ISSN 2784-9635

Terrorismo: One man’s terrorist is another man’s freedom fighter. Vittime di terrorismo e criminalità organizzata

Nicole Maci - 23/02/2021

Differenze e analogie tra terrorismo e crimine organizzato

I reati di terrorismo e criminalità organizzata vengono, di frequente, considerati dei fenomeni differenziati con caratteristiche proprie. La principale differenza va ricercata nell’esercizio della violenza, infatti, si può notare come, in un attacco terroristico, le vittime servono per intimidire altre persone, il terrore e la risonanza mediatica sono gli obiettivi delle stragi. Al contrario, la criminalità organizzata privilegia l’anonimato ed un’azione più frequente.

«Su un punto […] mi permetto di dissentire, e cioè circa la differenza tra mafia e terrorismo nel senso che il terrorismo avrebbe una sua ideologia, sia pure distorta, e sue finalità politiche, mentre la mafia sarebbe priva di ideologia e protesa soltanto a fini di lucro. Nella mia attività giudiziaria ho riscontrato il contrario. La mafia ha delle sue ideologie ben radicate, perfettamente in coerenza e armonia con quelle di larghi strati delle popolazioni meridionali. Ciò significa che la mafia è inserita e ben insediata nel tessuto sociale, e ciò spiega perché, a differenza di altri fenomeni criminali, ha potuto sopravvivere così a lungo» 1.

Il terrorismo è un fenomeno articolato che si discosta dagli altri tipi di crimine, il quale, per essere compreso, deve essere considerato in relazione al contesto storico-sociale nel quale si realizza.
Gli elementi principali per conoscere il fenomeno sono l’analisi degli obiettivi di tale strategia criminale, l’analisi della personalità dei terroristi e la storia delle vittime. Morti e distruzioni non rappresentano l’obiettivo principale degli atti terroristici, al contrario, particolare rilievo viene dato alla risonanza mediatica, alle ricadute indirette, alla sensazione di terrore e al senso di impotenza delle persone e/o sopravvissuti 2 .
Al contempo, terrorismo e criminalità organizzata agiscono nella stessa maniera, questi fenomeni vengono combattuti nelle piazze, nelle strade, nelle stazioni ferroviarie, sui treni o sugli aerei. La commissione di detti reati viene realizzata da gruppi costituiti su base etnica e/o gerarchica, ma allo stesso tempo anche da gruppi con strutture più sciolte e flessibili.
Queste storie, le nostre generazioni, hanno iniziato ad apprenderle dai libri, dai reportage televisivi, dai racconti dei sopravvissuti, dalle voci e dai silenzi dei familiari delle vittime del terrorismo italiano, per questa ragione particolare attenzione la vogliamo dare alle vittime, visto che di frequente, quando si assiste a un procedimento penale, l’attenzione delle parti ricade però, quasi esclusivamente sull’imputato.
Chi sono le vittime delle stragi?
La società idealizza la vittima come soggetto che vive una condizione di sofferenza perché ha patito un torto, un reato, un abuso di potere o è vittima di calamità naturali.
Nel nostro Paese sono considerate vittime di terrorismo i cittadini italiani, gli stranieri e gli apolidi, deceduti o feriti in atti terroristici verificatisi nel territorio italiano e cittadini italiani deceduti o feriti coinvolti in atti terroristici al di fuori dei confini nazionali 3.
Le vittime delle stragi terroristiche si differenziano da quelle di altri crimini, principalmente per il loro ruolo altamente simbolico, ma anche perché non rientrano in nessuna categoria specifica, quale l’età, il sesso o la professione, ma sono trasversali alla popolazione, rappresentando il cittadino.
Inoltre, le vittime di terrorismo, sono soggetti colpiti in modo indiscriminato, che non intervengono nella dinamica del delitto e per questa ragione vengono definite “vittime fungibili”.
Si discostano, in parte, le vittime della criminalità organizzata, poiché in questi delitti, le persone vengono scelte in base a determinate caratteristiche e non secondo una logica casuale. I principali fattori di predisposizione vittimogena che espongono ad un maggior rischio di vittimizzazione delle persone rispetto ad altre, sono i requisiti bio-fisiologici, la professione e la variabile spaziale. Si può notare come, i soggetti di sesso maschile sono i prescelti, poiché, soprattutto anni fa, erano quelli che provvedevano economicamente al sostegno familiare. Per quanto riguarda la professione, il racket delle estorsioni espone gli imprenditori al rischio di vittimizzazione e per questa ragione questa è la categoria preferita dai clan mafiosi. Ad oggi, non si può più dire che la mafia è caratteristica di un solo Paese o di un’area territoriale circoscritta, ma è una minaccia globale, Louise Shelley 4 , nel 2011 ha dichiarato “la criminalità organizzata ha globalizzato le proprie attività per le stesse ragioni delle grandi multinazionali”.
Le normative nazionali che tutelano le vittime di terrorismo e di criminalità organizzata In molti casi, nel nostro Paese il riconoscimento formale e/o sostanziale come vittime di terrorismo o di criminalità non è così immediato. In Italia, per ovviare a questo problema, nel corso degli anni sono nate diverse associazioni di familiari di vittime delle stragi, quest’ultime offrono aiuto e supporto a molte persone, anche a distanza di tempo. Ma lo Stato che garanzie da a queste vittime?

