Tassare le valute virtuali: una panoramica dei trattamenti fiscali e delle questioni di politica fiscale emergenti

Francesca Romana Tubili - 26/10/2020

Le criptovalute sono in rapido sviluppo e i responsabili delle politiche fiscali sono ancora in una fase iniziale per valutare le loro implicazioni.

Taxing Virtual Currencies, è un rapporto preparato da cinquanta giurisdizioni per la presentazione alla riunione di Ottobre 2020 dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G20. Il rapporto analizza le implicazioni in materia di politica fiscale di una serie di questioni emergenti legate alla tassazione delle valute virtuali, compresa l’ascesa delle stablecoin e delle valute digitali della Banca Centrale.

Le criptovalute sono in rapida evoluzione, e ciò pone una serie di sfide per la politica fiscale. Queste sfide derivano da una serie di fattori dovuti alla natura di queste attività, tra cui: mancanza di controllo centralizzato, (pseudo) anonimato, difficoltà di valutazione e caratteristiche ibride. Altre sfide derivano dalla rapida evoluzione della tecnologia alla base, compresi i recenti sviluppi nell’ascesa delle stablecoin e delle valute digitali della Banca Centrale (cc.dd. central bank backed digital currencies – CBDC).

Dall’analisi svolta all’interno del rapporto, risulta chiaro che la tassazione delle valute virtuali richiede ai decisori politici di bilanciare una serie di obiettivi e prospettive concorrenti.

Il rapporto non fornisce raccomandazioni, ma una serie di approfondimenti generali che i decisori politici dovrebbero prendere in considerazione, per tassare le valute virtuali.

I decisori politici hanno come obiettivo quello di creare un quadro legislativo chiaro e fornire indicazioni su come le valute virtuali si adattano al quadro fiscale esistente, per promuovere la chiarezza nei confronti dei contribuenti. Una volta definito il trattamento delle valute virtuali, la coerenza con il trattamento fiscale di altre attività dello stesso tipo potrebbe aumentare la neutralità del sistema fiscale, a meno che non vi sia motivo di discostarsi da esso a causa delle caratteristiche specifiche delle stesse valute virtuali. In particolare, il trattamento IVA sarebbe idealmente coerente con il trattamento degli strumenti di pagamento tradizionale e di altre attività finanziarie in tale giurisdizione. Sebbene gli scambi siano spesso esenti o al di fuori dell’ambito di applicazione dell’IVA nella maggior parte dei Paesi, vi è meno coerenza e chiarezza sul trattamento delle attività minerarie o di altri tipi di servizi, che potrebbero essere rivisti rispetto al più ampio quadro dell’IVA per gli strumenti di pagamento.

I decisori politici potrebbero voler considerare come il trattamento fiscale delle valute virtuali potrebbe allinearsi o minare altri obiettivi politici. Ad esempio, dato il calo dell’uso del contante, alcuni governi stanno valutando il modo migliore per supportare i pagamenti senza contanti o tramite pagamenti elettronici, anche attraverso lo sviluppo di CBDC. Questo processo potrebbe accelerare man mano che i paesi affrontano la crisi del Covid-19.

Il rapporto ha anche esaminato una serie di sviluppi emergenti nel campo delle valute virtuali che non sono stati ancora ampiamente presi in considerazione dai responsabili delle politiche fiscali. Andando avanti, i decisori politici potrebbero voler prestare particolare attenzione al trattamento fiscale di queste aree, soprattutto laddove potrebbe essere necessario un orientamento separato o aggiornato. Queste aree emergenti includono: il trattamento fiscale di nuove risorse quando si verifica un hard fork, affrontato solamente da alcuni paesi; le stablecoin e le valute digitali della Banca Centrale (CBDC), le quali rappresentano nuove forme di valute virtuali. Questi nuovi tipi di asset hanno caratteristiche uniche che i responsabili delle politiche fiscali dovrebbero  considerare ulteriormente e in modo più specifico (ad esempio il fatto che sono garantite in molti casi da altre attività o valute legali e, nel caso delle CBDC, dalle banche centrali) e valutare se le regole esistenti sono appropriate. Il modo in cui vengono trattati ai fini fiscali potrebbe dipendere dalle loro caratteristiche: ad esempio potrebbe essere possibile considerare se trattarli come valuta fiat (nel caso delle CBDC) o come titoli (nel caso delle stablecoin).

In ultima analisi, stanno emergendo nuovi tipi di Token. Questi ultimi si evolvono rapidamente e quasi nessun paese ha pubblicato linee guida sul trattamento fiscale delle caratteristiche emergenti nel mercato, come ad esempio i token generati dai protocolli di proof of stake o l’uso di valute virtuali come asset fruttifero, che possono avvicinarsi ai security token. Anche se simili alle valute virtuali nella sostanza, tali attività condividono caratteristiche con attività finanziarie che generano un ritorno.

E’ stato necessario, quindi, considerare e affrontare questo tipo di attività nel documento in esame, al fine di fornire certezza ai contribuenti e prevenire opportunità di pianificazione fiscale aggressiva.

Approfondimenti: https://www.oecd.org/tax/tax-policy/taxing-virtual-currencies-an-overview-of-tax-treatments-and-emerging-tax-policy-issues.pdf