ISSN 2784-9635

Mandato di arresto europeo e modifiche apportate con D.lgs. 2 Febbraio 2021 n. 10

Gloria Lazzaro - 02/03/2021

Risale al 5 febbraio u.s. la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 10 recante le disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della Decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato di arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, in attuazione della delega di cui all’art. 6 della legge 4 ottobre 2019, n. 117.

Il D.lgs. 10/2021 ha senza dubbio modificato significativamente la legge 22 aprile 2005 n. 69 al fine di eliminare le criticità che si sono verificate dal 2005 fino ad oggi nell’attuazione corretta del principio fondamentale a cui si ispira tutta la disciplina del mandato di arresto europeo, i.e. il principio del mutuo riconoscimento.

In particolare il decreto in commento è intervenuto sull’art. 1 della L.n. 69/2005 eliminando la parte in cui si prevedeva una limitazione dell’esecuzione in ipotesi di incompatibilità con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale in tema di diritti fondamentali, di libertà e del giusto processo. Adesso, a seguito del novum legislativo, si prevede che il nostro Paese non debba dare esecuzione ai mandati di arresto europei emessi da uno Stato membro nei cui confronti il Consiglio dell’Unione europea abbia sospeso l’attuazione del meccanismo del mandato di arresto europeo per grave e persistente violazione dei principi sanciti all’articolo 6, par.1, del trattato sull’Unione europea ai sensi del punto (10) dei considerando del preambolo della decisione quadro 2002/584/GAI[1].

Sull’articolo 2 della L.n. 69/2005 il legislatore della riforma è intervenuto nel senso di prevedere che l’esecuzione del mandato di arresto europeo non possa, in alcun caso, comportare una violazione dei principi supremi dell’ordine costituzionale dello Stato o dei diritti inalienabili della persona riconosciuti dalla Costituzione, dei diritti fondamentali e dei fondamentali principi giuridici sanciti dall’articolo 6 del Trattato sull’Unione europeo o dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Al fine di eliminare le criticità per il corretto funzionamento del principio del mutuo riconoscimento, il decreto legislativo in commento interviene con riguardo all’esecuzione del mandato europeo emesso nei confronti di una persona non comparsa personalmente nel suo processo.

In tale caso, è ora richiesto che il mandato contenga l’indicazione di almeno una delle condizioni al comma 1-bis dell’art. 6 l.n. 69/2005 così come modificato[2].

Viene prevista poi l’abrogazione degli ultimi commi dell’art. 6 della L.n. 69/2005 dal momento che, disponendo un controllo di merito sul contenuto del mandato, andavano a complicare e talvolta bloccare l’esecuzione dello stesso.

Un altro snodo fondamentale nella riforma è da individuarsi nella modifica all’art. 7 della L.n. 69/2005 in tema di doppia punibilità.

Infatti, prima della modifica apportata dall’art. 4 del decreto legislativo in commento era stabilito che l’Italia dava esecuzione al mandato d’arresto europeo solo nel caso in cui il il fatto fosse previsto come reato anche dalla legge nazionale, ora è disposto che “L’Italia dà esecuzione al mandato d’arresto europeo solo nel caso in cui il fatto sia previsto come reato anche dalla legge nazionale, indipendentemente dalla qualificazione giuridica e dai singoli elementi costituivi del reato.

Sempre a proposito di doppia punibilità il legislatore della riforma è intervenuto anche sull’art. 8 della L. 69/2005 eliminando l’elenco delle 32 fattispecie per le quali veniva prevista la consegna obbligatoria, rimuovendo una parte della legge di attuazione particolarmente critico dal momento che includeva un elenco non previsto dalla decisione quadro in contrasto con il principio del mutuo riconoscimento.

L’articolo 6 del D.lgs. n. 10/2021 ha modificato l’articolo 9 della Legge di attuazione in materia di ricezione del mandato di arresto europeo e di misure cautelari eliminando qualsiasi riferimento alla   documentazione aggiuntiva della quale era richiesta la trasmissione ad opera dello Stato emittente il mandato. Viene chiarita, in materia di misure cautelari personali, l’applicabilità delle norme del libro IV del codice di procedura penale, ad esclusione della disciplina codicistica in materia di estinzione e di impugnazione e gli artt. 275 co.2-bis; 278; 279; 297 c.p.p. nonché le disposizioni degli articoli 299 e 300 co.4 c.p.p.

