Risoluzione del Parlamento UE: impatto delle misure connesse alla pandemia da COVID-19 sulla democrazia, sullo Stato di diritto e sui diritti fondamentali

Silvia Sticca - 19/11/2020

Necessità, proporzionalità e limiti temporali: in una risoluzione i deputati della commissione LIBE (libertà civili, giustizia e affari interni) all’Europarlamento chiedono che le misure restrittive con impatto su democrazia e stato di diritto rispettino questi principi.

Preoccupazioni per la libertà dei media in alcuni Paesi Ue, e rischi di “abusi di potere” con le misure di emergenza nazionali adottate dagli Stati membri per combattere la pandemia da Coronavirus.

La risoluzione non legislativa è stata approvata il 13 novembre con 496 voti favorevoli, 138 contrari e 49 astensioni. Durante il dibattito con il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, quasi tutti i deputati intervenuti avevano espresso preoccupazione per i diritti dei cittadini e dei gruppi vulnerabili in diversi Paesi Ue in cui sono state adottate delle misure di emergenza.

Nel testo, il Parlamento sottolinea che le misure di emergenza rappresentano un “rischio di abuso di potere” e che sono soggette “a tre condizioni generali, ovvero la necessità, la proporzionalità in senso stretto e la temporaneità” quando hanno effetti sullo Stato di diritto, sulla democrazia e sul rispetto dei diritti fondamentali. I Governi nazionali sono invitati “a non abusare dei poteri di emergenza per approvare norme non legate agli obiettivi dell’emergenza sanitaria di Covid”. I deputati fra le varie misure indicate chiedono ai Paesi Ue di: porre fine allo “stato di emergenza” o definire chiaramente la delega dei poteri ai loro esecutivi; garantire un efficace controllo parlamentare e giudiziario; astenersi dall’utilizzare il divieto di manifestazione per adottare misure controverse; astenersi dall’adottare misure che incidono profondamente sui diritti fondamentali. Concetti già espressi a più riprese dalla Commissione Europea nelle fasi più acute di diffusione del virus, durante la scorsa primavera, nel tentativo di costringere gli Stati ad un approccio coordinato per la gestione della crisi, come per i controlli alle frontiere dello spazio Schengen.

Il funzionamento delle democrazie e il sistema di pesi e contrappesi cui sono soggette sono perturbati nel momento in cui un’emergenza sanitaria modifica la ripartizione dei poteri, ad esempio consentendo all’esecutivo di acquisire nuovi poteri volti a limitare i diritti individuali e di esercitare competenze solitamente riservate al legislatore e alle autorità locali, limitando nel contempo il ruolo dei parlamenti, della magistratura, della società civile e dei media, nonché le attività e la partecipazione dei cittadini; inoltre nella maggior parte degli Stati membri non vigono restrizioni specifiche alla magistratura, ma le misure di confinamento hanno reso praticamente impossibile il normale funzionamento dei Tribunali.

Si rileva che la Commissione di Venezia sostiene lo stato di emergenza costituzionale de jure piuttosto che lo stato di emergenza de facto basato sulla legislazione ordinaria, in quanto “un sistema di poteri costituzionali di emergenza de jure può fornire migliori garanzie per i diritti fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto e meglio servire il principio della certezza del diritto che ne deriva” [1];

Ne consegue che la fiducia nelle azioni dei Governi e degli Stati è fondamentale per il sostegno e l’efficace attuazione delle misure di emergenza adottate e, affinché ciò sia possibile in una democrazia, sono essenziali decisioni trasparenti, scientificamente fondate e democratiche, nonché il dialogo e la partecipazione dell’opposizione, della società civile e delle parti interessate.

