ISSN 2784-9635

Sull’emergenza sanitaria allerta UIF anche per le pubbliche amministrazioni

Giuseppe Alfieri e Annalisa De Vivo - 17/04/2020

Nella giornata di ieri l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha diffuso un Comunicato contenente indicazioni operative per la prevenzione del rischio relativo agli eventuali fenomeni di criminalità finanziaria conseguenti all’emergenza Covid-19.

Le indicazioni sono rivolte a tutti i destinatari della normativa antiriciclaggio di cui al D.Lgs. 231/2007, ai quali si richiede un impegno particolare nell’intercettare e segnalare tempestivamente alla UIF tutte le situazioni sospette in modo da consentire a quest’ultima di attivare immediatamente gli opportuni meccanismi di approfondimento.

Al fine di agevolare l’intercettazione di tali situazioni sospette, l’UIF individua alcuni comportamenti che potrebbero denotare l’esistenza di un rischio di infiltrazione criminale connesso alla attuale emergenza epidemiologica e che, di conseguenza, costituiscono veri e propri “indicatori di anomalia”. Su tali indicatori l’UIF chiede di porre la dovuta attenzione, specificando al contempo che l’elencazione contenuta nella Comunicazione non è esaustiva e che ai fini di una eventuale SOS rilevano in ogni caso tutte le operatività che dovessero risultare anomale in relazione alla pandemia in atto.

Tre sono i profili individuati nel documento: il primo riguarda la gestione dell’emergenza sanitaria, il secondo le situazioni di difficoltà finanziaria e il terzo le attività a distanza (on line). Per ciascuno di tali profili sono indicati gli illeciti che potrebbero verificarsi (riciclaggio, corruzione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, malversazione, reati informatici, ecc.) ed esemplificate le situazioni nelle quali gli stessi potrebbero essere commessi. Quindi, viene raccomandato agli intermediari e ai professionisti di valutare con la dovuta attenzione le informazioni fornite dalla clientela, in particolare quelle relative alla provenienza dei fondi e alla destinazione delle risorse, e di calibrare l’adeguata verifica in relazione al rischio riscontrato, rafforzandola laddove necessario (ad esempio, nel caso in cui l’operatività comporti il coinvolgimento di persone politicamente esposte).

Il comunicato è rivolto anche alle Pubbliche amministrazioni che il D.Lgs. n. 90/2017 ha trasformato da soggetti obbligati a parti attive nella segnalazione di condotte anomale circoscritte a: «a) procedimenti finalizzati all’adozione di provvedimenti di autorizzazione o concessione; b) procedure di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi secondo le disposizioni di cui al codice dei contratti pubblici; c) procedimenti di concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzioni di vantaggi economici di qualunque genere a persone fisiche ed enti pubblici e privati».

L’art. 10 del D.Lgs. n. 231/2007 richiede infatti che gli uffici della pubblica amministrazione, per l’adempimento di tale obbligo di segnalazione (sui generis) nell’esercizio della propria attività istituzionale, adottino procedure interne per valutare l’esposizione ai rischi secondo le linee guida elaborate dal CSF. La norma in commento, coerentemente con quanto precede, impone l’adozione  di  programmi  di  formazione  del  personale  e  misure  idonee  ad  assicurare  il riconoscimento delle fattispecie da segnalare all’UIF per quanto di competenza dell’Autorità.

I procedimenti amministrativi si prestano infatti ad ‘intercettare’ operazioni che presentino elementi sospetti cui siano associabili fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del  terrorismo, o comunque di utilizzo di fondi provenienti da attività criminosa. La mole consistente di dati acquisiti dalla PA rappresenta quindi un patrimonio informativo vitale per individuare, alla luce degli indicatori di indicatori di anomalia, le condotte sospette.

L’UIF ha emanato esattamente due anni fa un provvedimento volto a dare attuazione alle prescrizioni contenute nell’art. 10 del D.Lgs. n. 231/2007, disciplinando appunto il processo di segnalazione.