La prima normativa a tutela delle vittime di strage è la legge n. 466/1980, la quale prevede speciali elargizioni a favore di dipendenti pubblici e cittadini vittime del dovere o azioni terroristiche, normativa che è stata emanata in seguito all’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Successivamente, sono stati concessi i medesimi benefici economici anche nei confronti delle vittime della criminalità organizzata nel 1990 con la legge n. 302. Ulteriori benefici, sono stati riconosciuti con l’avvento della legge n. 206/2004, recante “Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tali matrici”, estesi ai superstiti e familiari di vittime di criminalità organizzata nel 2007.
Giurisdizione e competenza La Corte di Cassazione si è più volte espressa sull’argomento 5 della giurisdizione di vittime di terrorismo e di criminalità organizzata, stabilendo che nelle cause, il riconoscimento dei benefici non è di pertinenza del TAR, ma bensì al giudice ordinario.
I soggetti beneficiari sono portatori di un diritto soggettivo, rispetto al quale la Pubblica Amministrazione non possiede alcun potere discrezionale, ma deve solo accertare la sua natura costitutiva 6.
Anche se indirettamente, come viene attestato nella Risoluzione n. 40/34 del 1985 dell’Assemblea generale dell’ONU, vengono giudicate vittime di terrorismo e criminalità organizzata anche i feriti, i sopravvissuti e i familiari delle vittime stesse. Nell’esecuzione di queste tipologie di delitti, così distanti, ma allo stesso tempo simili tutti i cittadini si considerano delle vittime.

 

1 Giovanni Falcone, 1998, Convegno “I problemi della criminalità organizzata”.

2 S. Vezzadini, Terrorismo e Vittimizzazione: Strategie di sostegno, in R. Bisi (a cura di), Vittimologia, F.Angeli, Milano 2004.

3 https://www.interno.gov.it/it/temi/sicurezza/antiterrorismo/vittime-terrorismo.

4 Direttrice del the Terrorism, Transnational Crime and Corruption Center (TraCCC).

5 Ordinanza n. 11377 del 22.07.2003, confermata nel 2007 (sentenza n. 26626 del 18.12.2007).

6 https://www.studiocataldi.it/articoli/22320-vittime-del-terrorismo-e-della-criminalita-organizzata-competenza-e-giurisdizione.asp#:~:text=Francesco%20Pandolfi%20%2D%20Nelle%20cause%20in,e%20non%20al%20giudice%20a
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