Si è rilevato poi che “quasi tutti gli Stati membri dell’UE hanno introdotto misure di emergenza temporanee (ossia limitate nel tempo) per far fronte alla crisi COVID-19 […] principalmente attraverso la legislazione ordinaria”[2]; che ” lo stato di emergenza è stato prorogato almeno una volta in quasi tutti gli Stati membri in cui era stato dichiarato; che la Commissione di Venezia ha sottolineato che la revisione della dichiarazione e della proroga dello stato di emergenza, così come l’attivazione e l’applicazione dei poteri di emergenza, è fondamentale e che dovrebbe essere possibile esercitare un controllo parlamentare e giudiziario; che la pandemia di coronavirus è stata accompagnata da un’ondata di informazioni false e fuorvianti, frodi dei consumatori, criminalità informatica e teorie del complotto, nonché da campagne di disinformazione mirate condotte da attori esteri o addirittura da autorità pubbliche degli Stati membri, che creano numerose potenziali minacce per i cittadini dell’UE, la loro salute e la loro fiducia nelle istituzioni pubbliche.

Particolarmente attenzionata la criminalità organizzata e le forme gravi di criminalità che traggono beneficio dall’evoluzione delle circostanze causate dalla pandemia, dato confermato da Europol nel monitoraggio dell’impatto della pandemia di COVID-19 sulla criminalità organizzata, le forme gravi di criminalità e il terrorismo nell’UE sin dall’inizio della pandemia.

Inoltre la risoluzione ricorda che la parità di accesso all’assistenza sanitaria, un diritto sancito dall’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali, è potenzialmente a rischio a causa delle misure adottate per arrestare la diffusione della pandemia da COVID-19, in particolare per i gruppi di persone in situazioni vulnerabili, quali gli anziani o le persone affette da malattie croniche, le persone con disabilità, le persone LGBTI+, i minori, i genitori, le donne incinte, i senza fissa dimora, tutti i migranti, compresi i migranti privi di documenti, i richiedenti asilo, i rifugiati e le minoranze etniche e di altro tipo.

Anche in uno stato di emergenza pubblica, si ribadisce che i principi fondamentali dello Stato di diritto, della democrazia e del rispetto dei diritti fondamentali devono prevalere e tutte le misure di emergenza, le deroghe e le limitazioni sono soggette a tre condizioni generali, ovvero la necessità, la proporzionalità in senso stretto e la temporaneità, condizioni che sono state regolarmente applicate e interpretate nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) e di vari tribunali costituzionali (e di altro tipo) degli Stati membri.

Si richiedono, pertanto, ulteriori significativi investimenti nelle capacità di comunicazione strategica dell’UE, in linea con il piano d’azione contro la disinformazione, per rafforzare la cooperazione e il coordinamento con gli Stati membri e per il pieno utilizzo dei meccanismi esistenti al fine di agevolare una cooperazione concreta con gli Stati membri e i partner internazionali in materia di comunicazione strategica.

La  Commissione  continuerà a monitorare le misure adottate, ad intensificare le sue attività di coordinamento degli Stati membri, a guidare proattivamente le autorità nella loro gestione della pandemia in linea con lo Stato di diritto democratico e i diritti fondamentali, ad intraprendere azioni legali, a ricorrere ad altri strumenti disponibili ogniqualvolta necessario e a prendere in considerazione le opzioni disponibili per salvaguardare il rispetto dei valori fondamentali dell’Unione, nonché ad assumere l’iniziativa di garantire che le misure restrittive siano revocate il prima possibile invitando l’Agenzia per i diritti fondamentali a continuare a riferire in merito all’impatto delle misure COVID-19 sui diritti fondamentali.

 

[1]. Commissione di Venezia, relazione interlocutoria sul tema “Measures taken in the EU Member States as a result of the COVID-19 crisis and their impact on democracy, the rule of law and fundamental rights” (Misure adottate negli Stati membri dell’UE a seguito della crisi COVID-19 e il loro impatto sulla democrazia, sullo Stato di diritto e sui diritti fondamentali, 8 ottobre 2020) (CDL-AD(2020)018), paragrafo 57

[2]. Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. Parere della Commissione di Venezia, relazione interlocutoria sul tema “Measures taken in the EU Member States as a result of the COVID-19 crisis and their impact on democracy, the rule of law and fundamental rights” (misure adottate negli Stati membri dell’UE a seguito della crisi COVID-19 e il loro impatto sulla democrazia, sullo Stato di diritto e sui diritti fondamentali), parere n. 995/2020 (CDL-AD(2020)018), paragrafo 46.