L’articolo 7 del decreto in commento ha modificato l’art. 10 della l.n. 69/2005 per quel che riguarda l’avvio del procedimento evidenziando il carattere della irrevocabilità delle dichiarazioni con cui la persona presta il proprio consenso alla consegna ovvero rinuncia al principio di specialità, viene altresì specificato che tale consenso alla consegna deve essere fornito anche all’udienza di convalida dell’arresto.

Inoltre, con la modifica apportata all’articolo 14 della legge di attuazione si prevede che qualora il destinatario del mandato dia il proprio consenso in sede di convalida dell’arresto ovvero dopo l’esecuzione della misura cautelare a suo carico, il presidente della Corte di Appello disponga la fissazione dell’udienza nei successivi 4 giorni dal giorno in cui ha manifestato il consenso.

Si prevede, in ogni caso, al nuovo articolo 17 così come modificato dal decreto in commento, che la Corte d’appello debba decidere sulla richiesta nel più breve tempo possibile e comunque entro 15 giorni dalla esecuzione della misura cautelare o dall’arresto della persona ricercata.

Un’altra modifica sostanziale ha riguardato l’articolo 18-bis della L.n. 69/2005 che è stato riscritto ex novo dall’art. 12 del D.lgs. n. 10/2021 in merito ai motivi facoltativi di rifiuto alla consegna ravvisandoli in tali circostanze: “1. quando il mandato di arresto europeo è stato emesso al fine dell’esercizio di azioni giudiziarie in materia penale, la corte di appello può rifiutare la consegna nei seguenti casi: a) se il mandato di arresto europeo riguarda reati che dalla legge italiana sono considerati reati commessi in tutto o in parte nel suo territorio, o in luogo assimilato al suo territorio, ovvero reati che sono stati commessi al di fuori del territorio dello Stato membro di emissione, se la legge italiana non consente l’azione penale per gli stessi reati commessi al di fuori del suo territorio; b) se, per lo stesso fatto che è alla base del mandato d’arresto europeo, nei confronti della persona ricercata è in corso un procedimento penale.2.Quando il mandato di arresto europeo è stato emesso ai fini della esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale, la corte di appello può rifiutare la consegna della persona ricercata che sia cittadino italiano o cittadino di altro Stato membro dell’Unione europea legittimamente ed effettivamente residente o dimorante nel territorio italiano da almeno cinque anni, sempre che disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno.”

Anche l’art. 18-ter della L.n. 69/2005 , rubricato “Decisioni pronunciate in assenza”, ha subito delle modifiche al fine di adeguarsi all’articolo 4-bis della decisione quadro: si prevede che nel caso di rifiuto facoltativo in ipotesi di decisioni pronunciate al termine di un processo in cui l’interessato è stato assente, la Corte d’appello può comunque procedere accogliendo la richiesta di consegna, laddove siano state rispettate le condizioni indicate dall’art. 420-bis c.p.p.

Ulteriori modifiche consistenti riguardano la disciplina del ricorso per cassazione prevista all’articolo 22 della L. n. 69/2005.

Le principali modificazioni si possono riassumere in tali punti:

1) si prevede che contro i provvedimenti che decidono sulla consegna della persona interessata, quest’ultimo, il suo difensore e il Procuratore generale presso la Corte di appello possono proporre ricorso per cassazione entro cinque giorni dalla conoscenza legale della sentenza, solo per i motivi, contestualmente enunciati, di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 dell’articolo 606 c.p.p.;

2) il ricorso deve essere presentato alla cancelleria della Corte di appello che ha emesso il provvedimento e quest’ultima provvederà a trasmetterlo alla Corte di Cassazione entro e non oltre il giorno successivo, unitamente al provvedimento impugnato e agli atti del procedimento, inoltre, la presentazione del ricorso sospende l’esecuzione della sentenza di cui all’articolo 17 co.1 l.n. 69/2005;

3) la Corte di Cassazione decide con sentenza entro dieci giorni dalla ricezione degli atti nelle forme di cui all’articolo 127 c.p.p. e l’avviso delle parti deve essere notificato o comunicato almeno tre giorni prima dell’udienza;

