ISSN 2784-9635

Pirateria online e riciclaggio

Valentina Ciappina - 12/06/2020

E’ partita lo scorso 10 aprile la denuncia da parte della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom).

L’Authority, in particolare, aveva richiesto e auspicato l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, per un’ azione di contrasto incisiva al fenomeno della pirateria digitale, diffuso specialmente sui social media.

Attraverso numerosi canali Telegram, con migliaia di iscritti ciascuno, i pirati diffondevano

illecitamente giornali, riviste e libri, liberamente consultabili e scaricabili dagli utenti e con successiva possibilità di condivisione anche su altre piattaforme, permettendo così una diffusione capillare e abusiva.

In particolare, i responsabili, intomettendosi illecitamente nei sistemi informatici dei quotidiani, scaricavano i contenuti in pdf, sottraendoli agli editori. In questa condotta è stato ravvisato, dal p.m che ha disposto il sequestro dei canali Telegram, il reato di furto ovvero di appropriazione indebita. I file così ottenuti (che rientrano nella classificazione di beni di provenienza delittuosa) venivano diffusi sui canali della piattaforma social per trarne profitto. Il p.m. ha ravvisato in questo comportamento anche il reato di riciclaggio, in quanto i “pirati” ostacolavano l’individuazione sia della loro identità che della provenienza illecita dei materiali.

L’individuazione dei titolari dei canali, infatti, non è stata possibile, poichè la società cui fa capo Telegram è nota per proteggere i dati e la privacy dei suoi utenti.

A seguito dell’intervento dell’AGCOM prima e della procura di Bari poi (ipotizzando i reati di ricettazione, riciclaggio, accesso abusivo ad un sistema informativo o telematico furto e violazione della legge sul diritto d’autore) sono 17 i canali tramite cui venivano diffuse copie pirata di opere protette dal diritto d’autore e posti sotto sequestro.

Il fenomeno è stato dunque arginato parzialmente poichè AGCOM può  adottare provvedimenti che abbiano come destinatari solo i soggetti compresi sul territorio nazionale; diversamente – come nel caso Telegram  appunto– l’autorità può ordinare ai provider italiani di disabilitare l’accesso al sito ma non la rimozione dello stesso.

I danni per l’illecita diffusione di migliaia di giornali, riviste e libri attraverso Telegram sono stati stimati dalla Procura di Bari in 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni all’anno, numeri in crescita soprattutto durante il periodo del Covid-19.