Operazione Money box. Riciclaggio, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività creditizia e favoreggiamento

Marina Grazia Ferrara - 09/07/2020

In data 3 Luglio u.s. a Roma, la squadra mobile della Questura capitolina ha eseguito 7 arresti nell’ambito dell’operazione denominata “Money box”.

Le indagini erano partite a seguito delle denunce sporte da alcuni cittadini, perlopiù piccoli imprenditori in difficoltà economica, ai quali pare che il gruppo di malviventi avesse prestato denaro a prezzi usurari (anche del 240%) per poi rivolgere loro condotte estorsive al fine di rientrare delle somme ritenute loro spettanti.

Dai fatti resi noti dalla cronaca ufficiale, si precisa non dagli atti del fascicolo, risulta che la banda avesse scelto il noto mercato rionale di Porta Portese come base logistica ed operativa, un vero e proprio ufficio dove veniva svolta l’attività creditizia, ricevuti i “clienti”, perlopiù della zona Portuense-Marconi-Trastevere, elargiti i prestiti usurari e riscossi i crediti.

Risulta che le minacce perpetrate fossero ancor più efficaci in forza della millantata appartenenza ad efferate bande criminali nonché accennando ai rapporti intercorrenti con note famiglie di pregiudicati e conclamate associazioni per delinquere.

Peraltro, risulta che uno dei soggetti ponesse all’incasso gli assegni dei clienti-vittime a cui erano state prestate le somme giustificandoli come pagamenti delle fatture della propria attività nel settore edile per ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme.

Lasciando che la giustizia faccia il suo corso, indipendentemente dall’innocenza o colpevolezza dei soggetti raggiunti dai provvedimenti di arresto, aspetti che verranno vagliati nelle sedi opportune; per i fini che qui ci occupano, il fatto di cronaca risulta utile come spunto per soffermarsi su alcune problematiche di rilevanza giuridica.

In particolare, nell’elencazione dei reati che risulterebbero integrati dai soggetti arrestati, sono annoverati anche riciclaggio e favoreggiamento sicchè giova svolgere una precisazione.

In particolare, relativamente al delitto di riciclaggio vale ricordare[1] che lo stesso si consuma con la realizzazione dell’effetto dissimulatorio conseguente alle condotte tipiche previste dall’art. 648bis, primo comma del codice penale ovverosia sostituzione, trasferimento o altre operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di denaro, beni o altre utilità.

Ove le condotte consumative del reato siano plurime seppure attuate in un medesimo contesto fattuale e con riferimento ad un medesimo oggetto, si configura un unico reato a formazione progressiva e consumazione prolungata, che viene a cessare con l’ultima delle operazioni poste in essere[2] .

Essendo il delitto di riciclaggio un reato a forma libera e potenzialmente a consumazione prolungata, attuabile anche con modalità frammentarie e progressive, risulta perfettamente idoneo ad integrare di per sé un autonomo atto di riciclaggio anche qualsiasi prelievo o trasferimento di fondi intervenuto successivamente a precedenti versamenti, ed anche il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario ad un altro diversamente intestato, ed acceso presso un differente istituto di credito.[3]

A questo punto, vale evidenziare il rapporto del reato di riciclaggio rispetto a quello di favoreggiamento.

Come da giurisprudenza pacifica, il favoreggiamento reale è una figura criminosa sussidiaria rispetto a quella del riciclaggio di denaro di cui all’art 648 bis c.p. allorquando siano ravvisabili gli estremi di detta ipotesi delittuosa. Ne consegue che in tal senso, vada affermata la sussistenza del reato di riciclaggio ed escluso quello di favoreggiamento reale[4].

Invero, il riciclaggio ed il favoreggiamento reale realizzano un concorso apparente di norme, pur tutelando differenti beni giuridici, il primo reato punisce infatti condotte specificamente determinate, mentre il secondo è un reato a forma libera per la genericità della condotta sanzionata, la quale può anche consistere nei comportamenti tipici del riciclaggio.

Il concorso apparente di norme potrebbe già essere considerato chiarito dal legislatore che ritiene applicabile il favoreggiamento reale solo al di fuori dei casi di concorso del reato e dei casi previsti ex artt. 648, 648 bis e 648 ter, tuttavia è possibile condividere la giurisprudenza di legittimità secondo la quale: “L’art. 648-bis c.p. non punisce solo il compimento di operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni, ma anche la loro sostituzione od il loro trasferimento.

La previsione di cui all’art. 648-bis c.p., infatti, individua quale tipica modalità operativa del riciclaggio “la sostituzione” ovvero la trasformazione degli stessi volta a garantire la dispersione delle indicazioni relative alla provenienza delittuosa. Il delitto di favoreggiamento reale si configura, invece, come una figura criminosa sussidiaria rispetto a quella del riciclaggio di denaro allorquando siano ravvisabili gli estremi di detta ipotesi delittuosa.[5]

[1] Cass. Pen. 1.857/2016; Cass. Pen., sez. I, n. 32.491/2015

[2] Cass. Pen., Sez. II, n. 29.869/2016, Re; Cass. Pen. Sez. III, n. 3.414/2014.

[3] Cass. Pen., Sez. II, n. 546/2011; Cass. Pen., n. 13.085/2013.

[4] Cass. Sent. n. 3356/1994.

[5] Cass. Sez. II n. 28073/2015; Cass. Sez. II. n. 117097/1994