4) qualora la redazione della motivazione non risulti possibile la Corte di Cassazione data lettura del dispositivo provvede al deposito della motivazione non oltre il secondo giorno dalla pronuncia;

5) contro l’ordinanza di cui all’articolo 14, comma 5, della l.n. 69/2005 il ricorso può essere presentato da parte della persona interessata, dal suo difensore o dal procuratore generale presso la Corte d’appello entro tre giorni dalla conoscenza legale per gli stessi motivi previsti per il ricorso della sentenza, la presentazione del ricorso sospende l’esecuzione dell’ordinanza e la Corte di Cassazione decide nel termine di sette giorni dalla ricezione degli atti in camera di consiglio;

6) nel caso di annullamento con rinvio si prevede la trasmissione degli atti immediatamente con precedenza assoluta su ogni altro affare e comunque entro il giorno successivo al deposito della decisione completa di motivazione al giudice del rinvio che deciderà entro dieci giorni.

 

La novella legislativa ha inoltre inserito un nuovo articolo quale articolo 22-bis in materia di comunicazioni da fornire allo Stato emittente, previa comunicazione al Ministro della giustizia e i provvedimenti da adottare in ordine alle misure cautelari nel caso di scadenza dei termini previsti per la decisione sulla richiesta di consegna.

In tali casi si prevede che qualora il ritardo nell’adozione della decisione definitiva sulla richiesta di consegna si protragga oltre novanta giorni, la Corte di Appello revoca la misura cautelare e qualora persiste l’esigenza di garantire che la persona non si sottragga alla consegna, applica le misure cautelari di cui agli articoli 281, 282 e 283 c.p.p. e nei confronti della persona minorenne, la misura di cui all’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448.

Infine, ha subito sostanziali modifiche anche l’art. 23 della L. n. 69/2005 inerente alle concrete modalità di consegna della persona destinataria del mandato di arresto europeo.

Ora si prevede che: 1) la persona richiesta in consegna venga consegnata allo Stato membro di emissione del MAE al più presto entro e non oltre dieci giorni dalla sentenza irrevocabile con cui si è data esecuzione al mandato ovvero dall’ordinanza; 2) il Presidente della Corte d’appello sospende l’esecuzione del provvedimento anche quando riceve dall’Autorità dello Stato membro di emissione la comunicazione della ricorrenza di cause di forza maggiore che impediscono la consegna entro lo stesso termine; 3) in tali casi il Presidente della Corte di Appello dà immediata comunicazione al Ministro della giustizia della cessazione delle ragioni che hanno imposto la sospensione dell’esecuzione o del ricevimento della comunicazione in ordine alla cessazione della causa di forza maggiore da parte dell’autorità dello Stato membro di emissione e il Ministro, venuto a conoscenza di tale causa, concorderà con l’Autorità dello Stato membro di emissione una nuova data di consegna.

 

 

[1] ai sensi del punto (10) dei consideranda del preambolo della decisione quadro 2002/584/GAI “Il meccanismo del mandato d’arresto europeo si basa su un elevato livello di fiducia tra gli Stati membri. L’attuazione di tale meccanismo può essere sospesa solo in caso di grave e persistente violazione da parte di uno Stato membro dei principi sanciti all’articolo 6, paragrafo 1, del trattato dell’Unione europea, constatata dal Consiglio in applicazione dell’articolo 7, paragrafo 1, dello stesso trattato, e con le conseguenze previste al paragrafo 2 dello stesso articolo.”

[2] Il comma 1-bis dell’art. 6 l.n. 69/2005 così come modificato prevede che il MAE deve indicare se l’interessato è stato citato tempestivamente e personalmente, informato del processo a suo carico, se -ricevuta la notifica della decisione e informato del diritto di ottenere un nuovo processo o della facoltà di dare inizio al giudizio di appello- ha dichiarato espressamente di non opporsi a tale decisione o non ha chiesto la rinnovazione del processo, se l’interessato non ha ricevuto personalmente la notifica della decisione, ma la riceverà personalmente e senza indugio dopo la consegna per esercitare i diritti e le prerogative di difesa.