ISSN 2784-9635

Predicate crimes e lotta al riciclaggio: le novità contenute nello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1673

Elena Shiva Tarighinejad - 21/08/2021

In data 5 agosto 2021, è stato approvato da parte del Consiglio dei Ministri uno schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1673 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, la quale «stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e alle sanzioni in materia di riciclaggio»1.

Come si evince dalla relazione illustrativa2, la necessità di adeguamento alla succitata direttiva si impone anche e soprattutto alla luce «della avvenuta comunicazione da parte della Commissione europea dell’avvio, nei confronti della Repubblica italiana di una procedura di infrazione ex articolo 258 T.F.U.E. (2021/0055) per mancato recepimento della direttiva predetta», il cui termine finale di recepimento era stato fissato al 3 dicembre 2020.

Per ciò che concerne le modifiche elencate all’interno dello schema in commento, occorre anzitutto dare atto della necessità di ampliamento dell’ambito dei predicate crimes dei “reati di riciclaggio” di cui all’art. 3 della direttiva suddetta, alla luce della natura maggiormente circoscritta della nozione di reato presupposto fatta propria dal legislatore interno.

In particolare, tale modifica si impone in considerazione dell’ampiezza della nozione di “attività criminosa”, che viene estesa dall’art. 2, par. 1 della direttiva de qua a «qualsiasi tipo di coinvolgimento criminale nella commissione di un qualsiasi reato punibile, conformemente al diritto nazionale, con una pena detentiva o con una misura privativa della libertà di durata massima superiore a un anno ovvero, per gli Stati membri il cui ordinamento giuridico prevede una soglia minima per i reati, di un qualsiasi reato punibile con una pena detentiva o con una misura privativa della libertà di durata minima superiore a sei mesi».

Ciò premesso, occorre sottolineare, alla luce della vigente disciplina interna, che l’ambito dei reati presupposto delle fattispecie di cui agli artt. 648 c.p. (ricettazione) e 648-ter c.p. (impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita), ricomprende solo i delitti e non anche le contravvenzioni.

Maggiormente ristretto appare, per contro, il novero dei reati presupposto dei delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, delimitato ai soli delitti non colposi, con conseguente esclusione non solo delle contravvenzioni, ma anche dei delitti colposi.

Pertanto, la modifica in parola determina un ampliamento della categoria dei predicate crimes delle fattispecie da ultimo citate, attraverso la soppressione dell’inciso «non colposo» all’interno del primo comma degli artt. 648-bis e 648-ter.1. c.p., con ciò determinando un allineamento a quanto già previsto per i delitti di cui agli artt. 648 e 648-ter c.p.

Con riferimento alle contravvenzioni, viene introdotta in relazione a ciascuna delle quattro fattispecie citate, la previsione di un’apposita e meno rigorosa disciplina sanzionatoria correlata alla minore gravità del reato presupposto, ossia la contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.

Inoltre, «sostituendo la parola “delitto” con la parola “reato”, nell’ultimo comma
dell’articolo 648 cod. pen., la configurabilità del delitto di ricettazione indipendentemente dalla sussistenza di una causa di non punibilità dell’autore del delitto presupposto o di una causa di improcedibilità di tale delitto già prevista dall’ultimo comma dell’art. 648 cod. pen. e richiamata dalle disposizioni di cui agli articoli 648-bis, 648-ter e 648-ter.1 cod. pen., è stata ampliata per ricomprendere i casi in cui il reato presupposto sia una contravvenzione»3.

Per ciò che concerne il delitto di ricettazione, un’ulteriore modifica è quella che concerne la circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto, e che va a incidere sul quantum della diminuzione a seconda della tipologia di reato presupposto (delitto o contravvenzione)4. A tal proposito, al fine di discostare adeguatamente il trattamento sanzionatorio riservato all’una e altra tipologia di reato, viene contemplato un proporzionale aumento della pena pecuniaria (da 516 a 1000 euro) prevista per la fattispecie presupposta di matrice delittuosa5.

Infine, viene inserita all’interno dell’art 648 c.p. una circostanza aggravante per l’ipotesi in cui il fatto sia commesso nell’esercizio di un’attività professionale, in conformità al disposto di cui all’art. 6 della citata direttiva6.

Ancora, al fine di garantire l’omogeneità e la proporzionalità del trattamento sanzionatorio relativo ai delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, è stata prevista una circostanza attenuante comune in sostituzione di quella ad efficacia speciale attualmente prevista dall’art. 648-ter.l., comma 2 c.p.., e destinata a trovare applicazione nell’ipotesi in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

Significativa appare anche la modifica del quarto comma dell’art. 9 c.p. (rubricato “delitto comune del cittadino all’estero”), con cui il catalogo dei reati per i quali non è necessaria la richiesta del Ministro della giustizia o l’istanza o la querela della persona offesa viene esteso anche ai delitti di cui agli artt. 648 e 648-ter.l.

Da ultimo, occorre citare la sostituzione all’interno dell’art. 648-ter.l., delle parole «7

del decreto-legge 13 maggio 1991, n.152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n.203, e successive modificazioni» con il riferimento all’art. 416-bis.1, c.p: ciò al precipuo fine di adeguare la normativa interna alla legislazione europea e eliminare riferimenti a disposizioni non più vigenti.

1 Art. 1, par. 1, direttiva (UE) 2018/1673.

2 Relazione illustrativa reperibile all’indirizzo http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/362838.pdf

3 Relazione illustrativa, cit., 7.

4 L’art. 1, comma 1, lett. c), n. 2 del citato schema prevede che il secondo comma dell’art. 648 c.p. sia sostituito dal seguente: «Se il fatto è di particolare tenuità, si applica la pena della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 1.000 nel caso di denaro o cose provenienti da delitto e la pena della reclusione sino a tre anni e della multa ·sino a euro 800 nel caso di denaro o cose provenienti da contravvenzione»;

5 In conseguenza di tali modifiche, il riferimento al secondo comma dell’art. 648 c.p. contenuto all’interno degli artt. 648-ter e 240-bis c.p., è stato sostituito dal riferimento al quarto comma del medesimo articolo.

6 In particolare, l’art 6., par. 1, stabilisce che gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che, in relazione ai reati di cui all’articolo 3, paragrafi 1 e 5, e all’articolo 4, le circostanze al suo interno elencate siano considerate aggravanti. Tra queste rientra quella concernente l’autore del reato, se è un soggetto obbligato ai sensi dell’articolo 2 della direttiva (UE) 2015/849, e che ha commesso il reato nell’esercizio della sua attività professionale.