ISSN 2784-9635

Riciclaggio, finanziamento al terrorismo e il sistema Hawala

Nicole Maci - 30/04/2021

Seppur apparentemente diversi, spesso il fenomeno del riciclaggio viene accostato a quello del finanziamento al terrorismo. La principale differenza tra i due è l’origine dei proventi. Nel riciclaggio viene indicato un reato presupposto che produce profitto illecito successivamente sostituito o trasferito all’interno dell’economia legale. Al contrario, nel finanziamento al terrorismo vengono impiegati dei fondi leciti per incrementare scopi illeciti, attraverso meccanismi economico-finanziari.

Secondo quanto indicato dalla Central Intelligence Agency (CIA), di frequente il terrorista, più specificatamente il movimento di al Qaeda, muove le proprie finanze attraverso un Informal Value Transfer System, denominato hawala. Quest’ultimo risulta efficace sia per una questione di sicurezza, poiché garantisce l’anonimato, sia perché può essere utilizzato nei Paesi dove i sistemi bancari tradizionali risultano carenti, come per esempio in Afghanistan.

In particolare, il 6 ottobre 2001, è stato chiesto al GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale) di allargare le proprie raccomandazioni sul tema del contrasto al finanziamento del terrorismo approvando IX Raccomandazioni Speciali[1]. Tali raccomandazioni, come le altre 40, non hanno carattere vincolante in capo agli Stati che partecipano al GAFI, ma costituiscono un esempio standard informale. Il Gruppo d’Azione invita gli Stati ad “(…) adottare misure per garantire che le persone o le persone giuridiche, compresi gli intermediari, che forniscono un servizio per la trasmissione di denaro o valori, compresa la trasmissione attraverso un sistema o una rete di trasferimento di denaro o valori informale, siano autorizzati o registrati e soggetti a tutte le raccomandazioni del FATF che si applicano alle banche e agli istituti finanziari non bancari. Ciascun paese dovrebbe garantire che le persone o le persone giuridiche che svolgono questo servizio illegalmente siano soggette a sanzioni amministrative, civili o penali (…)”.[2]

Il sistema hawala

Hawala è una parola araba che significa “trasformare” e indica un sistema di rimessa informale alternativo, basato sulla fiducia, sull’onore dei soggetti incaricati al trasferimento del denaro e risulta fortemente radicato nella cultura islamica dell’VIII secolo. Questo strumento nato per trasferire fondi con finalità lecite è stato fondamentale nel Medioevo, poiché facilitava le transazioni commerciali e finanziarie riducendone i rischi. Oggi la hawala è ancora considerata legale in alcuni stati dell’Asia, del Medio Oriente e del Nord Africa. In Italia il sistema hawala è considerato illecito ai sensi del ex art. 132 del T.U.B.[3] il quale punisce chiunque svolga abusiva attività finanziaria.

Il modello è caratterizzato dalla presenza di quattro attori, un ordinante, un beneficiario e due operatori, gli hawalader, i quali occupano una posizione intermediaria tra chi vuole trasferire il denaro e chi lo riceve. I profitti dei due hawalader derivano dalle commissioni trattenute per ogni transazione portata a termine. Qualora un soggetto volesse trasferire fondi in un Paese estero senza rischio di intercettazione, può rivolgersi all’operatore locale, il quale provvederà a comunicare l’ammontare e il codice segreto ad un suo affine nel Paese del destinatario, che riceverà l’importo concordato. La somma versata al destinatario e la relativa commissione verrà ripagata dal primo broker informale secondo tempi e mezzi variabili, in un momento successivo.

Il sistema hawala si caratterizza principalmente per la sua versatilità, essendo adattabile anche in quei Paesi dove i sistemi bancari sono carenti, per la velocità con cui vengono svolte le transazioni, solitamente, esse vengono concluse in 24 ore e per ultimo, viene contraddistinto dall’anonimato. Difatti, trattandosi di un sistema di rimessa non ufficiale basato sulla fiducia, l’anonimato del cliente e del beneficiario sono necessari per la corretta esecuzione dell’operazione.

La hawala in Italia

L’utilizzo della hawala, penalmente rilevante, spesso può integrare ulteriori fattispecie criminose, legate alla finalità della transazione, alla provenienza dei fondi e alla destinazione degli stessi, tra cui il finanziamento di organizzazioni terroristiche. Seppur considerato illegale come confermato da svariate sentenze della Suprema Corte di Cassazione, di particolare rilievo la n. 2387/2019, di recente nel nostro Paese si sono verificati diversi casi di utilizzo di tale sistema.

Ne è un esempio, la maxi operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziario di Milano, denominata CASH AWAY, la quale ha consentito di sfaldare un sodalizio criminale operante nel territorio lombardo e all’estero, che svolgeva abusivamente un’attività di money transfer illegale mediante l’attuazione del sistema hawala  “promosso ed organizzato da due broker di origini egiziane e dedito alla raccolta ed al trasferimento di ingenti risorse finanziarie di origine illecita, al riciclaggio del denaro oggetto della abusiva prestazione di servizi di pagamento, all’emissione e all’utilizzo di fatture di operazioni inesistenti emesse da società create ad hoc”[4], violando così la normativa finanziaria vigente nel nostro ordinamento.

Il sistema hawala costituisce un circuito economico parallelo che sfugge a qualsiasi forma di controllo, avvalendosi di un flusso informale che non passa attraverso canali bancari.

L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia nel Rapporto Annuale 2018, definisce la hawala come un meccanismo di riciclaggio difficile da neutralizzare che serve per eludere l’origine del denaro, sfruttando le vulnerabilità del sistema europeo, la libera circolazione sancita dal Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Le organizzazioni criminali che operano nel finanziamento del terrorismo sono in continua evoluzione, per questa ragione tracciare il denaro all’interno del sistema finanziario per risalirne il modus operandi è estremamente difficoltoso. In conseguenza del mutevole contesto nel quale vengono applicate, anche le strategie per contrastare queste organizzazioni devono essere continuamente aggiornate. Questo breve lavoro vuole evidenziare quanto hawala e gli altri sistemi simili possano essere frutto di ogni tipo di attività, lecita o illecita; tali sistemi seppur insidiosi non vengono considerati infallibili, per poterli frammentare sarebbe opportuno attaccarli infiltrandoli dall’interno, conformemente a quanto accade in materia di criminalità organizzata.

A tal fine è indispensabile la collaborazione tra i governi e tra i servizi di intelligence, in modo tale da arginare le minacce latenti nel sistema finanziario.

[1] https://www.fatf-gafi.org/media/fatf/documents/reports/FATF%20Standars%20-%20IX%20Special%20Recommendations%20and%20IN%20rc.pdf

[2] “Hawala: un sistema (illegale) per il finanziamento del terrorismo” di Antonio Rossi, 7 febbraio 2020, https://www.riskcompliance.it/news/hawala-un-sistema-illegale-per-il-finanziamento-al-terrorismo/

[3] https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/intermediari/Testo-Unico-Bancario.pdf

[4] https://www.gdf.gov.it/stampa/ultime-notizie/anno-2021/marzo/16-arresti-per-frode-fiscale-riciclaggio-ed-abusivismo-finanziario-con-il-metodo-hawala#null