ISSN 2784-9635

Mandato d’arresto europeo e procedure di estradizione: il Consiglio dell’Unione Europea adotta conclusioni sulle sfide attuali e prospettive future

Silvia Sticca - 08/12/2020

Il Consiglio  dell’Unione Europea, nell’ambito dell’agenda strategica 2019-2024, ha adottato il 1 dicembre le conclusioni sulle sfide attuali e sulla via da seguire in relazione al mandato d’arresto europeo e alle procedure di estradizione.

Il mandato d’arresto europeo è uno strumento fondamentale nella lotta contro la criminalità transfrontaliera e il terrorismo. Ha semplificato e accelerato la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri e continua a contribuire in maniera determinante alla sicurezza dei cittadini dell’UE.

Tuttavia, nel corso delle discussioni su come migliorarne ulteriormente l’applicazione è risultato più chiaro come l’efficacia del meccanismo di consegna nell’ambito del mandato d’arresto europeo possa essere ulteriormente aumentata in determinati settori.

Nelle sue conclusioni il Consiglio conviene che vi sono margini di miglioramento in cinque settori. Rafforzare il recepimento a livello nazionale e l’applicazione pratica della decisione quadro relativa al mandato d’arresto europeo. Infatti vi è ancora un margine di miglioramento, tenuto conto in particolare dell’evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE); a tal proposito s’incoraggiano gli Stati membri a facilitare l’applicazione e l’interpretazione, da parte degli operatori del settore, della legislazione nazionale che attua la decisione quadro relativa al MAE, elaborando orientamenti non vincolanti per l’applicazione del mandato d’arresto europeo.

Sostenere le autorità di esecuzione nello svolgimento di valutazioni dei diritti fondamentali. La CGUE ha riconosciuto che l’autorità giudiziaria dell’esecuzione, in circostanze eccezionali e a determinate condizioni, può rifiutare di dare esecuzione ad un mandato d’arresto europeo laddove sussista un rischio reale che la consegna dell’interessato possa portare a trattamenti inumani o degradanti ai sensi dell’articolo 4 della Carta, a causa delle condizioni di detenzione nello Stato emittente, o a una violazione del diritto fondamentale a un giudice imparziale sancito dall’articolo 47, secondo comma, della Carta, a causa di preoccupazioni in merito all’indipendenza della magistratura nello Stato emittente. Agli operatori del settore è stato quindi affidato il difficile compito di trovare caso per caso una soluzione al conflitto tra il riconoscimento reciproco e la tutela dei diritti fondamentali.

Inoltre norme minime e parametri di riferimento in materia di condizioni di detenzione, ivi compresa la custodia cautelare, esistono già sotto forma di strumenti normativi non vincolanti riconosciuti, in particolare le “Regole penitenziarie europee” del Consiglio d’Europa. Pertanto il Consiglio incoraggia gli Stati membri ad adottare le misure necessarie a garantire il rispetto di tali strumenti.

Il Consiglio ricorda agli Stati membri la loro responsabilità di garantire il rispetto dello Stato di diritto nell’UE e di salvaguardare il diritto a un processo equo e, in particolare, l’accesso a un tribunale indipendente e imparziale. Gli Stati membri devono adottare le misure necessarie a porre rimedio alle mancanze al fine di rafforzare la fiducia reciproca ed evitare il rischio che la cooperazione in materia penale sia politicizzata. Il Consiglio invita la Commissione ad avvalersi a tal fine della sua funzione di garante dei trattati.

Affrontare taluni aspetti della procedura nello Stato membro emittente e in quello di esecuzione, compresi i diritti procedurali, le traduzioni, il trasferimento dei procedimenti e i conflitti di giurisdizione, e promuovere alternative alla detenzione.

La decisione quadro del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali (2009/948/GAI) mira a evitare procedimenti paralleli in relazione agli stessi fatti e violazioni del principio “ne bis in idem“, ma si limita a stabilire disposizioni sullo scambio di informazioni e sulle consultazioni dirette tra le autorità competenti degli Stati membri. Come sottolineato nella relazione “Eurojust’s casework in the field of prevention and resolution of conflicts of jurisdiction” (Attività operativa di Eurojust nel settore della prevenzione e risoluzione dei conflitti di giurisdizione) del 16 febbraio 2018, permangono difficoltà, in particolare nei casi complessi e in quelli relativi a conflitti negativi di giurisdizione

Trattare le richieste di estradizione di cittadini dell’UE verso paesi terzi.

A seguito delle sentenze della CGUE nella causa Petruhhin (CGUE, 6 settembre 2016, C-182/15) e di diverse sentenze successive, nel trattare dette richieste gli Stati membri si trovano di fronte a due obblighi: da un lato, il dovere di conformarsi agli obblighi vigenti derivanti dal diritto internazionale e di contrastare il rischio che il reato in questione resti impunito e, dall’altro lato, per gli Stati membri che non procedono all’estradizione dei propri cittadini, l’obbligo, derivante dai principi della libertà di movimento e di non discriminazione in base alla nazionalità, di proteggere i cittadini di altri Stati membri nel modo più efficace possibile da misure che possano privarli dei diritti di libera circolazione e di soggiorno all’interno dell’UE. A tale riguardo, la CGUE ha chiarito che lo Stato membro richiesto deve verificare se non esista una misura alternativa meno lesiva per l’esercizio del diritto di libera circolazione e che consenta di raggiungere in modo parimenti efficace l’obiettivo consistente nell’evitare il rischio di impunità. Ciò comporta l’obbligo di informare lo Stato membro del quale la persona interessata ha la cittadinanza e, se del caso, su domanda di quest’ultimo Stato membro, di consegnargli la persona richiesta, conformemente alla decisione quadro relativa al MAE, purché detto Stato membro sia competente, in forza del suo diritto nazionale, a perseguire tale persona per fatti commessi fuori dal suo territorio nazionale.

Rafforzare le procedure di consegna nell’ambito del mandato d’arresto europeo in periodi di crisi, sulla scorta dell’esperienza acquisita con la pandemia di COVID-19

Il Consiglio sottolinea che garantire il corretto funzionamento della cooperazione giudiziaria in materia penale in periodi di crisi è molto importante per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia. La COVID-19 ha messo in luce l’importanza di uno scambio coordinato e rapido di informazioni ed esperienze e la necessità di digitalizzare ulteriormente la cooperazione tra gli Stati membri.

Approfondimenti: https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/12/01/european-arrest-warrant-council-adopts-conclusions-on-current-challenges-and-the-way-forward/