ISSN 2784-9635

Protocolli di legalità per contrastare le infiltrazioni delle mafie nell’economia

Silvia Sticca, Francesco Napoli - 16/02/2022

I temi della legalità, fin da oltre 70 anni, sono molto cari a Confapi, Confederazione Italiana della piccola e media indutria privata.

Da sempre, la confederazione al fianco delle aziende sane e degli imprenditori, promuove iniziative tese a diffondere nelle imprese una maggiore informazione favorendo occasioni di formazione sulla cultura della legalità, con l’intento di costruire il benessere, la ripresa, la crescita nel Sud Italia.

Concetto questo che ha fatto suo anche il neo Premier Draghi che in Senato ha espresso il suo pensiero sulla ripresa del Paese: “Senza riportare legalità e sicurezza nel Paese è molto difficile crescere”.

In una fase molto delicata per l’Italia e per le imprese, ovvero la vigilia dei consistenti flussi di finanziamento del Recovery fund, Confapi si è posta il problema di come impedire alle infiltrazioni criminali di inserirsi nell’economia, già provata da mesi di crisi economica e sociale derivante dall’emergenza sanitaria.

Emblematica l’intervista del Sole 24 Ore, al Comandante Generale della Guardia di Finanza, il quale alla domanda su come evitare che la criminalità organizzata possa infiltrarsi all’interno dell’economia legale, ha esplicitamente richiamato a una stretta sinergia tra le Prefetture e le associazioni datoriali.

Per questo motivo i prefetti sono stati sensibilizzati a porre la massima attenzione sui maggiori rischi di inquinamento dell’economia legale connessi al contesto emergenziale italiano.

Per evitare disastri ulteriori è stato istituito nell’aprile del 2020, presso il Dipartimento della pubblica sicurezza l’“Organismo permanente di monitoraggio e analisi”, struttura interforze, con lo scopo di intercettare ogni possibile iniziativa, da parte della criminalità organizzata, di espansione, alterazione del mercato o inquinamento del tessuto economico e condizionamento dei processi decisionali pubblici funzionali all’assegnazione degli appalti.

Particolare attenzione viene anche dedicata all’erogazione dei finanziamenti previsti dalla normativa emergenziale a favore delle imprese e dei cittadini in difficoltà in conseguenza della crisi pandemica.

Confapi, da sempre in prima linea per sconfiggere le mafie, sempre più camaleontiche e più “imprenditrici”, per rispondere al credo che le buone idee hanno bisogno di gambe e di braccia per andare lontano, ha messo sul banco una serie di proposte che riguardano anche i protocolli di legalità, funzionanti solo su carta.

Solo nella legge 11 settembre 2020, noto come Decreto Semplificazioni, è stato inserito un articolo sul protocollo di legalità. Ma si attende ancora il conseguente decreto ministeriale. E’, quindi necessario, che tale strumento diventi esigibile.

È la prima volta che, in un quadro normativo, trova spazio un articolo specifico sul Protocollo di legalità – è stato questo un passo molto significativo.

In molti casi i protocolli, promossi a livello regionale dalle varie Prefetture restano un elenco di buone intenzioni e di indicazioni normative, che non trovano un riscontro operativo nei territori anche per lo scarso coinvolgimento della rappresentanza delle imprese. Il secondo limite è riassumibile nella culpa in vigilando, ovvero la colpa che deriva dalla inadempienza del controllo sull’applicazione del protocollo.

Dal punto di vista pratico sono state avanzate dal Vice Presidente Nazionale Confapi Francesco Napoli delle proposte. È necessario individuare due Responsabili del Protocollo di Legalità (RPL), quale interfaccia tra la Prefettura e l’azienda. Va costituito un albo che riconosca la figura del RPL (security manager), con competenze specifiche e con la possibilità di accedere ad informazioni chiuse; in ogni appalto va individuata una quota di risorse finalizzata all’attività di contrasto alla infiltrazione mafiosa; il team impegnato nell’applicazione del Protocollo deve avere un’adeguata formazione; in ogni Prefettura non può non esserci un organismo di sorveglianza sull’applicazione del Protocollo che produca dei report di monitoraggio sull’applicazione effettiva di tutti gli impegni sottoscritti da parte delle associazioni datoriali.

Durante l’audizione alla commissione bicamerale antimafia, è stato sollevata la problematica relativa alle pratiche di mercato sleali che uccidono le imprese sane, divenendo ormai una vera e propria piaga sociale.

Importante il rispetto dei minimi retributivi previsti dai ccnl sottoscritti dalle associazioni datoriali maggiormente rappresentativi,

Confapi ha richiesto, infatti, il ripristino degli ispettorati del lavoro ormai depotenziati e che venga utilizzato come strumento di controllo l’Asse. Co.

Il sistema altro non è che un meccanismo che, a costo zero per la pubblica amministrazione, consente di attestare la regolarità contributiva e retributiva e delineare un solco tra aziende, sulla base di una competizione virtuosa basata sul rispetto delle regole del gioco.

E’ stato siglato nel dicembre 2021 il protocollo d’intesa tra Confapi e Arma dei Carabinieri, già  sancito a livello nazionale nel giugno 2021 a Roma.

Il protocollo ha l’obiettivo comune di tutelare le imprese dal rischio di infiltrazioni mafiose, promuovere la cultura della legalità e l’imprenditorialità sana dell’economia italiana, in un momento storico che da una parte sta mettendo a dura prova le imprese, dall’altra, con riferimento alla prospettiva di piani di rilancio economico, su tutti il PNRR, genera attenzioni da parte di ambienti collusi.

Questo protocollo nazionale, sarà trasferito sui territori, un concreto vademecum quotidiano, che detterà azioni formative e informative per le imprese.

I protocolli di legalità coadiuvano i governi nella lotta alla corruzione nel settore degli appalti pubblici garantendo trasparenza nei processi decisionali.

Uno strumento fondamentale di sinergia publico – privata per la crescita del tessuto economico economico italiano.  Le condizioni di sicurezza e legalità consentono, infatti, all’Italia il mantenimento di un ruolo di primo piano e del suo grado di competitività complessiva all’interno degli scenari globali.

Una visione moderna, dinamica e realmente incisiva della cultura della sicurezza non può più prescindere dalla cosiddetta intelligence economica. La difesa dell’indipendenza dello Stato e del territorio nazionale impone dunque che il perimetro della sicurezza includa la protezione di interessi economici strategici e cruciali per la forza del nostro Paese, così come è confermato nella relazione  del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica sull’attività svolta dal primo gennaio 2021 al 9 febbraio 2022.

La dimensione sempre più transnazionale assunta dalle compagini criminali impone, da una parte, una strategia multilivello, indispensabile per prevenire forme di penetrazione nel contesto economico e sociale e, dall’altra la necessaria armonizzazione delle legislazioni nazionali ed un’intensificazione dello scambio di informazioni.