attività, tra cui spiccano l’edilizia, il commercio di metalli preziosi, le attività di consulenza e pubblicità, i beni alimentari e la logistica, ma anche due aspetti principali, uno soggettivo ed uno oggettivo. Per quanto attiene al primo, le società cartiere variano la propria compagine sociale frequentemente al fine di eludere eventuali accertamenti fiscali e sono per lo più gestite da soggetti molto anziani o molto giovani privi, in entrambi i casi, di trascorsi od esperienze imprenditoriali. Da un punto di vista oggettivo, invece, ciò che emerge sono le movimentazioni bancarie ingenti, ivi compresi prelievi degli amministratori per palesati pagamenti a fornitori e consulenti o per trasferimenti di denaro a società collegate estere che poi fanno rientrare in Italia i medesimi fondi sotto altra veste.  Grazie al contributo della UIF, che ha peraltro aggiornato gli schemi di anomalia in tema di frodi sull’IVA intracomunitaria e in materia di frodi fiscali internazionali e nelle fatturazioni, è possibile utilizzare un indicatore sintetico, appositamente predisposto, che si basa su caratteristiche tipiche delle società cartiere e che, analizzando la struttura produttiva, l’esposizione finanziaria, gli investimenti dei soci, la capacità patrimoniale e reddituale ed il personale impiegato, può essere applicato trasversalmente a diversi settori economici non finanziari nell’effettuare un primo screening sulle società potenziali cartiere. Fanno eccezione le società di leasing e factoring, immobiliari, le holding e quelle con produzione pluriennale.

L’individuazione delle caratteristiche delle società cartiere si mostra particolarmente importante per gli organi deputati al controllo, in quanto questi ultimi avranno la possibilità di orientare le indagini verso tali operatori economici, intercettandoli tramite indicatori desumibili dai dati di bilanci.

In ragione dei dati di bilancio e delle informazioni disponibili, il suddetto indicatore sintetico segnala la presenza di caratteristiche tipiche di una cartiera sulla base dell’aggregazione di 5 voci variabili di bilancio abbreviato (tipico bilancio redatto da molte società cartiere). Queste sono: qimmat che è pari o tendente allo zero nel caso di cartiere che operano senza una reale struttura operativa e produttiva, qonfin che è pari o tendente allo zero per l’assenza di debiti bancari, Qpatr che è pari o tendente allo zero per il ridotto capitale sociale e le scarse riserve, Qacco che è pari o tendente allo zero per gli ingenti ricavi che per mezzo di false fatturazioni corrispondono a relativi costi e Qclav che è pari o tendente allo zero per l’elevato volume d’affari senza costi per il personale.

Nell’analisi non sono da escludere tuttavia possibili falsi positivi (che si presentano quando i valori dell’indicatore sintetico sono bassi, ma non si è in presenza di una cartiera), che rendono necessari sempre e comunque ulteriori approfondimenti finanziari, amministrativi e fiscali.

Per definire ulteriormente le caratteristiche peculiari delle cartiere sono state esaminate, altresì, alcune sentenze della Cassazione nell’ambito di procedimenti a sfondo prevalentemente tributario, tutte  pubblicate fra il 2016 e ottobre 2019. Dette decisioni sono state utilizzate al fine di identificare tre aspetti peculiari che possono essere rinvenuti nell’individuazione delle cd. cartiere. Primo fra tutti la “finalità/operatività finanziaria” della società in esame, che emette fatture per operazioni inesistenti e per le finalità ut supra descritte (cfr. ad es. Cass. n. 6262/2019, n. 13386/2019, n. 15681/2019, n. 36247/2019 e n. 38599/2019), poi la “corporate governance” che molto spesso impone la forma giuridica di società a responsabilità limitata con l’amministrazione di soggetti anche denominati “teste di legno” (cfr. ad es. Cass. n. 28979/2016, n. 5434 /2017, n. 6262/2019, n. 36247/2019 e n. 38599/2019) ed infine l’ “omogeneità del settore di operatività” (cfr. ad es. Cass. n. 6262/2019, n. 13386/2019, n. 36247/2019 e n. 38599/2019).

Si può ben comprendere, pertanto, che l’attività delle cartiere, per la sua rilevanza fra le frodi fiscali, la connotazione frequentemente transnazionale e la complessità di alcuni schemi operativi, preoccupa molto le amministrazioni finanziarie e gli organismi italiani e internazionali deputati alla lotta al riciclaggio.

I segnali d’allarme individuati mediante le segnalazioni alla UIF sopra richiamate, oltre a essere utili per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate nell’attività di repressione degli illeciti tributari, possono fornire importanti spunti di interesse anche per incentivare l’acquisizione da parte delle società di Modelli Organizzativi ex D. Lgs. 231/01, idonei a prevenire reati fiscali. Controlli mirati, atti a verificare – ad esempio – l’assenza di tali caratteristiche in capo alle società fornitrici, possono tutelare le aziende nelle controversie innanzi alle commissioni tributarie ed assumere, al contempo, rilevanza nella valutazione di idoneità dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo.