Operazione CASH AWAY della Guardia di Finanza di Milano. L’HAWALA in codice

Dimitri Barberini - 25/03/2021

Nei giorni scorsi, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano, su delega della Procura della Repubblica di Milano, ha eseguito diverse ordinanze di custodia cautelare per n.16 soggetti e per l’applicazione di misure cautelari patrimoniali per beni mobili e immobili per un valore complessivo di 1,7 milioni di euro, nonché il successivo congelamento e sequestro di diversi conti bancari in tutta Europa.

La maxi-operazione ha visto coinvolti più di 100 militari impegnati in perquisizioni locali e domiciliari nelle regioni Lombardia, Toscana e Veneto. Inoltre sono stati richiesti, presso gli uffici competenti, informative e atti di accertamento presso le autorità giudiziarie negli Stati di Repubblica Ceca, Malesia, Francia, Danimarca e Belgio, così da ricostruire meglio le modalità e le finalità dell’utilizzo delle rimesse effettuate dal sodalizio criminale.

Le particolarità di questa operazione sono diverse, la principale risiede nelle modalità con le quali l’organizzazione criminale, gestita da due egiziani e con il sostegno di imprenditori e professionisti compiacenti, abbia potuto realizzare e giustificare una grande movimentazione di denaro. Tutto trova origine nella tecnica Hawala, invero una procedura nota già da anni alle autorità di polizia finanziarie internazionali per riciclare denaro. Gli autori (gli Hawaladar) si assumono il rischio di trasferire le rimesse di denaro per mezzo di reti di persone (di fiducia) e canali informali, realizzando movimentazioni di capitale attraverso acquisti e vendite, convertendo il bene illecito e occultando la sua provenienza. Difatti i finanzieri hanno scoperto che le rimesse viaggiavano nei diversi Stati come rimesse provenienti da capitali fatturati dalla produzione di beni e servizi da diverse società sparse in Europa, scoperte poi successivamente essere inesistenti (le cc.dd. Società Cartiere).  Inoltre, l’attività dei finanzieri di Milano ha permesso di ricostruire 193 rapporti finanziari per un ammontare di 100 milioni di euro e ulteriori 3 milioni di euro per fatture fittizie.

L’ulteriore dato di sorpresa è anche emerso nella ingegnosità degli autori nel comunicare tra di loro la convalida delle rimesse inserite nel circuito Hawala. Infatti la tecnica Hawala è pericolosa non solo perché è informale, ma soprattutto perché si prefigge di sostituire il ricorso agli attuali comuni canali bancari e parabancari leciti, eludendo così le normative antiriciclaggio e di trasparenza finanziaria. Ma in questo caso, gli autori hanno agito “quasi” come se fossero loro i gestori di un vero circuito bancario. Infatti i finanzieri durante le attività investigative e di intercettazione hanno scoperto uno scambio di codici conosciuti ai soli autori (per la quale attività trattenevano una percentuale tra il 2% ei il 5%) che venivano trasmessi dai soggetti compiacenti per dare comunicazione di accettazione e conferma del trasferimento. La pocanzi citata procedura, compreso i costi sul trasferimento bancario, – seppur in modo più complesso e soprattutto legale –  è oggi fornita dal sistema di messaggistica bancaria denominata SWIFT (The Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication).

 

Approfondimenti:https://www.gdf.gov.it/stampa/ultime-notizie/anno-2021/marzo/16-arresti-per-frode-fiscale-riciclaggio-ed-abusivismo-finanziario-con-il-metodo-hawala