In estrema sintesi, mutuando concetti già acquisiti con la formulazione dell’art. 35 del Decreto in parola:

  • la comunicazione all’UIF dei dati e delle informazioni concernenti le operazioni sospette prescinde dalla rilevanza e dall’ammontare delle somme movimentate o movimentabili;
  • il processo valutativo alla base della segnalazione deve essere organico e coerente e deve fondarsi sugli elementi oggettivi e soggettivi acquisiti nell’ambito dell’attività istituzionale svolta dall’amministrazione segnalante, ricorrendo al supporto degli indicatori di anomalia allegati al provvedimento (nel dettagli infra);
  • sono oggetto di segnalazione anche le operazioni che siano state rifiutate o solo tentate/interrotte/eseguite parzialmente presso altri soggetti obbligati alla segnalazione;
  • i dati sull’identità del sospetto riciclatore si desumono anzitutto dal riscontro del nominativo e dei relativi dati anagrafici nelle liste pubbliche consultabili sul sito internet della UIF;
  • le PA devono evitare di segnalare mere omonimie ricorrendo al confronto tra il dato presente sulle liste e tutti gli altri elementi, a disposizione, che consentano di escludere appunto l’omonimia. Tra i dati identificativi sono comprese le cariche, le qualifiche e ogni altro dato riferito nelle liste che risulti incompatibile con il profilo economico-finanziario e con le caratteristiche oggettive e soggettive del nominativo;
  • l’invio della comunicazione non assolve l’obbligo di denuncia di fatti penalmente rilevanti;
  • il processo di comunicazione deve comunque garantire la protezione dei dati personali dei segnalanti e del contenuto della medesima.

Quanto agli indicatori di anomalia, l’art. 2 del Provvedimento UIF del 2018 chiarisce che essi costituiscono un supporto al processo valutativo soggettivo riducendo i ‘margini di incertezza’ con l’obiettivo di produrre segnalazioni sempre più omogenee.

Il Provvedimento, ferma la rilevanza dell’attività istituzionale delle PA interessate, elabora indicatori generici e specifici per settori particolari, ulteriormente ripartiti in soggettivi ed oggettivi. Un’ultima annotazione: non essendo mutuabile il concetto di ‘cliente’ dal D.Lgs. 231/2007, gli indicatori si concentrano sul ‘soggetto cui è riferita l’operazione’ e cioè “il soggetto (persona fisica o entità giuridica) che entra in relazione con le Pubbliche amministrazioni e riguardo al quale emergono elementi di sospetto di riciclaggio, di finanziamento del terrorismo o di provenienza da attività criminosa delle risorse economiche e finanziarie”.

La struttura della segnalazione, ripartita in elementi a forma libera ed elementi strutturati, presuppone la capacità, interna all’ufficio interessato, di poter sviluppare un processo valutativo che, non ce ne vorrà Aristotele, dalla verità delle premesse condurrà alla verità delle conclusioni.

Per arrivare a tale risultato, che si traduce nella successiva possibilità per le Autorità preposte di attivarsi per la fase di repressione, il “gestore della comunicazione” – l’alter ego pubblico del Responsabile SOS – deve poter contare sulla cooperazione di una vera e propria funzione antiriciclaggio interna all’organizzazione dell’ufficio.

Un presidio simile implica una organizzazione strutturara delle unità operative debitamente formate in materia e che rispondano tutte ad un unico referente (il gestore appunto), sulla base – in ogni caso – di procedure aziendali interne che permettano proprio al ‘gestore’ di inoltrare all’UIF il set di informazioni richieste.

Il quadro sin qui delineato, rapportato al numero relativamente basso di segnalazioni rispetto alla ampia pletora di enti riconducibili nell’alveo applicativo dell’art. 10 del D.Lgs. n. 231/2007, stimola una riflessione sull’efficacia e sulla tempestività della risposta del settore pubblico alla sollecitazione diramata dall’UIF quale necessario stimolo ad innalzare la soglia di attenzione nell’attuale fase di emergenza