ISSN 2784-9635

UNODC Pubblicato il 2020 Global Report on Trafficking in Persons

Silvia Sticca - 08/02/2021

L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC – United Nations Office on Drugs and Crime), incaricato dall’Assemblea Generale attraverso il Piano Globale 2010 d’Azione per la lotta alla tratta di esseri umani, ha pubblicato il quinto rapporto globale sulla tratta di persone – Global Report on Trafficking in Persons. L’evento è stato curato dalla Commissione per la prevenzione del crimine e la giustizia penale (CCPCJ – Commission on Crime Prevention and Criminal Justice).
Il Rapporto copre i dati del più grande database mondiale sulle vittime di tratta, compilando dati da fonti ufficiali in 148 paesi. Analizza inoltre 489 casi giudiziari di 71 paesi diversi, fornendo informazioni qualitative sugli autori e sulle caratteristiche di questo crimine.
Il rapporto arriva in un momento in cui la sofferenza globale ha notevolmente aumentato le vulnerabilità alla tratta. Si prevede che la povertà estrema aumenterà per la prima volta da decenni, con la continua crisi dovuta al COVID-19, gettando una lunga ombra sulle nostre società ed economie.
Le vittime femminili continuano ad essere gli obiettivi principali della tratta di esseri umani. Per ogni 10 vittime individuate a livello globale nel 2018, circa cinque sono donne adulte e due ragazze giovani. Circa il 20% delle vittime della tratta di esseri umani sono uomini adulti e il 15% ragazzi. Negli ultimi 15 anni il numero di vittime individuate è aumentato, mentre il loro profilo è cambiato.
La quota di donne adulte tra le vittime individuate è scesa da oltre il 70% a meno del 50% nel 2018, mentre la quota di bambini rilevati è aumentata, da circa il 10% a oltre il 30%. Nello stesso periodo, la quota di uomini adulti è quasi raddoppiata, passando da circa il 10% al 20% nel 2018.
Complessivamente, il 50% delle vittime individuate è stato trafficato a fini di sfruttamento sessuale, il 38% è stato sfruttato per il lavoro forzato, il 6% è stato sottoposto ad attività criminale forzata, mentre l’1% è stato costretto a chiedere l’elemosina e un numero minore a matrimoni forzati, espulsione di organi e altri scopi.
I profili delle vittime differiscono a seconda della forma di sfruttamento. Nel 2018, la maggior parte delle donne e delle ragazze rilevate sono state trafficate a scopo di sfruttamento sessuale, mentre uomini e ragazzi sono stati principalmente trafficati per lavoro forzato.
Le vittime sono sfruttate in un’ampia gamma di settori economici, in particolare in quelli in cui il lavoro viene svolto in circostanze isolate, tra cui agricoltura, edilizia, pesca, estrazione mineraria e lavoro domestico.
Nel 2018 sono state rilevate e denunciate circa 50.000 vittime della tratta di esseri umani da 148 paesi. Tuttavia, data la natura nascosta di questo crimine, il numero effettivo di vittime trafficate è molto più alto. Il Rapporto mostra che i trafficanti prendono di mira in particolare i più vulnerabili, come i migranti e le persone senza lavoro. È probabile che la recessione indotta dal COVID-19 esponga più persone al rischio di tratta.
A livello globale, la maggior parte delle persone perseguite e condannate per tratta di esseri umani continua a essere di sesso maschile, rispettivamente circa il 64 e il 62 per cento. Gli autori di reato possono essere membri di gruppi della criminalità organizzata, che trasferiscono la grande maggioranza delle vittime, ad individui che operano da soli o in piccoli gruppi su base opportunistica.
I trafficanti vedono le loro vittime come merci senza alcun riguardo per la dignità umana e i loro diritti. Vendono altri esseri umani ad un prezzo che può variare da decine di dollari USA a decine di migliaia, con grandi organizzazioni criminali che realizzano i redditi più elevati.

I trafficanti hanno integrato la tecnologia nel loro modello di business in ogni fase del processo, dal reclutamento allo sfruttamento delle vittime. Molti bambini vengono avvicinati dai trafficanti sui social media e sono un facile bersaglio nella loro ricerca di accettazione, attenzione o amicizia.
L’UNODC ha identificato due tipi di strategie: “caccia” “hunting”, che coinvolge un trafficante che insegue attivamente una vittima, tipicamente sui social media; “pesca” “fishing”, quando gli autori pubblicano annunci di lavoro e aspettano che le potenziali vittime rispondano. Internet permette ai trafficanti di trasmettere in live streaming lo sfruttamento delle loro vittime, il che consente l’abuso simultaneo di una vittima da parte di molti consumatori in tutto il mondo.
Sulla base dei dati raccolti da 148 paesi, l’UNODC è stato in grado di registrare 534 diversi flussi di traffico in tutto il mondo, sebbene le vittime siano tipicamente trafficate all’interno di aree geograficamente vicine. Un tipico esempio riguarda ragazze reclutate in un’area suburbana e sfruttate in hotel o bar vicini. A livello globale, la maggior parte delle vittime viene soccorsa nel proprio paese di origine.
Il Presidente del CCPCJ, ha sottolineato il ruolo fondamentale dei partenariati globali e della collaborazione continua tra gli Stati membri e altre parti interessate per affrontare efficacemente le cause della tratta di persone. Ha inoltre sottolineato l’importanza di attuare efficacemente il protocollo sulla tratta di persone che integra la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, nonché la necessità di continuare la raccolta e la condivisione di dati basati su prove, modelli, moduli e flussi di tratta che consentono di trasformare i dati in politiche a vantaggio dei paesi. Con l’isolamento sociale, la chiusura delle scuole e l’aumento della povertà, il COVID-19 ha contribuito ad elevare il rischio di tratta.
I social media e le piattaforme Internet hanno aperto nuovi canali per la tratta tanto che le tecnologie Internet vengono utilizzate dai trafficanti per facilitare il reclutamento e lo sfruttamento.
Il monito è di costruire sulle esperienze acquisite adottando decisioni proattive e innovative per affrontare l’abuso delle piattaforme digitali e rafforzando gli sforzi strategici per combattere questo crimine.
Le soluzioni sistemiche si basano anche su ampi partenariati transfrontalieri tra governi, con il supporto di organizzazioni internazionali e regionali. Anche la società civile e la cooperazione del settore privato sono cruciali: imprese e aziende tecnologiche rappresentano partner essenziali nell’affrontare l’integrità della catena di approvvigionamento per fermare il traffico di esseri umani per lavoro forzato e altre forme di sfruttamento e per contrastare il reclutamento e lo sfruttamento tramite Internet.

Approfondimenti: https://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/glotip.html